Il Vaticano abilita sale di preghiera per i musulmani nella sua Biblioteca Apostolica

Il Vaticano abilita sale di preghiera per i musulmani nella sua Biblioteca Apostolica

Il viceprefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Giacomo Cardinali, ha dichiarato al quotidiano italiano La Repubblica che agli studiosi musulmani che visitano l’istituzione viene fornito uno spazio per effettuare le loro preghiere. «Alcuni ricercatori musulmani ci hanno chiesto una sala con tappeto per pregare e gliel’abbiamo data, naturalmente», ha affermato.

La Biblioteca Vaticana, considerata l’archivio più importante della cristianità, conserva tra i suoi fondi «incredibilmente antichi esemplari del Corano», secondo Cardinali, nonché collezioni arabe, ebraiche, etiopi e cinesi.

L’universalità culturale di fronte all’identità cattolica

Le dichiarazioni del viceprefetto insistono sull’idea che la biblioteca sia un’istituzione «universale». Tuttavia, il gesto di abilitare uno spazio per la preghiera islamica all’interno di un recinto ecclesiale solleva interrogativi: fino a che punto può il Vaticano offrire facilitazioni per il culto a religioni estranee senza indebolire la propria identità?

Che nel cuore dell’archivio storico della Chiesa, dove sono custoditi documenti unici della fede cattolica, si riservino sale per la preghiera islamica, può essere interpretato come un segno di apertura… o come un preoccupante sintomo di confusione religiosa.

Il tesoro culturale della Chiesa

La Biblioteca Vaticana conserva un patrimonio senza paragoni: circa 80.000 manoscritti, 50.000 archivi, due milioni di libri stampati, 100.000 incisioni e stampe e 100.000 monete e medaglie. Cardinali ha ricordato che tra i suoi ritrovamenti figura un rarissimo manoscritto dell’Etica di Spinoza, nonché archivi medievali giapponesi salvati provvidenzialmente dal salesiano P. Marega negli anni venti.

Tuttavia, mentre si sottolinea la ricchezza storica e culturale della Biblioteca, le dichiarazioni del viceprefetto mettono in evidenza un contrasto: il Vaticano sembra più disposto a offrire facilitazioni per preghiere non cristiane che a garantire, in altre parti della Chiesa, la piena libertà dei cattolici nel conservare le loro tradizioni liturgiche.

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