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El Papa Francisco visita la vacía periferia romana, otro viaje al sur, las condenas indefinidas, la Virgen manda rezar el rosario.
Specola

El Papa Francisco visita la vacía periferia romana, otro viaje al sur, las condenas indefinidas, la Virgen manda rezar el rosario.

SPECOLA
15 abril, 2018

Cuando llegamos a Roma al aeropuerto de Fiumicino y una vez que se atraviesa el cruce del Grande Raccordo Anulare, dejamos a nuestra izquierda el barrio de Corviale, también conocido como el serpentone por las características de sus calles. La historia del barrio es muy compleja y llena de intentos de proyectos y fracasos destinados a una población mayoritariamente obrera y de escasos recursos. El papa Francisco ha realizado esta mañana la visita la parroquia de este barrio en día un poco nublado pero de temperaturas agradables. El primer comentario que se escucha es que gracias a esta vivita se han reparado lo cráteres que llenan las calles del barrio y que ya se han convertido en un de los signos de los tiempos de la ciudad eterna. Si quieren disfrutar con el humor romano les aconsejamos visitar la página http://www.romafaschifo.com/  ( Roma da asco ) con la que se divertirán un rato porque a los romanos el sentido del humor nos les falta y cuanto uno se adentra más en la periferia pues mucho más. El Papa Francisco ha celebrado la Misa en el interior la Iglesia, más bien modesta y con muy poca gente en la calle. A veces pensamos que la gente que vive en Roma saluda al papa todos los días y no es así, muchos de ellos, pero muchos, no han entrado jamas en la Basilica de San Pedro y la conocen sólo por la televisión. Pantallas en la calle y muchas vallas pero vacías. Si recordamos las visitas a parroquias de hace cinco años donde el barrio de echaba a la calle la diferencia es abismal. Algo está sucediendo y no va a menos y la gente sencilla tiene un especial olfato para estas cosas.

Se anuncia un nuevo viaje del papa Francisco a visitar la tumba del famoso obispo de sur Tonino Bello. Siguen las peticiones de paz para Siria sin ninguna acusación. Da la sensación que los bombardeos los hacen extraterrestres impersonales. Se utiliza demasiado el indefinido en estos temas para no mojarse demasiado. Lo mismo que los inmigrantes que parecen que vienen de la “terra ignota”. También se debe respetar la dignidad de los enfermos, quien no esta de acuerdo en esto, pero no se dice quien no la respeta ni el porque.

El Santuario de Nuestra Señora del Rosario de Pompey, al lado de la famosa ciudad romana de Pompeya, ha sido el centro de una suceso que los fieles consideran milagroso. La imagen de la virgen que se encuentra en la parte más alta de la fachada  ha empezado a mover con fuerza el rosario que lleva en su mano. Ni los más viejos del lugar recuerdan una cosa similar, se habla de viento que parece que no existía y que cuando existe no produce este efecto. la gente sencilla lo interpreta como una petición de la Virgen a rezar el Rosario. Sea cierto o no el suceso, el rezar el rosario no está nunca de más y más en está situación de la vida de la Iglesia y de los mil conflictos que nos rodean.

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Escuadra de curiosos observadores del espacio espiritual católico en Italia @specolaroma


3 COMMENTS ON THIS POST To “El Papa Francisco visita la vacía periferia romana, otro viaje al sur, las condenas indefinidas, la Virgen manda rezar el rosario.”

  1. Echenique dice:

    Si todos estamos salvados, especialmente los ateos, no nos hace falta ningún papa que nos diga mentiras, herejías, como la de que no hay infierno o que las almas que mueren en pecado grave se aniquilan, de las que no se ha retractado. Ese niño se merecía la Verdad, no las mentiras de la misericorditis, que nos llevan al infierno. Los ateos no suelen tener muchos hijos. Seguro que la madre y esposa debe de ser una santa.

  2. Echenique dice:

    Buon compleanno, papa Benedetto!
    Salvato in: Blog scritto da Aldo Maria Valli
    Oggi, 16 aprile, Joseph Aloisius Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI, compie novantuno anni e per festeggiarlo voglio ricordare quanto disse nell’omelia della messa del giovedì santo 2012. Scelgo questa omelia, fra i moltissimi testi possibili, perché mi sembra che lì Benedetto XVI, sottolineando alcune parole-chiave al centro della rinnovazione delle promesse sacerdotali, toccò due punti di particolare attualità, alla luce della situazione che la Chiesa sta vivendo in questo nostro tempo.

    Il primo punto riguarda il munus docendi dei pastori, la responsabilità di insegnare. A questo proposito il papa spiegò che i sacerdoti, a tutti i livelli, sono «amministratori dei misteri di Dio» (1Cor 4,1) e che il ministero dell’insegnamento, il munus docendi appunto, è proprio una parte importante di tale amministrazione.

    In quanto amministratore, il pastore, a maggior ragione se si tratta del pastore supremo, non deve mai proporre teorie personali, perché suo dovere è piuttosto quello di essere al servizio della fede: «Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16). Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori… Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso. Il Curato d’Ars non era un dotto, un intellettuale, lo sappiamo. Ma con il suo annuncio ha toccato i cuori della gente, perché egli stesso era stato toccato nel cuore».

    Il secondo punto è lo zelo per le anime, l’animarum zelus, «un’espressione fuori moda che oggi quasi non viene più usata». Infatti «in alcuni ambienti, la parola anima è considerata addirittura una parola proibita, perché – si dice – esprimerebbe un dualismo tra corpo e anima, dividendo a torto l’uomo. Certamente l’uomo è un’unità, destinata con corpo e anima all’eternità. Ma questo non può significare che non abbiamo più un’anima, un principio costitutivo che garantisce l’unità dell’uomo nella sua vita e al di là della sua morte terrena. E come sacerdoti naturalmente ci preoccupiamo dell’uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche – degli affamati, dei malati, dei senza-tetto. Tuttavia noi non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l’assenza di verità e di amore».

    In un momento come l’attuale, segnato da quella che il professor Roberto Pertici ha definito la «destrutturazione della figura canonica del pontefice romano» (processo all’interno del quale il munus docendi appare spesso legato non all’amministrazione dei misteri di Dio, bensì all’esigenza di annunciare convinzioni personali), e una visione prevalentemente orizzontale della Chiesa sta mettendo in secondo piano l’animarum zelus fondato sull’amore per la verità, ritengo che le parole di Benedetto XVI siano quanto mai pertinenti.

    Aggiungo un ricordo. Risale a dieci anni fa, 16 aprile 2008, quando Joseph Ratzinger visse il suo ottantunesimo compleanno negli Stati Uniti. Era infatti in corso il suo viaggio apostolico oltreoceano e nella serata di quel giorno il papa, durante l’incontro con i vescovi nel santuario nazionale dell’Immacolata Concezione a Washington, pronunciò un discorso epocale, incentrato sull’idea che la fede cattolica non può essere ridotta a esperienza sentimentale e fatto privato, ma deve incidere sulla realtà del mondo. Il che richiede, spiegò, che i pastori rispondano al dovere di garantire ai credenti una formazione morale che rifletta «l’autentico insegnamento del Vangelo della vita».

    Ambito privilegiato è la famiglia ed «è vostro compito – disse ai vescovi – proclamare con forza gli argomenti di fede e ragione che parlano dell’istituto del matrimonio, compreso come impegno per la vita fra un uomo e una donna, aperto alla trasmissione della vita».

    In quell’occasione Benedetto XVI parlò anche dell’abuso sessuale sui minori. Lo definì uno fra i «segni contrari al Vangelo della vita» e non nascose la «profonda vergogna» per il comportamento aberrante di alcuni uomini di Chiesa e la pessima gestione del problema. Fermo e coraggioso nel difendere la famiglia fondata sul matrimonio indissolubile fra uomo e donna, lo fu altrettanto nel riconoscere gli errori della Chiesa di fronte al fenomeno degli abusi. E come via d’uscita indicò un deciso processo di purificazione: «In verità, una concentrazione più chiara sull’imitazione di Cristo nella santità di vita è ciò che abbisogna, se vogliamo andare avanti. Dobbiamo riscoprire la gioia di vivere un’esistenza incentrata su Cristo, coltivando le virtù ed immergendoci nella preghiera».

    Qualcuno definì quel discorso la magna charta della guida pastorale della Chiesa. In effetti le parole del papa (ero presente come inviato) colpirono per il coraggio dell’autocritica, l’onestà dell’analisi, la proposta di conversione, la lucidità nell’indicare la via della prevenzione, la totale estraneità a ogni tentativo di accampare scuse o giustificazioni.

    È soltanto uno fra i molti ricordi che conservo. E mi fa piacere condividerlo oggi.

    Buon compleanno, papa Benedetto!

    Aldo Maria Valli

  3. Echenique dice:

    Paglia y Francisco se han visto obligados a rectificar, gracias a oraciones y movilizaciones, pero queda un regusto amargo, muy amargo, pues se ha visto en qué dirección va la misericorditis si no la corregimos. Ya no dicen, afortunadamente, que estemos ante encarnizamiento terapéutico sino ante la atención primordial de necesidades vitales, como alimentación, hidratación y respiración. Parece ser que en la rectificación ha tenido un papel relevante la secretaría de Estado. http://www.lanuovabq.it/it/il-vaticano-si-muove-ma-a-liverpool-e-uno-scandalo

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