Coronado, ex avvocato delle vittime di Lute, ha affrontato il Sodalicio nei tribunali: la spiegazione ufficiale perde credibilità

Coronado, ex avvocato delle vittime di Lute, ha affrontato il Sodalicio nei tribunali: la spiegazione ufficiale perde credibilità

En gli ultimi mesi, diversi media legati alla sinistra politica e ecclesiale hanno tentato di giustificare la gestione di Monsignor Robert Prevost nel controverso caso del prete pedofilo di Chiclayo, “Lute”, sostenendo che l’istruzione del processo da parte dell’allora vescovo di Chiclayo fu impeccabile e che ogni critica sarebbe una manovra del Sodalicio de Vida Cristiana, presumibilmente coordinata insieme all’avvocato e sacerdote canonista Ricardo Coronado. L’insistenza su questa versione ha superato i limiti della deontologia giornalistica, specialmente dopo la manipolazione da parte del quotidiano El País di un’intervista di due ore con una delle vittime, pubblicata in modo parziale e distorta con un unico scopo: sostenere il racconto che tutto fu un malinteso provocato da un avvocato manovrato dal Sodalicio. Tuttavia, le informazioni raccolte da Infovaticana smentiscono categoricamente quella versione: né il Sodalicio fu dietro il rapporto né l’avvocato Ricardo Coronado rispondeva a tale istituzione.

Quattro anni senza assistenza canonica

Dal 2020 al 6 maggio 2024, le vittime di Lute non contarono con consulenza specializzata in Diritto Canonico per seguire la loro denuncia. Le due riunioni chiave —prima con l’allora vescovo Prevost (aprile 2022) e poi con l’istruttore Oswaldo Clavo (dicembre 2023)— si svolsero senza assistenza legale. La possibilità di contare su un avvocato nemmeno fu suggerita, e le vittime ignoravano completamente quel diritto.

Come arriva Ricardo Coronado al caso

A maggio 2024, grazie al supporto di un’avvocata civile di Chiclayo, le vittime contattarono l’allora sacerdote e avvocato canonista Ricardo Coronado. I fatti verificati mostrano che furono loro a cercarlo —e non viceversa—, nonostante alcuni settori abbiano tentato di presentare il caso come una disputa personale tra Coronado e Prevost. Non esiste un fondamento solido per sostenere quell’ipotesi.

Profilo e traiettoria di Coronado

Coronado fu ordinato sacerdote a Chiclayo nel 1990. Era stato vicario giudiziario delle diocesi di Cajamarca, Chota e Chachapoyas, nella stessa provincia ecclesiastica di Chiclayo. Prima di accettare il caso delle bambine abusate da Eleuterio Vásquez, noto come “Lute”, Coronado accumulava 34 anni di ministero sacerdotale, 27 anni di esperienza come canonista e 21 anni come vicario giudiziario, senza sanzioni o procedimenti disciplinari precedenti. Accettare il caso Lute sarebbe stato il suo ultimo servizio: due mesi dopo fu allontanato senza preavviso come avvocato canonista e dimesso dallo stato clericale in un processo espresso, il cui fascicolo —antigiuridico fino al surreale— è stato potuto esaminare da Infovaticana.

Casi chiave contro il Sodalicio

Coronado, presentato in una campagna mediatica coordinata come presunto operatore sodale, aveva in realtà destacado nella difesa delle vittime di abusi all’interno della Chiesa, persino in casi emblematici contro il Sodalicio de Vida Cristiana. In diversi di essi ottenne il riconoscimento di indennizzi economici e ammissioni formali di responsabilità, contribuendo a svelare la perversione e l’insabbiamento all’interno di quell’organizzazione peruviana. Tra questi casi figurano: JRC, ex assistente personale di Luis Fernando Figari, sottoposto per anni a maltrattamenti di ogni tipo; Luis Cappeletti, sacerdote che richiese la dispensa dallo stato clericale dopo aver denunciato abusi e manipolazione spirituale; e Kay Martín Schmalhausen Panizo, ex prelato territoriale di Ayaviri, che denunciò di essere stato vittima di membri di alto rango del Sodalicio, inclusi Figari e Germán Doig. Tutti loro furono rappresentati da Ricardo Coronado. Di fronte a questi precedenti documentati e verificabili, alcuni media hanno indicato l’avvocato come presumibilmente affine al Sodalicio basandosi unicamente su una fotografia.

Da dove nasce la campagna del “bufala del Sodalicio”?

Una volta noti questi dati oggettivi, sorge la domanda: da dove nasce la campagna secondo cui tutto il cuestionamento dell’indagine sul caso Lute sarebbe un’invenzione del Sodalicio? La prima persona a sviluppare pubblicamente quella narrazione fu la giornalista Elise Allen dal medium Crux, che già prima del Conclave promuoveva l’idea di una persecuzione “ultraconservatrice” contro il cardinale Prevost. Quella tesi fu successivamente supportata da Austen Ivereigh, Religión Digital, Vida Nueva e El País.

L’argomento fu, fin dall’inizio, insostenibile: pretendeva di spiegare un caso di negligenza e abbandono con una presunta cospirazione. Una formula simile a quella che in Spagna ha tentato di utilizzare —senza troppo successo— Pedro Sánchez. Oggi, la strategia di comunicazione impulsata da Allen si rivela come un vicolo cieco. Quanto prima si riconosceranno gli errori, si riparerà il danno e si avanzerà senza tentare di infangare le vittime né coloro che le difesero, più credibile sarà il cammino di trasparenza che la Chiesa dice di voler percorrere.

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