La Commissione delle Conferenze Episcopali della Unione Europea (COMECE) ha esortato la Commissione Europea a reinstaurare il ruolo di Inviato Speciale per la libertà di religione o convinzioni al di fuori dell’Unione.
La posizione, creata nel 2016 come strumento diplomatico per dare voce alle comunità perseguitate, è stata fondamentale nella denuncia e nel monitoraggio delle violazioni di questo diritto umano nel mondo. Nella sua dichiarazione, i vescovi lamentano che la posizione rimanga vacante da mesi e avvertono che questa omissione trasmette un segnale di indifferenza verso milioni di credenti che subiscono attacchi e discriminazione per la loro fede, in particolare comunità cristiane che soffrono una persecuzione sistematica in Africa, Medio Oriente e Asia.
Un diritto fondamentale dimenticato da Bruxelles
La COMECE ricorda che la libertà di pensiero, coscienza e religione è consacrata nell’articolo 10 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e costituisce una pietra angolare della dignità umana. Tuttavia, questo principio continua a essere attaccato in molte regioni, dove le minoranze religiose sono trattate come cittadini di seconda classe e vivono sotto minaccia permanente. Per i prelati, lasciare vacante un ruolo creato proprio per difendere questa causa indebolisce la credibilità di Bruxelles e contraddice il suo proclamato impegno per i diritti umani.
La cronologia del ruolo e la sua mancanza di continuità
La posizione è stata occupata per la prima volta nel 2016 dallo slovacco Jan Figel, che ha esercitato fino al 2019. Dopo un lungo vuoto, nel maggio 2021 la Commissione Europea ha nominato il cipriota Christos Stylianides, ma la sua gestione è terminata dopo pochi mesi accettando un’altra responsabilità politica. Da allora, il ruolo è tornato a essere deserto, il che riflette, secondo la denuncia dei vescovi, una preoccupante mancanza di priorità per l’Unione in un momento in cui la difesa della libertà religiosa è più urgente che mai.
Un appello urgente all’azione
Di fronte a questo panorama, i vescovi europei chiedono alla Commissione Europea di nominare immediatamente un nuovo Inviato Speciale, di rafforzare il suo mandato e di assegnargli le risorse necessarie per agire con efficacia. Insistono sul fatto che non si tratta di un gesto simbolico, ma di un obbligo morale e politico dell’Unione Europea, fondata sui valori della dignità umana e della libertà. La Chiesa, assicurano, è disposta a collaborare in questa tarefa nell’ambito dell’articolo 17 del Trattato sul Funzionamento dell’UE.
Tra agende ideologiche e cristiani perseguitati
L’appello della COMECE mette in evidenza un contrasto scomodo: mentre Bruxelles promuove con determinazione politiche progressiste in materia di genere e aborto, trascura la difesa della fede e dei cristiani perseguitati, che continuano a essere la minoranza religiosa più perseguitata del pianeta. Per i vescovi, relegare questa causa essenziale significa tradire l’identità europea e abbandonare coloro che hanno più bisogno di protezione.
