Leone XIV nell'Angelus: «Rallegriamoci, dunque, perché Gesù è la nostra speranza»

Leone XIV nell'Angelus: «Rallegriamoci, dunque, perché Gesù è la nostra speranza»

Al mezzogiorno di questa domenica 14 dicembre, terza settimana di Avvento (Gaudete), il Papa Leone XIV si è affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico per pregare l’Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Nella sua breve meditazione introduttiva, il Pontefice ha centrato la sua riflessione sulla figura di san Giovanni Battista imprigionato, la speranza che non si spegne nella prova e la certezza che Cristo si manifesta attraverso le sue opere, specialmente a favore dei poveri, dei malati e degli oppressi.

Lasciamo qui di seguito il messaggio completo di Leone XIV:

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Il Vangelo di oggi ci fa visitare in prigione Giovanni Battista, che si trova imprigionato a causa della sua predicazione (cf. Mt 14,3-5). Tuttavia, egli non perde la speranza, diventando per noi un segno che la profezia, anche se incatenata, rimane una voce libera in cerca della verità e della giustizia.

Dalla prigione, Giovanni Battista sente parlare «delle opere di Cristo» (Mt 11,2), che sono diverse da quelle che egli si aspettava. Allora manda a chiedergli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (v. 3). Coloro che cercano la verità e la giustizia, coloro che attendono la libertà e la pace, interrogano Gesù. È Lui veramente il Messia, cioè il Salvatore promesso da Dio attraverso i profeti?

La risposta di Gesù dirige lo sguardo verso coloro che Egli ha amato e servito. Sono loro: gli ultimi, i poveri, i malati, a parlare per Lui. Cristo annuncia chi è attraverso ciò che fa. E ciò che fa è un segno di salvezza per tutti noi. Infatti, quando si incontra Gesù, la vita priva di luce, di parola e di sapore recupera il suo senso. I ciechi vedono, i muti parlano, i sordi odono. L’immagine di Dio, sfigurata dalla lebbra, recupera la sua integrità e la sua salute. Persino i morti, totalmente insensibili, tornano in vita (cf. v. 5). Questo è il Vangelo di Gesù, la buona novella annunciata ai poveri. Quando Dio viene nel mondo, si vede.

La parola di Gesù ci libera dalla prigione dello scoraggiamento e della sofferenza, ogni profezia trova in Lui il compimento atteso. È Cristo, infatti, che apre gli occhi dell’uomo alla gloria di Dio. Egli dà la parola agli oppressi, a coloro che la violenza e l’odio hanno privato della voce; Egli vince l’ideologia, che ci rende sordi alla verità; Egli guarisce le apparenze che deformano il corpo.

In questo modo, il Verbo di vita ci redime dal male, che porta il cuore alla morte. Per questo, come discepoli del Signore, in questo tempo di Avvento siamo chiamati a unire l’attesa del Salvatore all’attenzione a ciò che Dio fa nel mondo. Solo così potremo sperimentare la gioia della libertà che incontra il suo Salvatore: «Gaudete in Domino semper – Rallegratevi sempre nel Signore» (Flp 4,4). Con questo invito si apre la Santa Messa di oggi, terza domenica di Avvento, chiamata per questo domenica Gaudete. Rallegriamoci, dunque, perché Gesù è la nostra speranza, soprattutto nell’ora della prova, quando la vita sembra perdere senso e tutto appare più oscuro, ci mancano le parole e ci costa ascoltare il prossimo.

La Vergine Maria, modello di attesa, di attenzione e di gioia, ci aiuti a imitare l’opera del suo Figlio, condividendo con i poveri il pane e il Vangelo.

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