Quanto accaduto nella Valle dei Caduti negli ultimi mesi non è un semplice disaccordo amministrativo. È il sintomo visibile di una frattura più profonda: da un lato, un potere politico deciso a riscrivere il significato di Cuelgamuros; dall’altro, una Chiesa divisa tra i dialoghi che mantiene la Santa Sede, il tentativo dei benedettini di frenare il processo e il silenzio “pastorale” di una cupola episcopale che preferisce posizionarsi ai margini.
Il conflitto ha messo in luce tensioni interne, pressioni esterne e una realtà scomoda: la Valle si è trasformata in un campo di battaglia dove si gioca la libertà religiosa, la memoria storica e l’unità della stessa Chiesa.
A maggio si è saputo che nove ricorsi amministrativi erano stati presentati contro il concorso internazionale di idee convocato dal Governo per “risignificare” la Valle dei Caduti. Niente di nuovo in sé: la notizia trapelò allora e il Ministero della Vivienda arrivò a denunciare che quei ricorsi sembravano presentati in modo coordinato per frenare il processo, qualcosa che alla fine non avvenne. Ciò che è veramente significativo è che ora, grazie alle informazioni pubblicate da Vida Nueva, si conferma che uno di quei ricorsi proveniva dalla comunità benedettina. In quel momento nessuno lo confermò ufficialmente e, a quanto pare, né il Vaticano né la Conferenza Episcopale Spagnola ne avevano conoscenza.
A questo scenario si aggiungono gli accordi —ancora non divulgati pubblicamente— raggiunti tra il Governo e la Santa Sede, con conoscenza della CEE e del cardinale Cobo. Tuttavia, le loro dichiarazioni successive generano più confusione che chiarezza: affermano di conoscere gli accordi, ma non troppo; di essere stati informati del progetto, ma senza molti dettagli; di essere parte coinvolta, ma limitandosi poi a un vago “accompagnamento pastorale”.
E qui emerge un elemento decisivo che non può essere omesso: tutto questo processo sembra basarsi su un patto opaco, oscuro, di cui non sappiamo né chi lo ha firmato né in quali termini, e che, inoltre, riguarda una basilica pontificia, la cui competenza ultima spetta al Papa.
Che si gestisca tra ombre e mezze parole approfondisce solo la sensazione di disordine. Una contraddizione dopo l’altra che lascia una domanda di fondo: chi sa cosa, chi negozia cosa e chi decide realmente a nome della Chiesa?
Una Chiesa divisa di fronte all’attacco alla Valle
I fatti confermano la disunione tra la Chiesa spagnola, la Santa Sede e la comunità benedettina.
I monaci, che vivono e custodiscono il complesso da decenni, hanno agito per conto proprio e hanno presentato il ricorso senza avvisare né Roma né il cardinale arcivescovo di Madrid.
La Santa Sede, sorpresa dal ricorso dei monaci, ha insistito nel mantenere la via del dialogo. Il cardinale Parolin ha ribadito che Roma non avalla la strategia contenziosa dei benedettini e cerca di sostenere un equilibrio fragile: difendere l’essenziale senza provocare uno scontro istituzionale irreversibile. Da parte sua, il cardinale Cobo lo seppe anche a posteriori, nonostante fosse stato l’interlocutore ufficiale nel processo.
Questa mancanza di coordinazione riflette un problema di fondo: la Valle dei Caduti è stata consegnata nella pratica da alcuni, mentre altri cercano di difenderla senza sostegno né unità interna.
La Santa Sede punta sul dialogo; la Chiesa spagnola assume un ruolo meramente pastorale; e i monaci, isolati e indicati, cercano di resistere alla pressione politica.
In quel vuoto, il Governo avanza.
Un Governo che non nasconde la sua intenzione
All’apprendere la mossa dei monaci, la reazione di Moncloa fu immediata. Il viaggio urgente del ministro Félix Bolaños a Roma evidenziò che il Governo vuole controllare il futuro della Valle senza opposizione, a qualunque costo. Secondo fonti citate da Vida Nueva, Bolaños non esitò a trasmettere al cardinale Parolin il suo desiderio di espellere i benedettini dall’enclave se questi non cedevano.
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Non è nuovo: da anni, Cuelgamuros è visto come un simbolo che il potere politico desidera “riconfigurare”, e la presenza benedettina è percepita come un ostacolo scomodo.
L’Esecutivo agisce con una convinzione che non trova resistenza equivalente né nella Chiesa spagnola né a Roma. E quella asimmetria —un Governo deciso di fronte a una Chiesa divisa— spiega perché il processo avanza senza freni, anche a costo del patrimonio religioso e della memoria di centinaia di famiglie i cui familiari sono sepolti lì.
Il cardinale Cobo si lava le mani
Nella recente presentazione della Memoria della Provincia Ecclesiastica di Madrid, Cobo ha affermato che la sua funzione è “pastorale”, che il Governo è l’“attore principale” e che lui non ha altra competenza se non quella di accompagnare spiritualmente.
«Il nostro ruolo è pastorale, non abbiamo giurisdizione sulla basilica, i monaci hanno la loro regola e la Santa Sede le sue norme. Noi abbiamo cercato che ci sia dialogo e che si mantenga una presenza religiosa»
Rende anche chiaro che non ha partecipato né al concorso né alla votazione del progetto vincitore, nonostante un consigliere liturgico della sua diocesi abbia partecipato per vegliare sulla “sacralità”.
“L’attore principale è il Governo, non la Chiesa di Madrid. Noi abbiamo aderito a quell’iniziativa per entrare in dialogo e far valere i diversi aspetti religiosi che ci sono in quel progetto di risignificazione affinché si ascolti e si consideri l’opinione della Chiesa. E chiediamo di riconoscere la basilica, la presenza dei monaci e la salvaguardia di tutti i simboli religiosi”
Nella pratica, Cobo segna distanza in un processo che riguarda direttamente la vita religiosa della Valle. Non difende il ricorso dei monaci, non mette in discussione i piani del Governo e non denuncia la pressione politica. Si limita semplicemente ad allontanarsi, come chi osserva dalla barriera un processo di cui non vuole farsi carico.
Chi protegge la Valle dei Caduti?
Il Governo agisce con decisione.
La Santa Sede insiste sul dialogo.
La Conferenza Episcopale si dichiara estranea agli accordi.
L’arcivescovo di Madrid si limita a un ruolo pastorale.
I benedettini resistono soli, accusati persino di “doppio gioco”.
Allora, la domanda inevitabile è questa:
se ogni attore si smarca e nessuno assume la difesa, chi protegge realmente la Valle dei Caduti?
