Ostaggi dei loro peccati

Ostaggi dei loro peccati

Il País porta tre giorni aprendo la sua prima pagina con storie di abusi sessuali e coperture ecclesiastiche. Non è zelo giornalistico, è strategia politica. Lo stesso Governo che questa settimana approva il progetto per mutilare la croce della Valle de los Caídos sa perfettamente che la Chiesa spagnola è domata: basta ricordarle le sue vergogne. Ogni reportage de El País è un promemoria mafioso: “Sappiamo cosa avete fatto”.

I vescovi sono ostaggi dei loro peccati. Per paura che qualcuno pronunci il loro nome accanto alla parola “copertura”, accettano tutto: la chiusura dei seminari, la liquidazione degli ordini, l’imposizione di leggi immorali, e ora la profanazione simbolica del più grande monumento cristiano di Spagna. Ciò che era un altare espiatorio si trasformerà in un museo della democrazia. E tutto con la benedizione del silenzio episcopale.

Il Governo profana e la Chiesa annuisce

Il progetto vincitore per la cosiddetta “risignificazione” della Valle de los Caídos —intitolato con una candore tecnocratico La base e la croce— costerà 30 milioni di euro e si presenta come “coraggioso” per osare “dialogare con la monumentalità dell’insieme”. L’Esecutivo promette di rispettare il culto e le cappelle, ma l’operazione è trasparente: convertire la basilica pontificia in uno spazio di “memoria e riflessione” senza contenuto religioso. Cioè, una chiesa senza Dio. La Valle si trasformerà in un décor per turisti che impareranno che la Spagna si è redenta, non per la Croce, ma per il BOE.

La COPE si unisce alla risignificazione

Il più grottesco non è il Governo: è la docilità di coloro che dovrebbero resistere. La notizia della COPE, la radio dei vescovi, celebra con un tono quasi soddisfatto che il progetto “rispetterà gli accordi raggiunti tra la Chiesa e il Governo” e “manterrà i luoghi di culto”. Come se mantenere una cappella in un cimitero profanato fosse una vittoria.

Mentre lo Stato cancella i simboli cristiani dalla storia della Spagna, l’emittente episcopale sottolinea che “gli interventi all’interno saranno minimi”. L’eufemismo clericale raggiunge il suo apice: l’amputazione di un monumento alla fede presentata come chirurgia estetica consensuale.

Il prezzo della vergogna

Il silenzio dei vescovi non è prudenza, è panico. E il loro panico ha un prezzo. I media del regime, che ogni settimana dissotterrano un nuovo caso di abusi, sanno che basta un titolo in più per ridurli al mutismo. Per questo tacciono mentre si mutila la Valle, per questo sorridono quando si parla di “risignificazione” e “dialogo”.

La Chiesa spagnola, umiliata dai suoi peccati e vergognosa della propria fede, si accinge a pagare con il suo silenzio il conto della sua debolezza. E alla fine, quando la grande croce sarà ridotta a una cartolina vuota, nessuno ricorderà che il tradimento è iniziato dall’interno: nelle sagrestie, negli uffici episcopali e negli studi della COPE, dove si è imparato a confondere la prudenza con la capitolazione.

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