Il complesso di Castel Gandolfo, residenza estiva dei papi, sarà teatro di una forte controversia dopo che è stato reso noto che il celebre chef Art Smith, attivista LGBT e in “matrimonio” omosessuale con l’artista Jesús Salgueiro, guiderà il nuovo ristorante del progetto Borgo Laudato Si’, previsto per l’inaugurazione nella primavera del 2026.
Smith, noto per aver lavorato per Oprah Winfrey e Lady Gaga, è stato scelto da un comitato vaticano per dirigere l’offerta gastronomica insieme a Phil Stefani, del Stefani Restaurant Group di Chicago. Secondo dichiarazioni riportate da LifeSiteNews, gli chef hanno persino sostenuto un’“audizione” culinaria per le autorità del Vaticano prima di essere confermati nell’incarico.
Percorso segnato dall’attivismo LGBT
La designazione di Smith ha generato dibattito, dato il suo lungo storico di militanza omosessuale. Nel 2006, lui e il suo partner sono stati incorporati nel Chicago LGBT Hall of Fame. Inoltre, hanno promosso campagne ed eventi come il Big Gay Ice Cream Social, e hanno persino organizzato una cerimonia con oltre 100 “matrimoni” tra persone dello stesso sesso.
Nel 2015, quando hanno adottato i loro figli, questi hanno ricevuto una benedizione personale di Francisco, in un gesto che Smith ha qualificato come storico, essendo la prima coppia omosessuale a presentare i loro figli al battesimo nella cattedrale di Chicago.

Smith ha dichiarato apertamente la sua lotta contro aziende critiche con l’ideologia di genere, affermando: “Non servo pasta Barilla nei miei ristoranti” dopo le dichiarazioni dell’azienda in difesa del matrimonio tradizionale.
Critiche dentro e fuori la Chiesa
La nomina di Smith mette in evidenza la tensione tra la dottrina cattolica e la politica di apertura agli attivisti che pubblicamente sfidano l’insegnamento morale della Chiesa sul matrimonio e la sessualità.
LifeSiteNews ha ricordato che, in interviste passate, lo chef si è vantato di essere pioniere nella promozione dell’agenda omosessuale nei festival di cibo e di aver ricevuto supporto esplicito dal Vaticano.
La decisione di porre a capo di uno spazio emblematico come Castel Gandolfo un personaggio pubblicamente identificato con l’agenda LGBT e contrario all’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia costituisce un grave segno di incoerenza ecclesiale. Invece di offrire una testimonianza chiara di fedeltà alla dottrina, si proietta l’immagine di un’istituzione che legittima pratiche e stili di vita opposti al Vangelo, seminando confusione tra i fedeli e indebolendo la credibilità morale della Chiesa in un momento di profonda crisi culturale e spirituale.

