Leone XIV chiede ai giovani di essere testimoni coraggiosi di Cristo nel suo primo messaggio per la GMG

Leone XIV chiede ai giovani di essere testimoni coraggiosi di Cristo nel suo primo messaggio per la GMG

Leone XIV ha pubblicato questo martedì 7 ottobre, memoria della Vergine del Rosario, il suo primo messaggio rivolto ai giovani in occasione della XL Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), che si celebrerà il prossimo 23 novembre nella solennità di Cristo Re. Sotto il tema tratto dal Vangelo di san Giovanni —«Anche voi rendete testimonianza, perché siete con me» (Gv 15,27)—, il Pontefice invita i giovani cattolici a rinnovare la loro amicizia con Cristo e a diventare missionari e costruttori di pace in una società segnata dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla secolarizzazione.

Questa Giornata Mondiale della Gioventù fa parte del itinerario di preparazione per il grande incontro internazionale della GMG a Seul 2026, al quale Leone XIV ha invitato a guardare come meta del cammino di fede e missione che ora inizia.

Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la XL Giornata Mondiale della Gioventù 2025

«Anche voi rendete testimonianza, perché siete con me» (Gv 15,27)

Cari giovani:

All’inizio di questo primo messaggio che vi invio, desidero prima di tutto dirvi grazie. Grazie per la gioia che ci avete trasmesso venendo a Roma per il vostro Giubileo, e grazie anche a tutti i giovani che si sono uniti a noi nella preghiera da diverse parti del mondo. È stato un evento prezioso per rinnovare l’entusiasmo della fede e condividere la speranza che arde nei nostri cuori. Per questo, facciamo in modo che l’incontro giubilare non sia un momento isolato, ma che segni, per ciascuno di voi, un passo avanti nella vita cristiana e un forte stimolo per perseverare nella testimonianza della fede.

Proprio questa dinamica è al centro della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo nella domenica di Cristo Re, il 23 novembre, e che avrà come tema «Anche voi rendete testimonianza, perché siete con me» (Gv 15,27). Con la forza dello Spirito Santo, come pellegrini di speranza, ci prepariamo a diventare coraggiosi testimoni di Cristo. Iniziamo, dunque, da ora, un cammino che ci porterà fino all’edizione internazionale della GMG a Seul, nel 2027. In questa prospettiva, mi piacerebbe soffermarmi su due aspetti della testimonianza: la nostra amicizia con Gesù, che riceviamo da Dio come un dono; e l’impegno di ciascuno nella società, come costruttori di pace.

Amici, quindi, testimoni

La testimonianza cristiana nasce dall’amicizia con il Signore, crocifisso e risorto per la salvezza di tutti. Questa non deve essere confusa con una propaganda ideologica, ma è un vero principio di trasformazione interiore e di sensibilizzazione sociale. Gesù volle chiamare «amici» i discepoli, a cui rivelò il Regno di Dio e chiese di rimanere con Lui per formare la sua comunità e inviarli a proclamare il Vangelo (cfr. Gv 15,15.27). Per questo, quando Gesù ci dice: «Rendete testimonianza», ci sta assicurando che ci considera suoi amici. Solo Lui conosce pienamente chi siamo e perché siamo qui: conosce il cuore di ciascuno di voi giovani, la vostra indignazione di fronte alla discriminazione e all’ingiustizia, il vostro desiderio di verità e bellezza, di gioia e pace; con la sua amicizia vi ascolta, vi motiva e vi guida, chiamando ciascuno a una vita nuova.

Lo sguardo di Gesù, che vuole sempre e solo il nostro bene, ci precede (cfr. Mc 10,21). Non ci vuole come servi, né come «attivisti» di un partito; ci chiama a stare con Lui come amici, affinché la nostra vita sia rinnovata. E la testimonianza nasce spontaneamente dalla gioiosa novità di questa amicizia. È un’amicizia unica, che ci dà la comunione con Dio; un’amicizia fedele, che ci fa scoprire la nostra dignità e quella degli altri; un’amicizia eterna, che nemmeno la morte può distruggere, perché ha il suo principio nel Crocifisso risorto.

Pensiamo al messaggio che ci lascia l’apostolo Giovanni alla fine del quarto Vangelo: «Questo discepolo è quello che rende testimonianza di queste cose e le ha scritte, e sappiamo che la sua testimonianza è vera» (Gv 21,24). Tutto il racconto precedente si riassume come una «testimonianza», piena di gratitudine e stupore, da parte di un discepolo che non dice mai il suo proprio nome, ma si definisce «il discepolo che Gesù amava». Questo appellativo è il riflesso di una relazione: non è il nome di un individuo, ma la testimonianza di un legame personale con Cristo. Questo è ciò che realmente importa per Giovanni: essere discepolo del Signore e sentirsi amato da Lui. Comprendiamo allora che la testimonianza cristiana è frutto della relazione di fede e amore con Gesù, in cui troviamo la salvezza della nostra vita. Ciò che scrive l’apostolo Giovanni vale anche per voi, cari giovani. Cristo vi invita a seguirlo e a sedervi al suo fianco, per ascoltare il suo cuore e condividere da vicino la sua vita. Ciascuno di voi è per Lui un «discepolo amato», e da questo amore nasce la gioia della testimonianza.

Un altro coraggioso testimone del Vangelo è il precursore di Gesù, Giovanni Battista, che «rendeva testimonianza alla luce, perché per mezzo di lui tutti credessero» (Gv 1,7). Sebbene godesse di grande fama tra il popolo, sapeva bene di essere solo una «voce» che indicava il Salvatore: «Ecco l’Agnello di Dio» (Gv 1,36). Il suo esempio ci ricorda che il vero testimone non ha come obiettivo occupare il centro della scena, non cerca seguaci che si uniscano a lui. Il vero testimone è umile e interiormente libero, prima di tutto da se stesso, cioè dalla pretesa di essere il centro dell’attenzione. Per questo è libero di ascoltare, di interpretare e anche di dire la verità a tutti, persino di fronte ai potenti. Da Giovanni Battista impariamo che la testimonianza cristiana non è un annuncio di noi stessi e non celebra le nostre capacità spirituali, intellettuali o morali. La vera testimonianza è riconoscere e mostrare Gesù, l’unico che ci salva, quando Egli si manifesta. Giovanni lo riconobbe tra i peccatori, immerso nell’umanità comune. Per questo il Papa Francesco insistette tanto su questo: se non usciamo da noi stessi e dalle nostre zone di comfort, se non usciamo incontro ai poveri e a coloro che si sentono esclusi dal Regno di Dio, non incontriamo Cristo né diamo testimonianza di Lui; perdiamo la dolce gioia di essere evangelizzati e di evangelizzare.

Cari fratelli, invito ciascuno di voi a continuare a cercare gli amici e i testimoni di Gesù nella Bibbia. Leggendo i Vangeli, vi renderete conto che tutti loro hanno trovato nella relazione viva con Cristo il vero senso della vita. Di fatto, le nostre domande più profonde non sono ascoltate né trovano risposta nel desplazamiento infinito dello schermo del cellulare, che cattura l’attenzione lasciando la mente stanca e il cuore vuoto. Non ci portano lontano se le teniamo rinchiuse in noi stessi o in cerchie troppo ristrette. La realizzazione dei nostri desideri autentici passa sempre attraverso l’uscita da noi stessi.

Testimoni, quindi, missionari

In questo modo, voi, giovani, con l’aiuto dello Spirito Santo, potete diventare missionari di Cristo nel mondo. Molti dei vostri coetanei sono esposti alla violenza, obbligati a usare le armi, forzati a separarsi dai loro cari, a migrare e a fuggire. Molti mancano di istruzione e di altri beni essenziali. Tutti condividono con voi la ricerca di senso e l’incertezza che l’accompagna, il disagio per le crescenti pressioni sociali o lavorative, la difficoltà di affrontare le crisi familiari, il doloroso senso di mancanza di opportunità, il rimorso per gli errori commessi. Voi stessi potete mettervi al fianco di altri giovani, camminare con loro e mostrare loro che Dio, in Gesù, si è fatto vicino a ogni persona. Come soleva dire il Papa Francesco: «Cristo mostra che Dio è prossimità, compassione e tenerezza» (Lettera enc. Dilexit nos, 35).

È vero, non sempre è facile dare testimonianza. Nei Vangeli troviamo spesso la tensione tra l’accoglienza e il rifiuto di Gesù, «la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno accolta» (Gv 1,5). Similmente, il discepolo-testimone sperimenta in prima persona il rifiuto e, a volte, persino l’opposizione violenta. Il Signore non nasconde questa dolorosa realtà, «se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Tuttavia, proprio questo diventa l’occasione per mettere in pratica il comandamento più alto, «amate i vostri nemici, pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44). Questo è ciò che hanno fatto i martiri fin dagli inizi della Chiesa.

Cari giovani, questa non è una storia che appartiene solo al passato. Ancora oggi, in molti luoghi del mondo, i cristiani e le persone di buona volontà soffrono a causa della persecuzione, delle menzogne e della violenza. Forse anche voi siete stati toccati da questa dolorosa esperienza e forse siete stati tentati di reagire istintivamente mettendosi al livello di coloro che vi hanno respinto, adottando atteggiamenti aggressivi. Ricordiamo, tuttavia, il saggio consiglio di san Paolo: «Non lasciarti vincere dal male. Al contrario, vinci il male con il bene» (Rm 12,21).

Perciò, non scoraggiatevi, come i santi, anche voi siete chiamati a perseverare con speranza, soprattutto di fronte alle difficoltà e agli ostacoli.

La fraternità come legame di pace

Dall’amicizia con Cristo, che è dono dello Spirito Santo in noi, nasce una forma di vivere che porta con sé il carattere della fraternità. Un giovane che ha trovato Cristo porta con sé ovunque il «calore» e il «sapore» della fraternità, e chiunque entri in contatto con lui o con lei si sente attratto da una dimensione nuova e profonda, fatta di prossimità disinteressata, di compassione sincera e di tenerezza fedele. Lo Spirito Santo ci fa vedere il prossimo con occhi nuovi, ¡nell’altro c’è un fratello, una sorella!

La testimonianza di fraternità e pace che l’amicizia con Cristo suscita in noi ci libera dall’indifferenza e dalla pigrizia spirituale, facendoci superare l’isolamento e la diffidenza. Inoltre, ci unisce gli uni agli altri, spingendoci a impegnarci, dal volontariato alla carità politica, per costruire nuove condizioni di vita per tutti. Non seguite coloro che usano le parole della fede per dividere; organizzatevi, invece, per eliminare le disuguaglianze e riconciliare le comunità polarizzate e oppresse. Per questo, cari amici, ascoltiamo la voce di Dio in noi e vinciamo il nostro egoismo, diventando laboriosi artefici di pace. Allora quella pace, che è dono del Signore Risorto (cfr. Gv 20,19), si renderà visibile nel mondo attraverso la testimonianza comune di coloro che portano il suo Spirito nel cuore.

Cari giovani, di fronte alle sofferenze e alle speranze del mondo, fissiamo il nostro sguardo in Gesù. Mentre agonizzava sulla croce, Egli affidò la Vergine Maria come madre a Giovanni, e a lei Giovanni come figlio. Quel ultimo dono d’amore è per ogni discepolo, per tutti noi. Vi invito, dunque, ad accogliere questo santo legame con Maria, Madre piena di affetto e comprensione, coltivandolo specialmente con la preghiera del rosario. Così, in ogni situazione della vita, sperimenteremo che non siamo mai soli, ma che siamo sempre figli amati, perdonati e incoraggiati da Dio. Di tutto questo, ¡rendete testimonianza con gioia!

Città del Vaticano, 7 ottobre 2025, Memoria della Beata Vergine Maria del Rosario.

LEONE PP. XIV

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