El vescovo emerito di Tyler, Joseph Strickland, ha pubblicato il 14 novembre un messaggio indirizzato al papa Leone XIV, alla curia romana e all’intero episcopato. Il prelato denuncia ciò che considera una crescente compiacenza della gerarchia di fronte ad abusi liturgici, omissioni pastorali e ambiguità dottrinali che —a suo dire— stanno “scandalizzando i piccoli” e indebolendo la fedeltà dei fedeli. Il suo intervento, pubblicato sulla rete X, arriva un giorno dopo il suo silenzio nell’assemblea della USCCB, dove assicura che avrebbe dovuto pronunciare queste parole.
Critica frontale alla gerarchia per il trattamento della liturgia, della morale e della disciplina
Nel suo messaggio, Strickland chiede apertamente al papa Leone XIV e ai vescovi “quanto tempo continueranno a servire due padroni”, citando il passo di 1 Re 18,21. Il prelato accusa la gerarchia di tollerare liturgie irriverenti, permettere la presenza di coppie in situazione irregolare senza un richiamo esplicito alla conversione, ignorare gli effetti del controllo migratorio fuori controllo sulle popolazioni locali e mantenere un atteggiamento pastorale che oscilla tra il politically correct e la confusione dottrinale.
Strickland sostiene che molti vescovi “hanno inflitto danno ai piccoli” mediante pratiche liturgiche che, a suo giudizio, trivializzano il Santo Sacrificio della Messa. Afferma che trasformare la liturgia in un “ornamento” o in una piattaforma per messaggi contrari alla fede erode la riverenza dovuta al culto e alimenta la disorientazione tra i fedeli. Critica anche che certi atti pubblici di benedizione o accoglienza si presentino come gesti di inclusione, mentre —secondo lui— evitano di affrontare la chiamata al pentimento e al cambiamento di vita.
Avvertimento sull’immigrazione fuori controllo e sul rischio di minimizzare la verità morale
Il vescovo emerito affronta ugualmente la questione migratoria, insistendo che il mandato evangelico di accogliere lo straniero non può diventare una giustificazione per ignorare gli effetti sociali e umani di ciò che descrive come una situazione di “legge della giungla”. Denuncia la mancanza di attenzione alle vittime, sia a coloro che migrano sia a coloro che vedono alterate le loro comunità, e rimprovera ad alcuni prelati di utilizzare un linguaggio morale ambiguo che confonde ospitalità con permissività.
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Strickland sostiene che queste omissioni pastorali, sommate al silenzio di fronte ad abusi liturgici e disordini dottrinali, generano sconcerto tra i fedeli e alimentano una percezione di distanza tra la gerarchia e le preoccupazioni reali del popolo di Dio.
Appello alla conversione e alla chiarezza pastorale
Lontano dal limitarsi a denunciare, Strickland afferma che la situazione potrà essere rovesciata solo mediante un ritorno deciso a Gesù Cristo come Signore e alla predicazione chiara della verità morale. Insiste che la Chiesa deve rifiutare la “depravazione del mondo” e portare la luce del Vangelo nei ambiti dove la confusione e la legge morale si sono indebolite.
Il vescovo conclude con un appello diretto all’episcopato: “Dobbiamo essere pastori”, sottolineando che la missione apostolica esige chiarezza dottrinale, riverenza liturgica e coraggio pastorale.
Pubblichiamo qui di seguito il messaggio integrale di mons. Strickland pubblicato su X:
Cari fedeli cattolici:
Queste parole mi sono venute in mente al risveglio questa mattina. Sono parole che avrei dovuto dire per rompere il silenzio dopo il mio intervento nella riunione della USCCB. Ora le dico al papa Leone, ai vescovi e a tutti coloro che dicono di essere discepoli di Gesù Cristo.
«Fino a quando vacillerete tra i due padroni? Se credete che Cristo sia il Signore, seguitelo! Se il mondo è il vostro padrone, andate da lui! Ma non profanate più il suo santuario mentre tradite la Croce».
Vescovi, SMETTETE di giocare! SMETTETE di mentire. SMETTETE di fare finta di niente di fronte ai piccoli! C’è una enorme riserva di macine pronte per essere distribuite tra voi. Una per il papa Leone, un camion pieno per la Curia del Vaticano e navi cargate piene per la grande maggioranza dei successori degli apostoli di oggi.
Come oso dire queste parole, come oso giudicare questi principi della Chiesa? No, fratelli, COME OSATE voi infliggere danno ai piccoli ancora e ancora?
Infliggete danno ai piccoli quando trasformate il Sacro Sacrificio di Gesù Cristo, la Santa Messa, in un giocattolo, in una moneta di scambio per le vostre intrighi mondani, in una piattaforma per vomitare eresie e flirtare con il mondo.
Infliggete danno ai piccoli quando accogliete coppie intrappolate nel peccato, che ostentano le loro tristi vite disordinate, e invece di chiamarle al pentimento in Gesù Cristo, chiacchierate con loro di sciocchezze e venite acclamati per essere così gentili. Persino le accogliete nel sacro santuario e coprite con un velo di benedizione il letame del loro peccato.
Infliggete danno ai più piccoli quando passate ore in riunioni discutendo su questa parola o quella frase, mentre il mondo li immerge sempre più nell’oscurità e nella disperazione. I più piccoli gridano: «Dov’è la speranza?», e vengono ignorati.
Infliggete danno ai più piccoli quando promuovete l’illegalità e fate finta di niente di fronte alle violazioni, agli omicidi e agli attacchi di criminali infami che attraversano liberamente le frontiere aperte. Alcuni dei più piccoli si vedono coinvolti in queste migrazioni di massa e vengono calpestati nella loro ricerca di una vita migliore. Alcuni dei più piccoli vedono come le loro case e i loro paesi vengono invasi quando i pastori dicono «dobbiamo accogliere lo straniero» e poi permettono che i saccheggiatori e i criminali scorrazzino liberamente.
Tutti dobbiamo cercare Gesù Cristo come Signore e ascoltare la sua chiamata al pentimento. Dobbiamo dire no alle depravazioni del mondo e portare la luce della verità in tutti gli angoli oscuri del mondo. Dobbiamo dire no all’anarchia che fa finta di niente di fronte al peccato. Dobbiamo credere che Gesù Cristo è il Signore.
Dobbiamo essere pastori.
