La diocesi di Getafe ha confermato di aver rimosso lo scorso agosto uno dei suoi sacerdoti dopo aver ricevuto una denuncia interna per presunti abusi sessuali commessi due giorni prima contro un giovane di 17 anni. Il caso, rivelato da El País, costituisce il quarto episodio nascosto che viene alla luce in questa diocesi madrilena in soli dieci giorni e riporta l’attenzione sulla gestione ecclesiale delle denunce e sull’azione dei suoi responsabili per decenni.
La denuncia è arrivata alla diocesi il 18 agosto, due giorni dopo i fatti. Secondo un portavoce diocesano, sono state applicate allora “misure cautelari pertinenti”, tra cui il divieto di contatto con i minori. La vittima è un ex allievo del seminario dove lavorava il sacerdote fino alla fine dello scorso corso. La diocesi insiste che i presunti abusi non sono avvenuti all’interno del centro.
Il sacerdote accusato ha declinato di offrire la sua versione, limitandosi ad affermare: “Questo lo sta gestendo un avvocato”. Dalla diocesi sottolineano che il prete “mantiene la sua innocenza” e che fino ad ora “non si era mai avuto conoscenza di alcuna condotta inappropriata”.
Indagine tardiva e assenza di denuncia immediata all’autorità civile
Secondo quanto riferisce El País, la diocesi ha aperto un’indagine preliminare, ma non ha denunciato il caso alla giustizia fino a quando la famiglia non lo ha fatto settimane dopo. Questo solleva domande sul rispetto della Legge di protezione del minore, il cui articolo 15 obbliga a comunicare “in forma immediata” qualsiasi fatto costituente reato contro un minore, un dovere particolarmente esigibile per coloro che hanno affidato loro l’educazione o la cura.
Interrogata in merito, la diocesi ha spiegato di non aver informato prima le autorità perché la famiglia “non voleva” e perché, essendo il minore “debitamente protetto”, si è cercato “il momento più adeguato” per la sua stabilità psicologica. Assicura inoltre di aver collaborato nella successiva presentazione della denuncia penale e che l’Ufficio di Protezione del Minore accompagna il giovane e i suoi familiari.
Dall’episcopato sottolineano che questo caso non ha relazione con il seminario dove lavorava l’accusato, e che il suo trasferimento in una parrocchia è stato deciso a giugno per “un nuovo progetto del centro e del seminario”.
Casi precedenti e responsabilità pendenti
El País chiarisce che questo nuovo episodio si aggiunge ad altri tre casi nascosti fino ad ora: due sacerdoti già deceduti e un terzo (J. A. F.), attualmente nella diocesi di Orihuela-Alicante e ancora in attività. In almeno due di queste denunce appare menzionato come conoscitore dei fatti Rafael Zornoza, oggi vescovo di Cadice e Ceuta.
I casi rivelati negli ultimi giorni mettono in discussione l’azione dei tre vescovi che hanno diretto la diocesi dalla sua creazione nel 1991: Francisco José Pérez, primo vescovo, già deceduto; Joaquín María López de Andújar, vescovo tra il 2004 e il 2018; Ginés García Beltrán, attuale titolare.
Interrogata da El País, la diocesi riconosce che “l’assenza di protocolli e direttive” nel passato ha provocato che alcune denunce non siano state gestite con la dovuta celerità e adeguatezza.
Una diocesi segnata da silenzi e omissioni
L’accumulo di casi e la gestione deficitaria di alcuni di essi evidenziano un pattern di opacità istituzionale e decisioni tardive che hanno lasciato le vittime indifese per anni. Sebbene la diocesi assicuri il suo “impegno contro qualsiasi tipo di abuso” e la sua totale collaborazione con la giustizia, i fatti mostrano che resta ancora una lunga strada da percorrere per restaurare la fiducia e garantire meccanismi efficaci di prevenzione, vigilanza e trasparenza.