WOW Fest Madrid: l'ennesimo tentativo di «molare» che naufraga

WOW Fest Madrid: l'ennesimo tentativo di «molare» che naufraga
La ricetta non è nuova. Già negli anni ’70 si è pensato che, per attirare i giovani, bisognasse organizzare “festival giovanili cattolici”, una specie di imitazione economica di ciò che fa il mondo, ma con un filtro beato. Mezzo secolo dopo, le statistiche sulla pratica religiosa e le vocazioni in picchiata dimostrano il risultato: fallimento clamoroso.Questo fine settimana lo abbiamo visto di nuovo con il WOW Fest di Madrid. Un investimento di risorse, parrocchie mobilitate, delegazioni diocesane intere, supporto mediatico del gruppo COPE… ¿e il risultato? Duemila o tremila ragazzi, nel migliore dei casi. Sempre meno. Accoglienza fredda, atmosfera desolata e, peggio ancora, un profondo sconcerto in coloro che si supongono responsabili della pastorale giovanile.

Un “Madcool” fiacco

L’idea era fare un Madcool cattolico, una specie di macrofestival di luci, musica e magliette colorate. Ma se competi con il mondo sul suo stesso terreno, è normale che tu perda. Il problema non è tanto che il WOW Fest sia “cattivo”: ciò che è veramente grave è che è innocuo. Non tocca il cuore, non smuove la coscienza, non conduce all’eterno. Nel migliore dei casi, lascia i giovani come sono entrati, o più annoiati.

Nel frattempo, fenomeni come Hakuna —a prescindere da ciò che ognuno pensa del movimento— crescono perché nascono in modo organico, perché c’è qualcosa di autentico. Il WOW Fest, al contrario, puzza di evento progettato in ufficio, con burocrazia, agenzia di comunicazione, budget gonfiato e tante foto per la memoria diocesana, ma senza anima.

Trasparenza e autocritica

Sarebbe un minimo di onestà che qualcuno spiegasse quanto è costato tutto questo, quali agenzie si sono aggiudicate il contratto, quali risorse economiche delle diocesi sono state destinate. Perché se il risultato è così povero, i fedeli hanno il diritto di esigere trasparenza.

Il problema di fondo è una struttura di delegazioni giovanili che da decenni macina denaro e sforzi nel tentativo di “presentarsi al mondo come un piano figo”. Ma i giovani non cercano ciò che è figo. Cercano l’eterno, il vero, ciò che rimane. Se si offre loro una brutta copia di festival, la risposta sarà quella che abbiamo visto: cattiva musica, cattivo suono, cattiva illuminazione, atmosfera fredda e effeminata. E, più preoccupante, sempre meno giovani.

Non capiscono

Sono passati cinquant’anni e la gerarchia continua a non capire. Finché si continuerà a dedicare a organizzare “schifezze” come il WOW Fest, il risultato sarà sempre lo stesso: fallimento, usura e vuoto. E il più grave: un’altra opportunità persa per mostrare ai giovani l’unica cosa che può salvarli: Cristo.

Il teologo tedesco Ulrich L. Lehner, espone bene nel suo libro «Dios no mola», ricordando che  di fronte al Dio edulcorato della postmodernità, c’è il Dio vero della Bibbia; di fronte al Dio bonaccione dei manuali di autoaiuto, c’è il Dio paradossale – iracondo e misericordioso allo stesso tempo – del cattolicesimo; di fronte al Dio che ci ricompensa per i nostri meriti, c’è il Dio amorevole che ci offre il dono immeritato della grazia; di fronte al Dio moralista, c’è il Dio che ci tira fuori dalla nostra zona di comfort e ci chiama all’avventura, trasformandoci. Questa è la chiamata di cui i giovani hanno bisogno, una chiara, senza dolcificanti né ornamenti.

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