La comunità greco-cattolica ucraina denuncia trattamento disuguale nell'Arcidiocesi di Madrid

La comunità greco-cattolica ucraina denuncia trattamento disuguale nell'Arcidiocesi di Madrid

La comunità ucraina greco-cattolica a Madrid sta attraversando una profonda crisi interna che, secondo le denunce dei suoi stessi membri, ha un responsabile diretto: il P. Andrés Martínez Esteban, vicario generale dell’Ordinariato Cattolico Orientale di Madrid e figura con piena autorità sulle comunità orientali all’interno dell’arcidiocesi.

Secondo la testimonianza raccolta da El Wanderer, le decisioni del vicario generale hanno provocato una situazione limite che i fedeli descrivono come un processo di “svuotamento” della loro comunità. Martínez Esteban avrebbe imposto cambiamenti drastici nell’uso dei templi, orari e vita parrocchiale che, lungi dal favorire la loro stabilità, starebbero conducendo alla dissoluzione progressiva di una comunità che da anni era insediata e funzionava con normalità.

Una comunità che si sente spinta verso la dissoluzione

I greco-cattolici ucraini affermano che il trasferimento imposto dalla diocesi ha già provocato la perdita di circa il 60% dei loro fedeli, a causa del fatto che i nuovi luoghi assegnati risultano poco accessibili o insufficienti per sviluppare una vera vita parrocchiale.

Secondo la comunità, le opzioni offerte dalla diocesi sono, di fatto, due strade verso la scomparsa:
una parrocchia periferica dove molti non potrebbero recarsi, o un tempio centrale con restrizioni così severe —senza possibilità di celebrare battesimi, matrimoni, funerali, veglie né grandi feste del calendario bizantino— che trasformerebbe i fedeli in “ospiti temporanei”, senza una vita comunitaria autentica.

Diversi membri sottolineano che, di fronte alle loro richieste di dialogo, il vicario avrebbe risposto con la frase “o l’accettazione o cercate la vita per conto vostro”, parole percepite come una minaccia diretta e una negazione dell’accompagnamento pastorale che dovrebbe ricevere qualsiasi comunità cattolica.

Una ferita per un popolo che già porta il peso della persecuzione

Gli ucraini greco-cattolici, molti dei quali discendenti di famiglie perseguitate dal regime sovietico, considerano che il loro rito e la loro tradizione liturgica non siano un capriccio, ma un’eredità spirituale che hanno conservato con sacrificio e fedeltà. Per questo, la sensazione di abbandono da parte dell’arcidiocesi ferisce in modo particolare.

La comunità sottolinea che non chiede privilegi, ma rispetto, un luogo dignitoso per celebrare il loro culto e la possibilità di mantenere viva una tradizione che fa parte della ricchezza della Chiesa universale.

Quello che denunciano è che, mentre ad altri gruppi si facilitano templi, orari e supporto istituzionale, loro ricevono ostacoli, spostamenti forzati e un clima di ostilità.

Un caso che riapre il dibattito sul trattamento dei riti orientali in Spagna

Quanto accaduto a Madrid pone sul tavolo una questione più ampia: come gestisce la Chiesa in Spagna la presenza di comunità cattoliche orientali? 
Queste comunità sono pienamente in comunione con Roma, possiedono diritti liturgici propri e, secondo il magistero, devono essere trattate con uguale dignità e rispetto di qualsiasi parrocchia di rito latino.

Tuttavia, la testimonianza raccolta da El Wanderer mostra una realtà preoccupante: mancanza di ascolto, decisioni unilaterali, spazi inadeguati e un atteggiamento che molti fedeli percepiscono come una forma di marginalizzazione interna.

Un appello urgente alla giustizia e alla cura pastorale

La denuncia resa pubblica pone un problema che non può essere lasciato in silenzio. Una comunità cattolica —ancora di più una comunità orientale che ha sofferto storicamente la persecuzione— merita accoglienza, stabilità e un trattamento giusto.

Quello che è in gioco non è solo un edificio o un orario: è la continuità di un rito, il futuro di una comunità viva e la credibilità pastorale dell’Arcidiocesi di Madrid.

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