Le vittime del sacerdote Eleuterio Vásquez González, noto come Lute, hanno chiesto formalmente al Papa León XIV di non concedere la grazia della dispensa dallo stato clerical richiesta dall’accusato. In una lettera inviata direttamente al Santo Padre, le denuncianti avvertono che accettare tale richiesta equivarrebbe a chiudere in modo falso il processo canonico pendente nella Diócesis de Chiclayo, privandole di verità, giustizia e riparazione.
“Desideriamo esprimere con rispetto” —si legge nella missiva— che detto sacerdote è implicato in un processo di indagine per abusi sessuali che, fino a questo momento, non è stato investigato né concluso in modo giusto nei confronti delle vittime. Per questo, preghiamo che questa grazia non sia concessa finché il processo possa essere portato a termine in giustizia e verità.
La lettera, firmata da Ana María Quispe Díaz e da altre due vittime, è stata inviata anche al Dicasterio per la Dottrina della Fede, competente in materia di delitti riservati.
Una richiesta che le vittime considerano una manovra per evitare il processo
Le denuncianti sostengono che la richiesta di dispensa presentata dal sacerdote non è un atto di pentimento, ma una strategia per evitare il processo ecclesiastico e la pronuncia di una sentenza. Secondo i rapporti inviati a Roma, concedere la dispensa in questo contesto supporrebbe “estinguere la causa senza risolverla”, impedendo qualsiasi indagine o risoluzione di fondo.
Il team giuridico che accompagna le vittime ricorda che la grazia della dispensa dallo stato clerical è un riconoscimento della coerenza di un sacerdote che per motivi legittimi non vuole continuare con gli obblighi che richiede il suo ministero sacerdotale, per cui non procede tramitare tale grazia mentre esiste un processo penale in corso, proprio per evitare che gli accusati sfuggano alla loro responsabilità davanti alla giustizia ecclesiale.
Il ruolo di Ius Canon e del rapporto internazionale
L’accompagnamento legale e canonico alle denuncianti si realizza attraverso l’associazione Ius Canon, dedicata a promuovere la trasparenza e la corretta applicazione del Diritto Canonico nei procedimenti interni della Chiesa.
L’associazione ha facilitato alle vittime uno studio giuridico internazionale con sede a Madrid e presenza in Spagna e America Latina, che ha analizzato in un esteso rapporto la cronologia del caso e l’azione delle autorità ecclesiastiche dal 2004 fino ad oggi.
Lo studio, tra l’altro, conclude che ammettere la dispensa richiesta dal sacerdote “contravverrebbe ai principi della grazia della dispensa e equivarrebbe a chiudere la causa in modo irregolare, generando un’apparenza di impunità e frustrando il diritto delle vittime a un’indagine effettiva”.
Javier Tebas Llanas, avvocato responsabile, dichiara:
«Abbiamo analizzato in dettaglio tutte le informazioni disponibili. A seguito di ciò è stato realizzato un rapporto esaustivo che dimostra che mancano sia documenti che prove da praticare. Le vittime hanno chiesto questioni molto basilari, il minimo aspettabile in qualsiasi ordinamento giuridico che fino ad ora non hanno avuto»
