Leone XIV ha designato monsignor Niall Coll, di 62 anni, come nuovo vescovo di Raphoe (Irlanda), una decisione che conferma la rapida proiezione di questo prelato all’interno dell’episcopato irlandese. Lo hanno informato i media vaticani il 13 novembre 2025 e The Irish Times evidenzia il ritorno di Coll nella diocesi in cui è nato e è stato ordinato. Il suo profilo combina una solida formazione accademica —incluso un dottorato in Cristologia presso la Pontificia Università Gregoriana— con una presenza pubblica sempre più notevole, specialmente per le sue posizioni favorevoli al processo sinodale e il suo avvicinamento a impostazioni progressiste su temi liturgici e morali.
Coll è nato a Letterkenny nel 1963 ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dopo diversi anni di ministero pastorale, si è recato a Roma per completare studi avanzati che hanno rafforzato la sua traiettoria come teologo e formatore. Queste credenziali accademiche hanno contribuito al suo nombramento come vescovo di Ossory nel 2022, dove il suo tono pubblico ha iniziato ad attirare l’attenzione dei fedeli e degli osservatori dentro e fuori l’Irlanda.
Critiche all’eredità liturgica tridentina
Uno degli episodi più commentati della tappa di Coll a Ossory ha avuto luogo dopo il suo nombramento episcopale. In dichiarazioni diffuse dalla diocesi e citate da vari media, tra cui RTÉ, ha affermato che “la dominazione di più di quattro secoli del modello tridentino” aveva lasciato i cattolici “poco familiari con il discernere e negoziare cambiamenti” nella vita della Chiesa. Questa frase ha già iniziato a rivelare un pensiero teologico che associa la tradizione liturgica a un ostacolo per il rinnovamento ecclesiale. Per Coll, la Chiesa deve “discernere e cambiare”, una formulazione che si collega direttamente alla visione sinodale promossa durante il pontificato di Francesco.
Una posizione pubblica favorevole all’inclusione delle persone omosessuali
Un altro dei punti di controversia intorno a Coll è emerso dopo il suo intervento nel programma “The Pat Kenny Show”, su Newstalk, nel gennaio 2023. Interrogato sulle parole dell’allora papa Francesco riguardo all’omosessualità, Coll ha sostenuto di accoglierle “con soddisfazione” e ha ricordato che “le persone omosessuali sono esseri umani e sono importanti per la vita della Chiesa”. La stampa irlandese ha riportato testualmente queste dichiarazioni, interpretandole come un avallo esplicito alla linea pastorale inclusiva promossa da Roma.
Partecipazione a un’“Eucaristia” anglicana e desiderio esplicito di intercomunione
Uno dei suoi episodi più significativi della sua traiettoria recente è, senza dubbio, la sua partecipazione a una celebrazione anglicana nel gennaio 2025. Secondo quanto riportato dal settimanale cattolico britannico The Tablet, Coll ha predicato un’omelia nella cattedrale anglicana di St Canice, durante la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Dopo la cerimonia, ha affermato che era stata “una delle esperienze più commoventi di comunione spirituale” e ha lamentato che anglicani e cattolici “non possano ancora ricevere l’Eucaristia insieme”, considerando questa separazione “un motivo di tristezza”.
Un difensore dichiarato del processo sinodale
L’affinità di Coll con la sinodalità è emersa nuovamente nell’ottobre di quell’anno, durante un incontro sinodale a Kilkenny —citato da Catholic News Agency— in cui ha affermato che una Chiesa sinodale favorisce una cultura di dibattito e discernimento più aperta. Ha aggiunto che i cattolici devono “leggere i segni dei tempi” e seguire la direzione di “rinnovamento e riforma” segnata dal pontificato di Francesco. Questa dichiarazione, coerente con la sua linea teologica, conferma che vede la sinodalità non solo come un metodo pastorale, ma come un cammino di trasformazione strutturale all’interno della Chiesa.
Dopo la morte del papa Francesco, Coll ha reiterato questa visione in un comunicato riportato da The Irish Catholic, in cui ha qualificato il pontefice come un “pastore gentile, coraggioso e mansueto” e ha ringraziato per il “grande leadership” che —a suo giudizio— avrebbe apportato alla Chiesa globale. Il suo ideario ecclesiale è così definito dalla continuità esplicita con il paradigma riformista del pontificato precedente.