San Alberto Magno: la fede e la ragione di fronte al caos del relativismo

San Alberto Magno: la fede e la ragione di fronte al caos del relativismo
Il XIII secolo, lontano dalla leggenda che lo presenta come un “età oscura”, fu un’epoca di intenso risveglio culturale e filosofico. In quel contesto visse Alberto di Colonia, figura di una versatilità straordinaria. Fu maestro, vescovo, teologo, predicatore, filosofo e scienziato. Pochi uomini hanno abbracciato tanto sapere con tanta profondità. E, tuttavia, la sua grandezza non risiedeva nella quantità di conoscenza accumulata, ma nel modo in cui seppe integrarla in una visione cristiana del mondo.

Oggi, quando la cultura contemporanea ha rotto il legame tra verità e realtà, riducendo la ragione a opinione e sentimenti, Alberto Magno si trasforma in un faro che illumina il fondamento cristiano della civiltà occidentale. La sua convinzione —che ogni verità procede dallo Spirito Santo, venga da dove venga— è una dichiarazione di guerra al pensiero frammentato e superficiale che domina la società moderna.

La sintesi tra fede e ragione che l’Occidente ha dimenticato

San Alberto Magno svolse un ruolo decisivo nell’integrazione della filosofia aristotelica nel pensiero cristiano. In un’epoca in cui Aristotele era visto con sospetto, Alberto comprese che la filosofia pagana non era un nemico, ma uno strumento che, ben purificato, poteva servire alla verità rivelata. Non ebbe timore di studiare, analizzare e commentare le opere dello Stagirita, perché sapeva che la fede non si indebolisce nel dialogare con la ragione, ma si grandeggia.

Il genio di Alberto consisté nell’evitare due errori opposti: da un lato, il disprezzo della ragione da parte di certe correnti spiritualiste; dall’altro, l’idolatria della ragione che in seguito avrebbe caratterizzato la modernità. Per lui, la ragione umana opera nel ambito naturale, mentre la fede apre l’uomo al soprannaturale. Entrambe si completano perché entrambe procedono da Dio. Separarle conduce alla confusione; confonderle, all’eresia.

La fede illumina la ragione, e la ragione conduce alla fede

A differenza del razionalismo moderno, che pretende di spiegare il mondo unicamente attraverso il visibile, Alberto comprendeva che la ragione ha bisogno di una luce superiore. La rivelazione non distrugge l’intelligenza, ma la eleva. Per lui, la contemplazione dell’ordine naturale era un cammino legittimo verso Dio. La natura non era un caos, ma un libro aperto, intelligibile, che parlava del suo Creatore con chiarezza per chi sa ascoltarlo.

Questa visione contrasta radicalmente con la mentalità contemporanea, che ha ridotto la ricerca della verità a una mera questione di utilità. Il pensiero di Alberto Magno ci ricorda che l’uomo può comprendere se stesso solo quando riconosce che è fatto per la verità. E quella verità non si raggiunge attraverso l’emozione o la volontà di potere, ma mediante una ragione umile, ordinata e aperta alla grazia.

Il maestro di santo Tommaso: la radice del pensiero cattolico

Se la figura di Alberto Magno è grande, lo è ancora di più quando si considera il suo ruolo come maestro di santo Tommaso d’Aquino. Fu lui a scoprire il genio di Tommaso e a difenderlo quando altri lo disprezzavano. Sotto la guida di Alberto, Tommaso sviluppò il metodo che in seguito avrebbe dato luogo alla Suma Teologica e alla filosofia cristiana più influente della storia.

Alberto formò Tommaso non solo nel rigore accademico, ma nell’umiltà intellettuale. Insegnò al suo discepolo che la verità non appartiene a chi la esprime, ma a Dio, e che la missione del teologo consiste nel servirla con obbedienza. Questa attitudine, profondamente cristiana, è quella che Leone XIII volle restaurare nella Chiesa con l’enciclica Aeterni Patris, in cui propone la scolastica —e specialmente il tomismo— come guida sicura di fronte agli errori moderni. Senza Alberto, quel lascito forse non sarebbe esistito.

Uno scienziato autentico: quando investigare è un atto di fede

A differenza di alcuni intellettuali contemporanei, Alberto non considerava la scienza come un fine in sé stesso. La sua ricerca in botanica, zoologia, chimica e mineralogia aveva uno scopo chiaramente cristiano: ammirare e comprendere l’ordine della creazione. Era uno scienziato perché era credente, e era credente perché sapeva che la ragione umana, lasciata a sé stessa, non avrebbe mai potuto spiegare la totalità dell’essere.

La sua figura contraddice il mito moderno secondo cui la Chiesa fu nemica della scienza. Alberto è la prova che la scienza vera è figlia della fede. Per lui, investigare era una forma di lode. Il suo lavoro scientifico non si distaccò mai dalla sua convinzione che il mondo ha una struttura razionale e un senso. Di fronte alla scienza frammentata e tecnocratica di oggi, Alberto ricorda che la scienza senza etica diventa distruttiva, e che l’etica senza metafisica è incapace di difendere l’uomo di fronte ai nuovi totalitarismi culturali.

L’intelligenza cattolica ha bisogno di tornare ad Alberto Magno

La crisi intellettuale che attraversa il mondo —e, in buona misura, la Chiesa— ha la sua radice nell’abbandono della tradizione filosofica cristiana. Oggi proliferano teologie deboli, filosofie relativiste e università cattoliche che hanno perso la loro identità. Il pensiero di Alberto Magno è un appello urgente a ricostruire l’edificio dell’intelligenza cattolica.

Recuperarlo significa tornare ad affermare l’oggettività della verità, difendere l’ordine naturale e rifiutare l’idea moderna che la fede sia un sentimento senza contenuto razionale. Significa anche esigere una formazione solida in filosofia per coloro che si preparano al sacerdozio, e ricordare che l’evangelizzazione ha bisogno di menti chiare, non solo di cuori ben intenzionati.

San Alberto Magno

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