Il moderatore dell’Opus Dei, Fernando Ocáriz, ha pubblicato questo 16 ottobre una nuova lettera ai suoi fedeli. A prima vista, il testo sembra una meditazione spirituale sulla fedeltà e la tradizione; ma letto nel contesto, il suo contenuto funge da una preparazione indiretta per la riforma imminente degli statuti che la Santa Sede sta studiando da giugno.
La frase chiave del messaggio lo lascia intravedere: «Al tempo stesso, nulla cambia nello spirito, né nel contenuto delle norme di pietà e consuetudini familiari». Ocáriz non parla ancora della riforma, ma mette la benda prima della ferita: avverte che, qualunque sia la nuova configurazione giuridica dell’Opus Dei, i membri devono mantenere intatto lo spirito, le consuetudini e il senso familiare ereditato da san Josemaría.
Un linguaggio preventivo
L’insistenza sul fatto che “nulla cambia nello spirito” si capisce solo se si attende un cambiamento esterno di grande portata. È il modo discreto, ma inequivocabile, con cui il prelato si anticipa all’impatto che causerà la imminente divisione dell’Opus Dei in tre entità giuridiche distinte: la prelatura clericale, la Società Sacerdotale della Santa Croce e un’associazione pubblica di fedeli per i laici.
Nella pratica, Ocáriz conferma implicitamente ciò che InfoVaticana ha pubblicato giorni fa: che la riforma è imminente, che altererà profondamente la struttura di governo e che a Roma si dà per scontato che il prelato non avrà più potestà sui laici.
Il messaggio tra le righe
Il tono generale della lettera è di serenità, ma anche di blindatura dottrinale. Il prelato chiama a conservare “le piccole consuetudini” e “la tradizione familiare”, sottolineando che l’unità dell’Opera non dipende dalla sua struttura giuridica, ma dalla fedeltà interiore dei suoi membri. È un discorso di continuità nella forma, ma che assume tacitamente la rottura di fondo.
Lo stesso Ocáriz cita una frase di Benedetto XVI sulla Tradizione come “fiume vivo che risale alle origini”, metafora che in questo contesto suona come un avvertimento: l’Opera potrà cambiare corso, ma deve cercare di non perdere la sua acqua. In definitiva, un appello all’obbedienza e alla resilienza spirituale prima di un riaffustamento inevitabile.
Una conferma senza dirlo
La pubblicazione di questa lettera —ore dopo la nota ufficiale che negava “novità”— dimostra che l’Opus Dei si sta già preparando per il momento in cui quelle novità saranno pubbliche. Non c’è smentita possibile, solo un appello alla fedeltà e all’accettazione. Lo stile di Ocáriz, contenuto e pastorale, agisce come uno scudo preventivo: chi avvisa i suoi figli che “nulla cambia”, è perché sa che tutto sta per cambiare.
La lettera integrale
Messaggio del Prelato (16 ottobre 2025)
Il prelato dell’Opus Dei invita a vivere con gratitudine e fedeltà la vocazione all’Opus Dei, mantenendo vivo il suo spirito e la sua tradizione familiare con amore e creatività apostolica.Cari molto amati: che Gesù mi custodisca le mie figlie e i miei figli!
Il 2 di questo mese abbiamo celebrato l’anniversario della fondazione dell’Opera, e il 6 quello della canonizzazione di san Josemaría. Sono due date che ci aiutano a considerare, con ringraziamento a Dio, la realtà della nostra vocazione all’Opus Dei, con la conseguente gioiosa responsabilità personale di sforzarci di essere e fare l’Opera al servizio della Chiesa.
Molti ricorderete queste parole del nostro Padre: «Così come rimane l’identità della persona attraverso le diverse fasi della crescita: infanzia, adolescenza, maturità…; così c’è, nel nostro sviluppo, evoluzione: altrimenti saremmo cosa morta. Rimane incrollabile il midollo, l’essenza, lo spirito, ma evolvono i modi di dire e di fare, sempre vecchi e nuovi, sempre santi» (Lettera 27, n. 56).
È soprattutto nell’apostolato personale, anche con lo sforzo di orientare cristianamente le professioni e le strutture umane, che dobbiamo mettere creatività e iniziativa personale nei modi di dire e di fare. Al tempo stesso, ci sforziamo di essere fedeli alle norme e consuetudini –di vita spirituale e apostolica– che ci ha trasmesso san Josemaría.
D’altra parte, ciò che esprime il nostro Padre, scrivendo che «evolvono i modi di dire e di fare», è stato e è una realtà lungo questo secolo di vita dell’Opera. Gli esempi di ciò sono numerosissimi. Al tempo stesso, nulla cambia nello spirito, né nel contenuto delle norme di pietà e consuetudini familiari. Naturalmente, non tutto ha la stessa importanza, poiché nel nostro spirito ci sono dalle realtà essenziali della vita cristiana –in primo luogo, l’Eucaristia–, fino a dettagli di cui possiamo pensare che il nostro Padre, come fondatore, avrebbe potuto omettere o sostituire con altri, senza toccare lo spirito. Tuttavia, conviene tenere presente che quelle realtà possono essere vissute con molto amore e acquisire così grande valore. E, inoltre, le piccole consuetudini contribuiscono anche a creare e mantenere una tradizione familiare che, nel suo complesso, ha importanza come un elemento in più di unità: di unità attuale e di unità vitale con l’origine. In questo contesto, e salvando le evidenti distanze, ricordo alcune parole di Benedetto XVI riferite alla Chiesa universale: «La Tradizione è il fiume vivo che risale alle origini, il fiume vivo in cui le origini sono sempre presenti» (Benedetto XVI, Udienza, 26–IV–2006).
A volte possiamo sperimentare la tentazione della routine nel vivere le norme di pietà, le consuetudini e i mezzi di formazione. Se ci sforziamo di farlo con amore non ci sarà routine né abituazione: l’amore rinnova tutte le cose (cfr. Ap 21,5). Come ci ha appena ricordato il Papa Leone XIV, «l’amore è prima di tutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla» (Dilexi te, n. 120). Ogni giorno avrà un nuovo splendore, e potremo riscoprire la bellezza del nostro spirito. Per questo, è importante tenere molto presente che desideriamo essere fedeli non solo a qualcosa –a un piano di vita– ma principalmente a qualcuno: a Gesù Cristo e, con lui e in lui, ai nostri fratelli e al mondo intero. Anche con questa prospettiva possiamo capire quell’esortazione del nostro Padre: «Siate fedeli, figli della mia anima, siate fedeli! Voi siete la continuità» (In dialogo con il Signore, n. 79). L’Opera è nelle nostre mani, come un’eredità ricevuta, un tesoro, che dobbiamo collaborare a far fruttificare e trasmettere, con la grazia di Dio e con gioia, nonostante le nostre personali limitazioni ed errori. E senza scoraggiarci nemmeno di fronte alle difficoltà esterne secondo i tempi e i luoghi.
Non smettiamo di unirci alla persona e alle intenzioni del Romano Pontefice, in questi momenti cruciali per la pace del mondo.
Con tutto l’affetto, vi benedice
vostro Padre
Fernando Ocáriz
Roma, 16 ottobre 2025