Quando Leone XIV afferma che “non è realmente provida chi si oppone all’aborto ma ammette la pena di morte”, non solo lancia uno slogan contemporaneo: con un colpo di penna spazzola via secoli di insegnamento cattolico, sostenuto da santi, dottori e papi canonizzati. La tradizione della Chiesa è chiara e costante: l’aborto è sempre un crimine abominevole contro l’innocente indifeso, mentre la pena di morte, in determinate circostanze, può essere un esercizio legittimo dell’autorità per proteggere il bene comune.La chiarezza su questo punto non è stata patrimonio di pochi, ma una verità che attraversa tutta la storia della Chiesa. Autori canonizzati così diversi come San Efrem, San Ilario, San Gregorio Nazianzeno, San Ambrogio, San Girolamo, San Giovanni Crisostomo, Sant’Agostino, San Bernardo di Chiaravalle, Sant Tommaso d’Aquino, San Pietro Canisio, San Roberto Bellarmino e Sant’Alfonso Maria de’ Liguori coincisero nel riconoscere che la pena capitale, sebbene in molti casi non si raccomandi di applicarla, è in principio moralmente legittima. Non era una questione secondaria: tutti distinsero con nettezza tra uccidere l’innocente —sempre illecito— e punire il colpevole —possibile sotto condizioni legittime—.Anche San John Henry Newman, che sarà proclamato Dottore della Chiesa tra un mese dallo stesso Leone XIV, sviluppò la stessa idea nella sua Lecture 8 delle Lectures on the Present Position of Catholics in England, dove Newman assumeva come evidente che l’autorità civile avesse nelle sue mani il potere di applicare la pena di morte, in continuità con la tradizione morale della Chiesa.D’altra parte, la condanna all’aborto è stata molto ferma. Sant Tommaso lo descriveva come un crimine particolarmente grave perché elimina l’essere umano nella sua prima fase di vita e lo priva persino della possibilità del battesimo. San Alfonso lo qualificava senza giri di parole come omicidio diretto e sempre illecito. Papi come Innocenzo I e Pio V reiterarono la stessa dottrina, il primo nelle sue lettere ai vescovi, il secondo imponendo la scomunica automatica a chi lo procurasse. Pio X, nel suo Catechismo Maggiore, chiarì che il quinto comandamento proibisce ogni attentato contro la vita innocente, ma non esclude il diritto dell’autorità di applicare pene giuste, inclusa quella capitale, contro delinquenti provati.
Tutto questo fa parte di un unico filo dottrinale: l’aborto mai, sotto nessun motivo; la pena di morte, solo sotto condizioni rigorose e con autorità legittima. La Chiesa ha sempre saputo distinguere ciò che oggi è stato presentato come una confusione difficile da comprendere. Per questo le parole di Leone XIV risultano così sorprendenti. Presentandosi come giudice di ciò che significa “essere provida”, disautorizza con leggerezza giganti della fede: dai Padri come Efrem e Agostino fino a dottori successivi come Tommaso d’Aquino, Bellarmino o Newman. E nel cammino disfa la coerenza di una dottrina mantenuta per secoli.
