Padre Custodio Ballester: il processo a Málaga è stato visto per sentenza

Padre Custodio Ballester: il processo a Málaga è stato visto per sentenza

La Sezione Prima dell’Audiencia Provinciale di Málaga ha lasciato visto per sentenza il processo in cui la Procura chiede tre anni di carcere per il padre Custodio Ballester, accusato di reato d’odio per le sue manifestazioni critiche verso l’islam. Si chiede anche la stessa pena per il sacerdote Jesús Calvo e quattro anni per Armando Robles, direttore di Alerta Digital, insieme alla chiusura del portale, secondo quanto riportato da Europa Press.

Il ministero pubblico sostiene che articoli e programmi diffusi tra il 2016 e il 2017 costituiscono incitamento all’odio contro migranti e musulmani. L’accusa particolare, esercitata dall’associazione Musulmanes contra la Islamofobia, insiste sul fatto che i messaggi “demonizzano un intero collettivo” e generano ostilità.

Custodio Ballester: “Sto tranquillo; ho detto ciò che dovevo dire”

Uscendo dall’aula, il P. Custodio si è presentato ai media con serenità:

“Questa è una specie di esame finale. C’è stato un tribunale, un esame orale, e quindi sto aspettando il voto. Ho risposto ciò che dovevo rispondere. Pertanto, sto tranquillo.”

Il sacerdote ha ricordato che le sue parole sono state pronunciate in un contesto specifico, in un’intervista in cui si affrontava il tema del yihadismo in Catalogna, come riportato dalle trascrizioni della polizia. “Non mi pento”, ha insistito.

In tono ironico, il P. Custodio ha denunciato la sproporzione dell’accusa:

“Se fossimo in Afghanistan o Pakistan, la Procura mi avrebbe chiesto la pena di morte. Qui in Spagna, grazie a Dio, mi hanno chiesto tre anni; quindi io gliene sono veramente grato.”

Per lui, ciò che è in gioco è la libertà di espressione:

“Questo che chiamano reato d’odio sta portando all’autocensura, affinché esca solo il discorso ufficiale. Sembra che ci sia un racconto che tutti dobbiamo ripetere come pappagalli. C’è libertà di pensare: voi e io anche.”

Un processo che mette in discussione la libertà di espressione

La Procura sostiene che i contenuti, lungi dalla critica legittima, “eccedono la libertà di espressione”. Tuttavia, le difese ricordano che le dichiarazioni erano dirette al yihadismo radicale e all’immigrazione illegale, non a tutti i musulmani, e parlano di un “processo politico”.

Le richieste di carcere si basano sull’applicazione dell’articolo 510 del Codice Penale, che qualifica come reato l’incitamento all’odio. Un precetto sempre più usato in Spagna contro voci critiche e che, secondo i giuristi, si sta trasformando in uno strumento per imporre un pensiero unico.

Appoggi al P. Custodio e critica alla persecuzione giudiziaria

Alle porte della Città della Giustizia di Málaga, circa una cinquantina di persone si sono radunate in preghiera per sostenere gli accusati. A Madrid, l’Asociación de Abogados Cristianos ha consegnato più di 27.000 firme chiedendo il ritiro dell’accusa contro il padre Custodio.

Inoltre, un manifesto firmato dall’ex-magistrato della Corte Suprema Javier Borrego e sostenuto da quasi un centinaio di giuristi denuncia l’ingiustizia del processo e l’uso espansivo del reato d’odio. “Denunciare il yihadismo radicale non può essere motivo di persecuzione giudiziaria”, ha aggiunto l’Osservatorio per la Libertà Religiosa in un comunicato.

Una causa con implicazioni politiche e religiose

Quello che è iniziato come un dibattito sull’islam e sull’identità culturale europea è finito in un processo penale con 8 anni di logoramento che contrappone l’avvertimento sul yihadismo a un tipo penale di “odio” che, sempre di più, minaccia la libertà religiosa e di coscienza in Spagna, e che a quanto pare è solo per alcuni.

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