Leone XIV: un'opportunità d'oro per chiudere il caso

Leone XIV: un'opportunità d'oro per chiudere il caso

In InfoVaticana siamo stati molto chiari —e molto critici— con l’episodio di Robert Prevost come vescovo di Chiclayo. La sua gestione del caso Lute a Chiclayo ci è sembrata un manuale di ciò che non deve essere fatto: guardare dall’altra parte, mescolare prescrizione civile e canonica e finire per trasmettere alle vittime che la Chiesa non aveva mezzi né volontà di indagare. E lo continuiamo a dire: quello fu una negligenza clamorosa. Non è la fine del mondo, ma è ciò che fu.

Ma oggi, Leone XIV ha davanti un’occasione d’oro. Il presunto pedofilo Eleuterio Vásquez, alias Lute, ha chiesto la dispensa dallo stato clericale come chi chiede un salvacondotto per sfuggire al giudizio. Se il Papa concede quella grazia, il caso si chiuderà in falso: senza sentenza, senza verità, senza riparazione. Una mossa magistrale per l’abusatore e un colpo mortale alla credibilità della Chiesa.

L’alternativa è semplice e luminosa: negare la dispensa e ordinare tutte le indagini che non furono fatte a suo tempo, come richiede un processo canonico con tutte le garanzie. Non si tratta di vendetta, si tratta di giustizia. Un processo serio, con testimonianze raccolte in verbale, con trasparenza verso le vittime e con la chiarezza che il Diritto Canonico esige.

È qui che Leone XIV può dimostrare se il suo pontificato sarà un altro capitolo dell’insabbiamento istituzionale, o l’inizio di una vera purificazione. Perché accettare la trappola di Lute equivarrebbe a dire che nella Chiesa basta chiedere la dimissione per liberarsi da ogni responsabilità. E questo sarebbe devastante, non solo per le vittime, ma per tutto il Popolo di Dio.

Nessuno chiede al Papa miracoli impossibili: solo che adempia ciò che tante volte ha detto in pubblico, che alle vittime bisogna ascoltarle e crederle.

Il dilemma è chiaro: o Leone apre la porta sul retro al pedofilo Lute, o si converte nel Papa che ebbe il coraggio di giudicarlo.

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