Di: Luis López Valpuesta
In memoria di Charlie Kirk (1993-2025).
Data la mia scarsa presenza sui social network, ammetto con rammarico che, fino allo stesso giorno della sua morte, non avevo la minima idea di chi fosse Charlie Kirk. Vedendo la notizia del suo assassinio su Antena 3 (una televisione presumibilmente moderata ma che fin dall’inizio lo squalificava come «un attivista di estrema destra») chiesi con curiosità a mio figlio. E lui, alquanto sconvolto dalla notizia nonostante le sue idee progressiste (peccati di gioventù), mi commentò che i suoi amici più conservatori erano sotto shock perché lo seguivano sui social network. Mi disse anche che era qualcuno molto vicino a Trump. Io aggrottai la fronte: pensai immediatamente che mi trovavo di fronte a uno di quei tanti freak che spuntano e appassiscono accanto all’inclassificabile quarantesimo settimo leader del mondo libero.
Poco dopo mi rivolsi a internet, e sembrò confermare quella percezione negativa. Le prime riferimenti che ottenni su Charlie Kirk in rete me lo presentavano come un essere sinistro senza attenuanti: un «ultra», un «ultraconservatore», un «fascista spregevole che disprezzava i neri e i trans», in definitiva, «un provocatore»; qualcuno che aveva comprato molti biglietti per essere sparato; «un fanatico -in definitiva- a cui hanno sparato». Cioè, sulla sua persona si riversava un giudizio molto peggiore di quello che un tempo facevano quei rispettabili codardi (intellettuali, professori universitari…) sulle vittime del terrorismo, quel abietto «qualcosa avrà fatto»; una miserabile frase che abbiamo sentito troppe volte là dove gli assassini di ETA imponevano il loro terrore. Nel caso di Charlie Kirk la sinistra sapeva perfettamente cosa aveva fatto, ed era patente, quindi, la causa per cui era stato eliminato: semplicemente era un fascista e sappiamo che il miglior fascista è quello morto. La sinistra, sempre così sottile.
Sinceramente, quel sudicio modo di riferirsi a un uomo giovane, sposato e con figli piccoli, un divulgatore di idee sparato e assassinato mentre dibatteva con giovani in un campus universitario, mi sembrò spregevole e ripugnante. Anche se quegli insulti si fossero adattati con precisione alla realtà dei suoi atti e delle sue parole, anche se lui fosse stato più razzista di Sabino Arana, per esempio. Ricordo, a questo proposito, che quando morì di cancro il sequestratore di Ortega Lara, che lo torturò per quasi due anni in un zulo, cioè un fascista vero, i giornalisti si accalcarono accanto alla sua vittima per strappargli un titolo. Ma lui li deluse e con eleganza si limitò a rispondere: «Che riposi in pace». La «classe», la «categoría», «l’onore» o è sempre qualcosa di proprio dell’anima o non è.
Fortunatamente cominciarono a emergere moltissimi video con i suoi interventi (e sempre davanti a pubblici plurali, non come quelli de «La revuelta»). E poiché la prudenza esige di ricorrere sempre alle fonti primarie, visionai serenamente molti di essi. Come intuivo, si era realizzata una caricatura grossolana di un uomo con idee molto solide e fondate, che assolutamente nulla avevano a che fare con il fascismo o il razzismo, e sì molto con il cristianesimo (in realtà quasi tutto ciò che diceva aveva impronta cristiana). In tal modo mi commossi poco a poco per la lucidità, la chiarezza, la bontà, il coraggio di quell’uomo (e la sua pazienza e rispetto nel dibattere faccia a faccia con tipi e tipe, tipeggi e tipeggie che veramente lo odiavano, perché il peggiore odio è l’odium fidei). Con quanta intelligenza e cuore difendeva la patria, la famiglia, e tutti i principi innegociabili di una civiltà cristiana, assediata da tutti i fianchi dall’errore di un progressismo tanto empio quanto totalitario e criminale. Concretamente, la sua condanna dell’aborto era tanto contundente quanto ben fondata. E, soprattutto, ¡quale amore assoluto per Cristo, di cui si riconosceva come redento da Lui, senza vergognarsi del Nostro Signore come fanno tanti cristiani impauriti del nostro tempo! La sua fede cristiana -protestante, sebbene sua moglie fosse cattolica- impregnava ogni parola che usciva dalla sua bocca, cosicché, oltre a sentire un’immensa pena per la sua ingiusta morte, mi indignavo con zelo religioso per il modo in cui veniva insultato, persino in mezzi di comunicazione -in principio- non radicali.
Fu allora -meditando su quella squalifica universale del personaggio da parte della sinistra, del centro e persino della destrina codarda che lo giudicava come radicale o ultra- che, grazie a un’intuizione immediata, potei comprendere perché non avevo percepito alcun tratto di umanità in tanta gente che si supponeva temperata (inclusi i parlamenti europei e degli USA, che boicottarono gli atti in sua memoria). Un’intuizione agghiacciante come spiegherò a seguire.
Tutti sappiamo -Charlie Kirk il primo- che la sinistra ha imposto oggi la sua cosmovisione totalitaria (e pseudoreligiosa) della realtà, in quasi tutti i ambiti dell’informazione, della politica generale e della vita universitaria. E non ci fu dogma progressista che Charlie Kirk non combattesse con «la spada a doppio filo della sua parola” (che si ispirava alla Parola di Dio). Tutta l’artiglieria della Parola divina era impiegata nobilmente contro gli errori e i disorientamenti morali e intellettuali del nostro tempo: il genere, il femminismo, l’omosessualismo, l’aborto e la cultura della morte, il neomaltusianismo, il cambiamento climatico di presunta origine antropica (e le politiche nefaste che si sono implementate), il materialismo scientifico come unico paradigma del sapere, l’agenda 2030… In fin dei conti, una moderna dogmatica che si è assestata in modo generale in tutti gli ambiti pubblici, e assalta l’anima dei nostri figli nelle scuole. Ma non si sono imposte precisamente per la forza della loro convinzione razionale, per il loro indiscutibile adattamento alla realtà delle cose, o per la loro evidenza, in definitiva. Assolutamente no. Si sono implementate grazie alla maggiore sagacia dei figli delle tenebre (Lc. 16,8), che hanno seguito con volontà incrollabile la nota sentenza marxista che «al passato bisogna fare a pezzi», un passato costruito dai valori della civiltà cristiana. Massima comunista che in fondo non è altro che una variante di quella primitivissima regola data all’inizio dell’avventura umana dal più grande bugiardo, assassino e totalitario che esiste: «sarete come dèi».
Ebbene, senza il minimo complesso, Charlie Kirk dibatteva con chiunque osasse confrontare idee, per dimostrargli la scarsa consistenza di tali fallacie progressiste, fabbricate ex profeso per distruggere qualsiasi indizio di civiltà cristiana. E come buon conoscitore delle Scritture, Charlie Kirk sapeva che era prevedibile che la degenerazione del mondo intellettuale arrivasse a questo punto insopportabile in cui oggi viviamo. Di fatto, basta una attenta lettura della Bibbia per accorgersi che ciò che oggi palpiamo con chiarezza e lucidità, si adatta al millimetro con aquello su cui ci avvertì il Signore quando arrivassero gli ultimi tempi:
«a causa del mio nome si scandalizzeranno molti, e si tradiranno l’un l’altro e si odieranno, e sorgeranno molti falsi profeti che inganneranno molti, e per l’eccesso della malvagità si raffredderà la carità di molti».
Così dice l’Evangelista Matteo. E Luca, con grande rammarico, metterà in bocca a Cristo questa riflessione:
«Quando verrà il Figlio dell’uomo. Troverà fede sulla terra?»
Il Signore parla di un «eccesso di malvagità», un ambiente tanto insopportabile e asfissiante, che farà gettare la spugna a molti («si raffredderà la carità»). In relazione a «i buoni», alcuni capitoleranno per codardia, ritirandosi in quartieri d’inverno che ormai non esistono più; altri assumeranno l’inevitabilità del progresso che si propone (pur riconoscendone la radice malvagia), e pretenderanno di incanalarlo rendendo compatibile Cristo con Belial (2 Cor. 6,15), ma finendo fagocitati da quest’ultimo.
E il fatto è che come diceva Chesterton, «il conservatore è un progressista che cammina piano». E dato che nel nostro tempo si stanno producendo vertiginosi cambiamenti ideologici e sociali (e in progressione geometrica, sempre più immediati, radicali e rupturisti), i poveri conservatori di oggi sono senza fiato per seguire tale vortice di cambiamenti; si comportano come schizofrenici per pretendere di conciliarli con le loro vecchie idee in cui ormai non credono più, e lottano a volte per introdurre minime e inutili correzioni a quegli monumentali errori di base. E quando si consolida l’errore, quei simpatici ma patetici destristi si convertono talvolta nei primi e più energici difensori di tali aberrazioni, come quei disgraziati che Stalin fucilava e che morivano gridando viva Stalin.
Ma ce ne sono altri -come Charlie Kirk- che si rifiutano di mandare giù ruote di mulino e combattono apertamente quel regno, anticamera dell’inferno, che pretende di sostituire il genuino Regno di Dio. E questi uomini eroici raccolgono l’odio di tutti, dei radicali di sinistra certamente, ma anche dei moderati (di destra e di sinistra), che li accuseranno di estremisti, di ultras….
Il passo successivo non è altro che l’odium fidei. Cioè, l’odio per la Verità, l’odio per Cristo, l’unico Cammino, Verità e Vita e di cui Charlie Kirk era un favoloso propagandista. Perché in definitiva la codardia, l’indifferentismo o la vana pretesa di ap paciguamento propria del mondo conservatore dei nostri giorni scaverà un giorno la sua propria tomba, come quegli esperimenti centristi che accendevano una candela a Dio e un’altra al diavolo. Non posso contenere il mio disgusto per quelle genti con principi, cristiani che non sono stupidi e percepiscono la malvagità dei dogmi della sinistra, e che tuttavia sentono più disprezzo che ammirazione per genti come Charlie Kirk perché ¡è troppo estremista, per Dio, per Dio!
Questa destrina melliflua e da sagrestia, senza palle per abrogare nemmeno con maggioranza assoluta le più criminali leggi della sinistra, dimentica ciò che genti come Charlie Kirk compresero e molti oggi captano/captamo con chiarezza. Che la guerra che chiamano culturale non è tale, che si tratta di una guerra veramente soprannaturale, perché mai come oggi possiamo affermare con certezza che «il mondo tutto è sotto il potere del demonio»(1 Gv. 5,19).
Charlie Kirk scelse l’unico cammino possibile, il combattimento senza alcun ritegno contro il male. E lo fece con una forza tanto brava quanto se fosse una «spada a doppio filo» (Eb. 4,12); con la stessa «spada dello Spirito, che è la Parola di Dio» (Ef. 6,17). In definitiva con Cristo, che è la Parola fatta carne, che abitò tra noi (Gv. 1,1-14); Parola che uscirà dalla bocca del Re dei Re quando tornerà con tale potere da sottomettere le forze del male e impiantare il suo Regno (Ap. 19,15).
Allora castigherà severamente quelli che odiarono Charlie Kirk. Ma anche, al pari dei tiepidi della Chiesa di Laodicea (Ap. 4,16), vomiterà dalla sua bocca, per lo stesso motivo, quelle genti d’ordine che, per farsi perdonare dagli odiatori, lo giudicarono come ultra, estremista o radicale.
Che il Signore che amavi ti premi il bene che hai fatto. Riposa in pace Charlie Kirk. Non ti dimenticheremo mai.