La liturgia tradizionale è il frutto vivo di molti secoli di preghiera, trasmissione e fedeltà. Non è nata in modo improvvisato, ma si è modellata lentamente, come un capolavoro in cui ogni gesto, ogni testo e ogni silenzio hanno un significato profondo. Per questo, chi si avvicina per la prima volta può sentirsi disorientato di fronte a tanta ricchezza.
La Chiesa, consapevole di ciò, ha posto nelle mani dei fedeli uno strumento indispensabile: il messale, un aiuto sicuro per seguire la Messa, comprenderne le strutture e entrare in modo più consapevole nel sacrificio dell’altare. Esistono numerose edizioni antiche, come quelle di Don Lefèvre o Fédère, che rimangono preziose.
Più recentemente, i monaci dell’abbazia benedettina di Le Barroux hanno pubblicato un messale quotidiano completo che si distingue per la sua chiarezza, la solidità delle sue spiegazioni e la bellezza delle sue preghiere, diventando uno strumento particolarmente raccomandabile per chi desidera approfondire la liturgia.
Tre grandi parti del messale
Il messale si organizza tradizionalmente in tre sezioni principali: il Tempo, l’Ordinario e il Santorale. Il Tempo riunisce le celebrazioni dell’anno liturgico e ci introduce nei diversi misteri della vita di Cristo; l’Ordinario contiene le preghiere che si recitano sempre, indipendentemente dal giorno; e il Santorale raccoglie le feste fisse del Signore, della Vergine e dei santi. A queste sezioni si aggiungono, in molte edizioni, annessi molto sviluppati che includono preghiere per diverse circostanze, catechesi, spiegazioni dottrinali e note liturgiche. Tutto ciò rende il messale un vero compendio spirituale che accompagna il fedele molto oltre il tempo della Messa.
L’Ordinario della Messa: la colonna vertebrale
L’Ordinario della Messa costituisce il nucleo permanente del libro. Lì si trova lo sviluppo completo della celebrazione secondo la liturgia tradizionale: dalla Messa dei catecumeni fino all’offertorio, al canone e alla comunione. Il messale presenta di solito il latino nella pagina sinistra e la traduzione corrispondente a destra, il che permette di seguire ogni parte con chiarezza. In determinati momenti appaiono indicazioni —a volte contrassegnate da un riquadro evidenziato— che rimandano al proprio del giorno. Allora il fedele deve rivolgersi al Tempo o al Santorale, a seconda del caso, per trovare il testo specifico della celebrazione. Questo sistema di riferimenti permette che la Messa sia vissuta come un’unità dinamica tra ciò che è permanente e ciò che è proprio di ogni festa.
Il Tempo: rivivere un anno intero di grazia
Il Tempo ci introduce ogni anno nel cammino dei grandi misteri del piano di salvezza. Il suo punto culminante è la Pasqua, che celebra la redenzione operata da Cristo mediante la sua morte e resurrezione. Si tratta di una festa mobile, la cui data varia in funzione del calendario lunare. L’altra grande cima dell’anno è il Natale, la solennità della nascita del Figlio di Dio, che si celebra sempre il 25 dicembre. Intorno a queste due celebrazioni si articola tutto l’anno liturgico. Le domeniche, salvo rare eccezioni, sono segnate dalle feste del Tempo, che ci introducono progressivamente nella vita e nell’opera del Signore.
Avvento e Natale
L’anno liturgico inizia con l’Avvento, un tempo di preparazione alla venuta del Signore, caratterizzato dalla sobrietà e dalla speranza. Arrivato il Natale, la Chiesa celebra il mistero dell’Incarnazione attraverso le sue tre Messe tradizionali —mezzanotte, aurora e giorno—, seguite da un’ottava che prolunga per otto giorni la contemplazione del Verbo fatto carne.
Epifania e tempo dopo Epifania
Il 6 gennaio, l’Epifania celebra la manifestazione di Cristo al mondo simboleggiata dai Magi d’Oriente. Dopo si sviluppa il tempo detto “dopo Epifania”, un periodo più breve o più lungo a seconda dell’anno, che accompagna i primi passi della vita pubblica del Signore e ci invita a crescere spiritualmente sotto la sua luce.
Settugesima e Quaresima
Settanta giorni prima della Pasqua inizia la Settugesima, un tempo penitenziale che ci prepara a vivere più intensamente la Quaresima. Quest’ultima, con i suoi quaranta giorni di penitenza, digiuno, elemosina e preghiera, inizia con il Mercoledì delle Ceneri, segnato dall’imposizione delle ceneri come ricordo della nostra condizione mortale. La Quaresima culmina nella Settimana Santa, cuore dell’anno liturgico, dove la Chiesa rivive l’ingresso di Cristo a Gerusalemme, l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio, la sua Passione, la sua morte e la sua Risurrezione.
Pasqua, Ascensione e Pentecoste
La Pasqua dà passo a un tempo di intensa gioia spirituale che si prolunga per cinquanta giorni. Ai quaranta giorni si celebra l’Ascensione, che segna l’ingresso di Cristo glorificato in cielo, e dieci giorni dopo arriva la Pentecoste, che commemora l’effusione dello Spirito Santo sugli apostoli e l’inizio della missione universale della Chiesa.
Tempo dopo Pentecoste
Dopo la Pentecoste inizia un lungo periodo —più di venti settimane— che accompagna simbolicamente la vita della Chiesa nel suo pellegrinaggio nel mondo verso la consumazione dei tempi. L’ultima domenica dopo Pentecoste si proclama il Vangelo del ritorno glorioso del Signore, prima di ricominciare con la prima domenica di Avvento.
Il Santorale: la Chiesa in compagnia dei santi
Il Santorale riunisce le feste fisse dell’anno, dedicate al Signore, alla Vergine e ai santi. Ogni giorno del calendario è associato a una celebrazione: dalla Trasfigurazione, il 6 agosto, fino a San Giuseppe il 19 marzo o San Michele il 29 settembre. Nei giorni feriali, l’abituale è seguire il Santorale, e in occasioni, quando la festa è di rango superiore, può persino sostituire la domenica corrispondente del Tempo. Così, se l’Assunzione —il 15 agosto— cade di domenica, si celebra la solennità di Maria e non la domenica dopo Pentecoste.
Come usare un messale nella pratica
Per maneggiare un messale con disinvoltura basta utilizzare bene i suoi segnalibri. Uno si colloca nell’Ordinario, che è la base della celebrazione, e l’altro nella Messa del giorno, sia nel Tempo che nel Santorale. Durante la Messa, lo stesso Ordinario indica quando ricorrere al testo del giorno e quando tornare alle preghiere permanenti. Questo “andare e venire” può sembrare complicato all’inizio, ma rapidamente diventa naturale. L’importante è mantenere l’attenzione e procedere con serenità, lasciando che la liturgia dia il ritmo.
È normale che, all’inizio, ci si senta persi. La Messa tradizionale richiede attenzione e una certa disciplina interiore, e inoltre integra diversi “cori”: il sacerdote, la schola e il popolo, ciascuno con un ruolo diverso. Per questo conviene non angosciarsi, ma seguire i segni che la liturgia offre: le illustrazioni del messale che mostrano la posizione del sacerdote, i Dominus vobiscum che segnano le transizioni, il suono delle campane durante il canone. In occasioni, è persino buono chiudere il messale e limitarsi a contemplare, adorare e ascoltare. Il messale è un mezzo, non un fine: la finalità è unirsi a Cristo, che rinnova sacramentalmente il suo sacrificio per la salvezza del mondo.
La vera partecipazione: unirsi a Cristo
L’autentica partecipazione alla Messa consiste nell’offrirsi con Cristo. San Pio da Pietrelcina lo spiegava con parole semplici quando gli chiedevano cosa dovesse fare il fedele durante la Messa: “Compatire e amare”. E come assistere? “Come la Vergine e le Sainte Donne; come San Giovanni ai piedi della Croce”. Per il sacerdote, ogni Messa è una “fusione sacra nella Passione di Cristo”, e il fedele è chiamato a unirsi interiormente a quel medesimo mistero.
Il messale è una porta aperta verso il cuore della liturgia. Con esso, il fedele può comprendere meglio la Messa, viverla con maggiore profondità e unirsi più pienamente a Cristo. Ogni pagina, ogni rubrica e ogni preghiera sono poste per condurci verso Dio e insegnarci a partecipare con l’intelligenza, lo spirito e il cuore.
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