La Bielorussia concede l'indulto a due sacerdoti cattolici dopo trattative dirette con il Vaticano

La Bielorussia concede l'indulto a due sacerdoti cattolici dopo trattative dirette con il Vaticano

Il governo di Bielorussia ha annunciato la liberazione di due sacerdoti cattolici condannati per “delitti gravi contro lo Stato” dopo un processo segnato da denunce di persecuzione politica, accuse contestate e crescenti tensioni tra Minsk e la Chiesa locale. L’indulto arriva dopo un’intensificazione dei contatti diplomatici tra le autorità bielorusse e la Santa Sede, secondo quanto riportato dal mezzo statale BelTA.

La liberazione del padre Henrykh Akalatovich e del padre Andzej Yukhnevich è stata presentata dal regime come un gesto di “buona volontà, misericordia e rispetto” verso l’anno giubilare convocato a Roma. Tuttavia, questo caso riflette la delicata situazione che vive la comunità cattolica sotto il governo di Aleksandr Lukashenko, segnalato per limitare in modo sistematico le libertà civili e religiose.

La Chiesa bielorussa ringrazia coloro che hanno facilitato la liberazione

Secondo quanto riportato dal mezzo Catholic News Agency (CNA), la Conferenza Episcopale di Bielorussia ha espresso la sua “gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito alla liberazione dei sacerdoti incarcerati”, con particolare menzione ai responsabili vaticani e ai leader della Chiesa locale.

I vescovi hanno così evidenziato che questo progresso permette di mantenere “una dinamica positiva nelle relazioni bilaterali, basata su valori tradizionali, fraternità, tolleranza e rispetto per i credenti”.

Il caso del padre Akalatovich: un’accusa di spionaggio respinta come una “provocazione”

Il padre Henrykh Akalatovich, di salute fragile dopo aver sofferto un infarto e essersi sottoposto a un intervento chirurgico per un cancro, è stato arrestato a novembre del 2023 e condannato il 30 dicembre del 2024 a 11 anni di prigione per “alto tradimento”. Questa accusa, utilizzata dal regime per punire gli oppositori, includeva l’imputazione di spiare “per la Polonia dal Vaticano”.

Il sacerdote ha qualificato quelle accuse come “grossolana provocazione”, denunciando pubblicamente —tramite l’organizzazione per i diritti umani Viasna— che “non c’era una sola prova vera” contro di lui e che l’intero caso si reggeva su “menzogne, minacce e ricatti”.

Secondo Viasna, la liberazione è stata possibile “grazie alla visita del cardinale Claudio Gugerotti”, prefetto del Dicasterio per le Chiese Orientali e buon conoscitore della regione per il suo precedente lavoro diplomatico.

Il caso del padre Yukhnevich: una condanna circondata da dubbi

Il secondo sacerdote graziato, Andzej Yukhnevich, aveva ricevuto una pena di 13 anni di prigione per presunti abusi su minori. Reuters ha riportato che il sacerdote ha negato fin dall’inizio tutte le accuse.

Viasna sostiene che le testimonianze presentate contro di lui “potrebbero essere state date sotto pressione”, sebbene riconosca di non disporre di dati aggiuntivi per approfondire questa affermazione. Tuttavia, l’organizzazione sottolinea che Yukhnevich “ha cercato di dimostrare la sua innocenza durante tutto il processo”.

Il regime bielorusso non ha fornito ulteriori dettagli sui motivi che hanno portato al perdono oltre ai riferimenti generali alla “buona volontà” e al dialogo con il Vaticano.

Un paese dove la libertà religiosa continua a deteriorarsi

La liberazione dei sacerdoti avviene in un contesto di regresso generalizzato della libertà e dei diritti in Bielorussia. La Commissione statunitense sulla Libertà Religiosa Internazionale ha denunciato nel 2023 che la situazione del paese “continua a peggiorare”, segnalando la pressione statale sulle chiese, le comunità, le attività pastorali e le organizzazioni caritative.

Il rapporto menzionava la chiusura nel 2022 della chiesa di San Simeone e Santa Elena —la popolare “Chiesa Rossa” di Minsk—, considerata un simbolo delle proteste contro Lukashenko nel 2020. Per molti fedeli, la chiusura del tempio ha segnato un prima e un dopo nella relazione tra il regime e i credenti cattolici.

Un indulto con lettura politica

Sebbene la liberazione dei sacerdoti rappresenti un sollievo per le loro comunità e famiglie, difficilmente può essere separata dal contesto politico. Il regime di Lukashenko cerca di proiettare moderazione davanti agli organismi internazionali, specialmente in mezzo a sanzioni e crescente isolamento diplomatico.

Per la Chiesa, tuttavia, la misura rappresenta una tregua in un ambiente segnato dalla sorveglianza, i processi opachi e l’uso ricorrente politico della giustizia.

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