Dolcemente e con tenerezza, anima redenta con amore

Dolcemente e con tenerezza, anima redenta con amore
Cardinal Newman by Henry Joseph Whitlock, 1879 [National Portrait Gallery, London]

Di P. Peter M. J. Stravinskas

All’età di quindici anni, San John Henry Newman intraprese un cammino spirituale che sarebbe durato decenni: secondo il suo motto, ex imaginibus et umbris in veritatem (“Dalle immagini e ombre verso la verità”). Per molti anni del suo pellegrinaggio teologico, Newman rimase fedele ai 39 Articoli di Religione della Comunione Anglicana, incluso quello che qualificava il Purgatorio come una dottrina “perniciosa”. Tuttavia, con molta preghiera, un profondo studio della Sacra Scrittura e l’insegnamento convincente dei Padri della Chiesa, finì per scrivere una delle opere più belle e profonde sul Purgatorio, The Dream of Gerontius (Il sogno di Gerontius), che rivaleggia in profondità spirituale con la visione di Dante nella Divina Commedia. Forse quest’opera è più nota per il bellissimo inno “Praise to the Holiest”, citato da Benedetto XVI nella sua omelia durante la beatificazione di Newman.

Nel poema, un’anima agonizzante cerca di comprendere i suoi ultimi momenti, assistita dal suo Angelo Custode. Il moribondo non capisce perché abbia trovato tanta calma di fronte alla morte, prima temuta. L’angelo gli spiega che le preghiere del sacerdote e dei suoi amici gli hanno dato fiducia e che “la calma e la gioia che sgorgano nella tua anima sono il primo frutto della tua ricompensa, il Cielo che inizia.”

L’uomo sente i suoi sensi spegnersi poco a poco e teme di perdere la coscienza; l’angelo lo consola: “Fino alla Visione Beatifica sarai cieco; poiché anche il tuo Purgatorio, che viene come fuoco, è fuoco senza luce.”

Rassicurato da questa verità, l’anima si abbandona alla volontà di Dio, chiedendo solo di vedere il Volto divino per un istante prima di iniziare la sua purificazione. L’angelo gli promette che vedrà Dio “per un batter di ciglia”, ma lo avverte: “Quella visione del Più Bello ti rallegrerà, ma ti trafiggerà anche.”

L’anima impara che “la fiamma dell’Amore Eterno arde prima di trasformare”. Si dispone così al giudizio di Dio, la cui visione “accenderà nel tuo cuore pensieri teneri, reverenti e grati.”

E quali sono questi pensieri? Lasciamo parlare la poesia dello stesso Newman, che sapeva bene che cor ad cor loquitur (“il cuore parla al cuore”):

Ti ammalerai d’amore, e bramerai per Lui,
e proverai compassione per Colui così dolce,
che volle porsi in tale svantaggio,
per essere usato da una creatura così vile.
C’è una supplica nei suoi occhi pensosi
che ti ferirà fino all’anima e ti turberà.
E ti odierai, e ti aborrirai, poiché,
anche se già senza peccato, sentirai di aver peccato
come mai prima avevi sentito; e vorrai fuggire,
nasconderti dal Suo sguardo;
e tuttavia, desidererai rimanere
nella bellezza del Suo volto.
E questi due dolori, così opposti e acuti –
il desiderio di Lui quando non lo vedi,
la vergogna di te pensando di vederlo –
saranno il tuo Purgatorio più vero, più ardente.

Quando l’anima si avvicina al tribunale divino, si stupisce nell’udire voci terrene: sono quelle del sacerdote e degli amici che pregano il Subvenite (“Venite in suo aiuto, santi di Dio”). Queste suppliche portano l’Angelo dell’Agonia, colui che rafforzò Cristo nel Getsemani, per accompagnare anche quest’anima verso l’eternità.

Una volta lì, l’anima —già innamorata di Dio— “vola ai cari piedi di Emmanuel”, ma non arriva del tutto, poiché la santità dell’Altissimo la brucia e la lascia passiva di fronte “al terribile Trono”. E tuttavia, l’angelo esclama: “Oh anima felice nel dolore! Perché sei salva, consumata e vivificata dallo sguardo di Dio.”

L’anima concorda: è “felice nel mio dolore” e desidera allontanarsi subito, non per paura, ma per affrettare il giorno in cui potrà tornare e godere pienamente di Dio. Corre, dunque, verso ciò che l’angelo chiama “la prigione dorata” del Purgatorio. L’anima esclama con speranza:

“Lì canterò al mio Signore e Amore assente:
portami, affinché più presto mi elevi
e lo veda nella verità del giorno eterno.”

L’angelo esaudisce i suoi santi desideri. Così conclude Newman la sua magnifica opera, teologica e immaginativa, realistica e poetica, dando l’ultima parola al messaggero di Dio:

Dolcemente e con tenerezza, anima redenta con amore,
nei miei braccia ti stringo amorosamente;
e, sulle acque penali che rotolano,
ti sostengo, ti calo e ti proteggo.

E con cura ti immergo nel lago,
e tu, senza un singhiozzo né resistenza,
attraversi il torrente veloce,
affondando sempre più nell’oscurità.

Gli angeli, a cui spetta questo santo compito,
ti cureranno e ti culleranno mentre giaci;
e le Messe sulla terra e le preghiere del Cielo
ti assisteranno davanti al Trono dell’Altissimo.

Addio, ma non per sempre, fratello caro,
sii coraggioso e paziente nel tuo letto di dolore;
presto passerà la tua notte di prova,
e tornerò a svegliarti all’alba.

Il Giorno dei Fedeli Defunti riunisce in sé i grandi temi della teologia cristiana: la giustizia e la misericordia divine, la responsabilità e la dignità umane, la solidarietà nella preghiera e nella sofferenza, e la vita presente vista dall’eternità. Nella Chiesa e nel Signore, che ci incorporano nel Suo Corpo Mistico, i legami non si rompono con la morte, ma si rafforzano nella Comunione dei Santi.

Chi, dunque, non potrebbe sentirsi speranzoso e gioioso di fronte a verità così consolanti? La sobrietà liturgica del giorno riflette quell’istante del Purgatorio, preludio perfetto della gloria eterna dell’Amore che ci possiede e a cui apparteniamo per sempre.

Sì, Signore: pregamo oggi per tutti coloro che amano e bramano il tuo amore purificatore; fa’ che essi —e noi— siamo cum sanctis tuis in aeternum, quia pius es (“con i tuoi santi per sempre, perché Tu sei misericordioso”).

Lasciamo che il Cardinale Newman abbia l’ultima parola con due delle sue preghiere più belle:

Che Egli ci sostenga per tutto il giorno,
finché le ombre si allungheranno e arriverà la sera,
e il mondo affaccendato tacerà,
e la febbre della vita finirà, e il nostro lavoro concluderà.
Allora, nella Sua misericordia,
che ci conceda un rifugio sicuro, un santo riposo e pace alla fine.

E questa altra:

Oh, mio Signore e Salvatore,
sostienimi in quell’ora nelle braccia forti dei Tuoi Sacramenti
e con il fresco profumo dei Tuoi conforti.
Che le parole di assoluzione siano pronunciate su di me,
che il santo olio mi sigilli,
che il Tuo Corpo sia il mio alimento e il Tuo Sangue la mia aspersione.
Che la mia dolce Madre, Maria, esali su di me il suo respiro,
e il mio Angelo mi sussurri pace,
e i miei gloriosi Santi sorridano verso di me;
affinché in essi e per essi riceva il dono della perseveranza
e muoia come desidero vivere: nella Tua fede, nella Tua Chiesa, nel Tuo servizio e nel Tuo amore. Amen.

Sull’autore

Il P. Peter M. J. Stravinskas possiede dottorati in amministrazione scolastica e teologia. È fondatore e editore di The Catholic Response e editore di Newman House Press. Recentemente ha lanciato un programma di dottorato in amministrazione di scuole cattoliche attraverso la Pontifex University.

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