Il Supremo mette fine alla lite delle ex clarisse di Belorado e Derio

Il Supremo mette fine alla lite delle ex clarisse di Belorado e Derio

La Corte Suprema ha chiuso definitivamente il processo giudiziario avviato dalle ex religiose dei monasteri di Santa Clara de Belorado (Burgos) e di Derio (Vizcaya), inammissendo il ricorso in cassazione presentato dall’ex badessa Laura García de Viedma. Con questa decisione, l’Alta Corte ratifica l’impossibilità di trasformare i monasteri cattolici in associazioni civili e conferma la piena validità della nomina di Mons. Mario Iceta Gavicagogeascoa, arcivescovo di Burgos, come Commissario Pontificio e legittimo amministratore di entrambe le comunità religiose.

Un conflitto che è iniziato con il rifiuto dell’autorità ecclesiale

L’origine del caso risale al 2024, quando un gruppo di clarisse di Belorado, guidato dalla loro badessa, ha annunciato la sua rottura con la Chiesa Cattolica e la sua adesione al cosiddetto “vescovo” scomunicato Pablo de Rojas. Dopo questo atto di scisma, le ex monache hanno tentato di registrare i loro monasteri come associazioni civili, con i nomi “Monasterio de Santa Clara de Belorado” e “Monasterio de Santa Clara de Derio”, con l’obiettivo di sottrarre i beni e le proprietà al controllo della Chiesa e costituirsi in entità “culturali indipendenti”.

Tuttavia, il Registro Nacional de Asociaciones del Ministerio del Interior ha negato nell’agosto 2024 tale iscrizione, considerando che le richieste violavano l’ordinamento giuridico e canonico vigente. Parallelamente, le ex religiose hanno impugnato davanti alla giustizia la nomina del Commissario Pontificio, designato dalla Santa Sede per assumere la gestione dei monasteri dopo lo scisma.

I tribunali confermano che non c’è stata violazione di diritti

L’11 giugno 2025, il Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid aveva già respinto il ricorso delle ex monache, affermando che le risoluzioni ministeriali si adeguavano al Diritto e non violavano diritti fondamentali di libertà religiosa, associazione, intimità né uguaglianza. Di conseguenza, le decisioni del Ministero dell’Interno e del Registro delle Entità Religiose sono rimaste pienamente supportate.

Nonostante ciò, le ex clarisse hanno presentato un nuovo ricorso davanti alla Corte Suprema, che ora è stato inammesso mediante provvedimento della Sala del Contenzioso-Amministrativo, mettendo fine alla battaglia giudiziaria.

La Chiesa attende la fine di una “questione dolorosa”

Con questa risoluzione, si esaurisce la via contenzioso-amministrativa, e tutte le decisioni precedenti —dalle quelle del Registro delle Entità Religiose alla sentenza del Tribunale Superiore di Giustizia di Madrid— acquisiscono fermezza. In altre parole, il caso è definitivamente chiuso, e l’autorità ecclesiale recupera senza discussione il controllo dei monasteri.

Dall’Ufficio del Commissario Pontificio, il suo portavoce, Natxo de Gamón, ha espresso la sua fiducia che “l’Amministrazione della Giustizia ponga fine a questa dolorosa questione conforme al Diritto”. Allo stesso modo, ha sottolineato la preoccupazione della Chiesa per le monache di età avanzata che rimangono fedeli e non sono incorse nello scisma, assicurando che si continuerà a vegliare sul loro benessere spirituale e materiale.

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