Venezuelani si manifestano per una “canonizzazione senza prigionieri politici” e chiedono il sostegno del Papa Leone XIV

Venezuelani si manifestano per una “canonizzazione senza prigionieri politici” e chiedono il sostegno del Papa Leone XIV

Familiari di detenuti, attivisti e organizzazioni per i diritti umani si sono riuniti questa domenica 28 settembre davanti all’ambasciata d’Italia a Caracas per esigere la liberazione dei prigionieri politici in Venezuela. La mobilitazione fa parte della campagna #CanonizaciónSinPresosPolíticos, che mira a visibilizzare la crisi e a reclamare al Papa Leone XIV la sua mediazione presso il regime di Nicolás Maduro.

Gli organizzatori hanno consegnato una lettera aperta al Vaticano in cui descrivono la canonizzazione di José Gregorio Hernández e Carmen Rendiles, prevista per il 19 ottobre, come “un’opportunità unica per la libertà, la pace e la riconciliazione”.

María Corina Machado: “Intercedete per ciascuno dei nostri eroi sequestrati”

La leader dell’opposizione María Corina Machado ha sostenuto la campagna e ha chiamato alla solidarietà internazionale:
“Oggi alziamo la nostra voce per chiedere una canonizzazione senza prigionieri politici. Chiediamo alla vostra santità, il papa Leone, e a tutta la gente di buona volontà in tutto il mondo di intercedere per ciascuno dei nostri eroi sequestrati”, ha espresso in un messaggio diffuso sui social network.

Machado ha sottolineato che i venezuelani lottano “per la libertà, per la giustizia, per la verità e per la famiglia” e ha chiesto che l’evento religioso più importante nella storia recente del paese non sia segnato dalla repressione.

823 prigionieri politici secondo il Foro Penal

Secondo le cifre del Foro Penal, attualmente ci sono 823 prigionieri politici in Venezuela. Il Comité por la Libertad de los Presos Políticos (Clipp) ha promosso l’iniziativa digitale affinché i cittadini dentro e fuori dal paese firmino il documento indirizzato al Papa.

Il testo denuncia “detenzioni arbitrarie”, isolamento prolungato, sparizioni forzate e maltrattamenti, pratiche che –secondo familiari e ONG– colpiscono non solo i leader dell’opposizione, ma anche cittadini di diverse condizioni sociali.

Risonanza internazionale e pressione diplomatica

La campagna coinvolge anche governi stranieri. Le ONG hanno confermato che tra i prigionieri figurano almeno sette cittadini con nazionalità italiana. Il Ministero degli Esteri italiano ha già gestito la liberazione di due italo-venezuelani ad agosto e mantiene negoziati per altri detenuti.

Attivisti come Andreína Baduel hanno precisato che la lettera fa parte di un insieme di azioni che saranno dispiegate prima della canonizzazione, cercando di sfruttare il simbolismo dell’evento religioso per esigere garanzie sui diritti fondamentali.

Il regime nega i prigionieri politici

Nonostante le denunce, il regime di Maduro e la procura insistono sul fatto che non esistono prigionieri politici e che tutti i detenuti affrontano processi per reati comuni.
Le organizzazioni per i diritti umani respingono questo argomento e sostengono che si tratta di ritorsioni per aver esercitato il dissenso.

I familiari hanno ribadito che celebrare “il giubileo della speranza e la canonizzazione senza prigionieri politici sarebbe un gesto di immensa volontà e un passo storico verso la pace”.

 

Fonte: Infobae

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