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El Papa tendría que pensárselo si eso es cierto

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Lo digo con todas las cautelas que quepan. Un amigo me envía un fotografía del Ángelus de ayer en la Plaza de San Pedro. Hasta es posible que ni aparezca la fotografía porque del correo no suelen salir aunque yo la esté viendo. Si así fuere ruego al amigo que me la envió que me haga llegar el enlace de donde la encontró para reproducirla.

Tampoco sé a la hora en la que se tomó. Si hubiera sido a las ocho d la mañana, cuatro horas antes del Ángelus, pues no habiendo casi nadie bastantes serían. Pero si see tratara de la hora en la que el Papa aparece en la ventana para el rezo del Ángelus, allí no había nadie, Dos mil personas como mucho.

Se están multiplicando las fotografías con la Plaza medio vacía. Ésta ya es alarmante. Como si el Papa no despertara ni el mínimo interés. Y en un Papa tan populista sería como para hacerle pensar en la renuncia. Al ver que ya no interesa a nadie.

Repito que hay muchos intereses en juego y hasta maldad en algunos. Lo que digo vale sólo si la fotografía respondiera a la aparición del Papa o a quince minutos antes. En otro caso estaríamos ante una intoxicación que debemos desautorizar. Para lo que el Blog está absolutamente abierto. Pero si esa clamorosa ausencia respondiera al Ángelus del Papa algo habría hecho muy mal Francisco para haber alejado a los fieles de su persona. Y los infieles parece que no llegan.

Comentarios
27 comentarios en “El Papa tendría que pensárselo si eso es cierto
  1. bergoglio ya no entusiasma con su retorica cansina, simplemente aburre! y no solo eso, como papa bergoglio ha demostrado ser un inepto, ya que no se reformado la curia, las cuentas del vaticano todavía joden, la iglesia es un caos doctrinal en el que cada quien hace lo que le da la gana. definitivamente bergoglio es un fraude!

    “Francisco no renunciará“; efectivamente. bergoglio no va a renunciar, lo van a hacer renunciar como hicieron en su momento con benedicto xvi

    “su pontificado durará unos diez años“; es posible pero poco probable dado el cansancio y el desgaste físico que ya presenta bergoglio mismo y que cada día se hace mas evidente.

  2. A mí no me extraña la «espantá». Escuchar la cantinela de Bergoglio se está convirtiendo en una actividad penitencial. Sin apenas hondura teológica, no tiene nada de extraño que la gente se canse de tanta moralina.

  3. Pues a mí me parece que hay demasiada gente, una multitud heroica dispuesta a oír del papa lo que sea y como sea.
    «Hay gente para todo», «pa tó», como dijo el Guerra.

  4. Gracias, Echenique, por su información de las 4.18. Es todo un «monstruario» de legalidad unipersonal .
    Descubre la vía de la inestabilidad general y del Derecho concebido como conveniencia oportunista.

  5. Tampoco hace falta tanto misterio. Basta acceder a la página web del Centro Televisivo Vaticano y a su servicio de fotografías. En eventos 2017 se puede acceder a cada mes y dentro de julio al primer ángelus del mes. Allí se ven las fotografías oficiales.
    http://www.photovat.com/

  6. En mi opinión Francisco no renunciará y su pontificado durará unos diez años; vamos por el quinto y creo que todavía tenemos para otros cinco.

    Francisco se diferencia en muchas cosas de Benedicto XVI y una de ellas es que no renunciará.

    Es simplemente mi opinión

  7. Que tonteria. Si es del Angelus que el autor de la foto lo diga abiertamente. Pero poner una foto como levantando sospechas me parece de muy malo gusto. No se puede hacer una observacion de algo que nos parece que es para decir lo que queremos decir. Entre otras cosas porque en este caso es falso. El Papa junta muchisimos fieles en el Angelus y yo soy testigo. Muchos mas de los que aparecen en la falsa foto. El Papa sigue popular como lo han sido tosos sus antecesores. No inventen por favor y no le saquen los tres pies al gato. O sea no quieran complicar lo sencillo ni probar lo imposible. Un poco de honestidad intelectual por favor.

  8. Otro más durísimo con Bergoglio y no es uno cualquiera. Ha sido presidente del senado italiano y es un pensador.MARCELLO PERA VS PAPA FRANCESCO: “BERGOGLIO FA POLITICA, IL VANGELO NON C’ENTRA” – Un attacco durissimo quello che Marcello Pera, ex presidente del Senato, cattolico e liberale, fa contro Papa Francesco in una infuocata intervista apparsa oggi sul Mattino di Napoli. I problemi dei migranti, il tema dell’accoglienza sono lo spunto centrale per comprendere l’attacco e il fastidio che Pera prova nel vedere la Chiesa lontana dal periodo di Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI – con il quale ha scritto anche un famoso libro a quattro mani, Senza Radici. Europa, Relativismo, Cristianesimo, Islam – e impegnata oggi nella “sola politica”. Nell’ultima intervista rilasciata da Bergoglio a Eugenio Scalfari su Repubblica, il tema dell’accoglienza senza limiti e la paura per un G20 contro le ondate migratorie mettono in luce l’attenzione ancora incentrata dal Papa per i poveri, esuli e immigrati. Ma Pera non ci sta, e lo fa senza mezzi termini: “questo Papa non lo capisco, quanto dice è al di fiori di ogni comprensione razionale. […] Perché insiste sull’accoglienza totale? Il Papa lo fa perché detesta l’Occidente, aspira a distruggerlo e fa di tutto per raggiungere questo fine”, spara dritto l’intellettuale cattolico da sempre molto vicino alle istanze della Chiesa e del Cristianesimo contro la dittatura del relativismo.

    Non piace però il nuovo magistero di Bergoglio che infatti secondo Pera “non è Vangelo, ma è solo politica. Francesco è poco o per niente interessato al cristianesimo come dottrina, all’aspetto teologico. […] Le sue affermazioni sembrano basate sulla Scrittura, in realtà sono fortemente secolariste”, attacca ancora l’ex membro di Forza Italia. Secondo Pera il Papa oggi non è preoccupato della salvezza delle anime ma solo della sicurezza e del benessere sociale. “Se poi si entra nel merito, egli suggerisce ai nostri stati di suicidarsi, invita l’Europa a non essere più se stessa: il Papa riflette tutti i pregiudizi del sudamericano verso l’America del Nord, verso il mercato, le libertà, il capitalismo”.

    MARCELLO PERA VS PAPA FRANCESCO: I MIGRANTI E IL VANGELO – Sul punto nodale dei migranti, nell’intervista al quotidiano napoletano viene chiesto a Pera se l’attacco unilaterale contro la “politica” di Bergoglio sul fronte accoglienza immigrazione non prende spunto in realtà dal Vangelo stesso. “Così come non ci sono motivazioni razionali, non ve ne sono neanche evangeliche che spieghino quel che il Papa dice”. Secondo Pera, Bergoglio fa solo politica, cerca l’applauso facile dell’Onu e si fa anche “sindacalista”: “la sua visione politica, sociale e sui migranti è la stessa del giustizialismo peronista, non ha nulla a che vedere con la tradizione occidentale delle libertà politiche e con la sua matrice cristiana”. Non solo, secondo Pera l’Italia viene lasciata sola non soltanto dall’Europa nel gestire la complessa vicenda dei migranti, ma è la Chiesa stessa a mettere in difficoltà invitando a spalancare le porte. “Temo una brutta reazione, temo che la protesta del popolo possa saldarsi e trovare uno sbocco non augurabile. Del resto, anche le contraddizioni del Papa verranno fuori”, si espone l’ex presidente del Senato, sottolineando una non “perfetta sintonia tra i cattolici conservatori e il resto della Chiesa”.

    MARCELLO PERA VS PAPA FRANCESCO: “IN ATTO UNO SCISMA NELLA CHIESA” – Non solo Papa Francesco fa politica ma sta alimentando in questo modo una sorta di scisma all’interno della Chiesa: Pera sempre nell’intervista al Mattino sostiene come “è in atto uno scisma nascosto nel mondo cattolico e che esso è perseguito da Bergoglio con ostinazione e determinazione”. Secondo l’ex presidente del Senato, molto legato alla vasta teologia e al magistero di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, il “nuovo corso” di Francesco non convince per nulla e si slancia in un altro paragone molto forte: “è finalmente esploso in tutta la sua radicalità rivoluzionaria il Concilio Vaticano”. Secondo Marcello Pera infatti le idee che portano al suicidio della Chiesa e che sarebbero portatrici del magistero di Bergoglio si ritrovano nel Concilio iniziato da Giovanni XXIII. “Quell’aggiornamento del cristianesimo laicizzò la Chiesa, innescò un cambiamento che fu molto profondo anche se esso, che rischiava di portare ad uno scisma, fu tenuto a bada negli anni successivi”.

    Sono infatti Ratzinger e Wojtyla ad aver “salvato la Chiesa, assumendo una visione tragica verso la realtà, resistettero e cercarono di mediare il nuovo con la tradizione. Lo fecero in maniera eccelsa”, sottolinea ancora l’ex presidente del Senato nel governo Berlusconi. Ora però, con Francesco, tutto sarebbe di nuovo in discussione: “i diritti dell’uomo, tutti e senza esclusione, sono diventati il riferimento ideale e la bussola per la Chiesa, per i diritti di Dio e della tradizione non c’è più quasi spazio”. Pera riporta poi alcune frange della Chiesa non più tanto certe della guida di Bergoglio: “i giovani, alcune parti del clero e le persone semplici di provincia, che vivono i problemi di sicurezza che i migranti creano nelle nostre periferie”.

  9. Más incoherencias de Francisco. ¿ Se ha sacralizado el quinquenio ? Según con quien, con los bergoglianos no se aplica.
    En la curia vaticana no más de cinco años y después adiós. Pero del dicho al hecho…
    Muller

    *

    Comentando en el diario «Allgemeine Zeitung» su propia remoción como prefecto de la Congregación para la Doctrina de la Fe, acontecida el 2 de julio al caducar exactamente los cinco años de su mandato, el cardenal Gerhard Ludwig Müller dio a conocer que el papa Francisco «no quiere prolongar más los roles de curia después de los cinco años y que él era el primero en quien se ha aplicado esta praxis».

    Que la remoción de Müller es la primera de este tipo está fuera de toda duda. Tan cierto es que en los días anteriores otros dirigentes de la curia con su mandato expirado han sido mantenidos por el Papa en su puesto. Pero queda por ver si en el futuro serán efectivamente removidos todos los que lleguen poco a poco al término de sus quinquenios.

    A Francisco le gusta moverse con mucha libertad respecto a las reglas, que incluyen entre otras dos techos de edad: los 75 años, cuando se debería entregar al Papa la propia carta de renuncia, al igual que los obispos residenciales, y los 80 años, cuando automáticamente se debería cesar en todos los cargos curiales.

    Por ejemplo, el decano del tribunal de la Rota Romana, monseñor Pio Vito Pinto, tiene 76 años pero continúa firme en su puesto. Es dudoso que Francisco se quiera privar de él el próximo 22 de setiembre, cuando concluya su quinquenio.

    En efecto, el Papa se ha confiado «in toto» a Pinto para la reforma de los procesos de nulidad matrimonial, a pesar de sus mediocres credenciales de canonista y las críticas que han llovido sobre él a causa de las incoherentes modalidades de los nuevos procedimientos.

    No sólo eso. El pasado 19 de junio Francisco ha puesto al lado de él, como canciller, a su protegido Daniele Cancilla, primer laico promovido a este rol importante a pesar que por mala conducta fue despedido por la Conferencia Episcopal Italiana, donde se había ocupado durante mucho tiempo de las ayudas a las diócesis extranjeras, pero donde tuvo también estrecha amistad precisamente con el entonces arzobispo de Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, uno de los beneficiados.

    Volviendo al caso Müller se advierte además que Francisco está remodelando a su gusto la Congregación para la Doctrina de la Fe, no sólo con la remoción del prefecto no querido por él, sino más todavía con el anterior e inesperado nombramiento como sub-secretario de un hombre muy ligado a él, monseñor Giacomo Morandi, llamado allí desde afuera – era vicario general de la diócesis de Modena – por consejo del cardenal Beniamino Stella, ex nuncio en Cuba y en Colombia y ahora prefecto de la Congregación para el Clero, quizás el más íntimo con Bergoglio entre todos los cardenales de la curia.

    Es por indicación de Morandi que el Papa despidió en el acto hace algunos meses a tres altos funcionarios de la Congregación para la Doctrina de la Fe muy estimados por Müller. Un despido que ha suscitado mucho revuelo.

    *

    Pero veamos más en detalle el estado de servicio de varios funcionarios de la curia que han llegado al límite de edad en los días y en los meses pasados, pero que permanecen en sus puestos.

    – El 1 de julio pasado, el día anterior a la remoción de Müller, terminó su quinquenio, el segundo, también el cardenal argentino Leonardo Sandri, prefecto de la Congregación para las Iglesias Orientales. Pero todavía está allí.

    – El 26 de junio terminó su quinquenio el arzobispo inglés Arthur Roche, secretario de la Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos. Pero el cardenal prefecto Robert Sarah todavía lo encuentra a su lado, no ciertamente con placer, vistas las respectivas y contrastantes orientaciones.

    – El 15 de febrero pasado terminó su segundo quinquenio el cardenal Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consejo para los Textos Legislativos. Pero el papa Francisco no lo ha desplazado de allí, a pesar de haber pasado ya los 79 años de edad. Alistado entre los defensores de la comunión a los divorciados que se han vuelto a casar, Coccopalmerio parece resistir también al escándalo que ha abatido hace tres meses a su secretario, monseñor Luigi Capozzi, sorprendido in fraganti por la gendarmería vaticana en su departamento, en el palacio del Santo Oficio, durante una orgía de drogas y homosexualidad.

    – El 18 de agosto del 2016 cumplió los 75 años el cardenal Beniamino Stella, prefecto de la Congregación para el Clero y muy escuchado por el Papa. Pero sigue estando en su cargo.

    *

    Y ahora veamos una lista de cabezas de curia que llegarán a su final en un futuro próximo y que el Papa – según lo referido por Müller – debería despedir sin más.

    – El próximo 1 de setiembre le tocaría al cardenal Jean-Louis Tauran, cuando llegue a la terminación de su segundo quinquenio como presidente del Pontificio Consejo para el Diálogo Interreligioso.

    – El 3 de setiembre será el cardenal Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consejo de la Cultura, quien termine su segundo quinquenio. Y el posterior 18 de octubre cumplirá 75 años.

    – El 8 de setiembre cumplirá 75 años el argentino Marcelo Sánchez Sorondo, canciller de la Pontificia Academia de las Ciencias y de la Pontificia Academia de las Ciencias Sociales. Y el año próximo, el 5 de octubre del 2018, terminará también su cuarto quinquenio de servicio.

    – El 22 de setiembre, como se dijo antes, también terminará el quinquenio monseñor Pinto, de 76 años de edad, decano de la Rota Romana.

    – El 1 de octubre cumplirá 75 años el cardenal Giuseppe Bertello, presidente de la gobernación del Estado de la Ciudad del Vaticano.

    – El 1 de octubre terminará su segundo quinquenio de maestro de las ceremonias pontificias monseñor Guido Marini.

    – El 7 de diciembre será el arzobispo Georg Gänswein, secretario del «Papa emérito» Joseph Ratzinger, quien termine su quinquenio de prefecto de la Casa Pontificia.

    – El 3 de febrero del 2018 cumplirá 75 años el cardenal Domenico Calcagno, presidente de la Administración del Patrimonio de la Sede Apostólica (APSA), y en estrechas relaciones con el papa Francisco, y que permaneció en su rol también después del vencimiento de su primer mandato quinquenal, el 7 de julio del 2016.

    – El 6 de abril del 2018 será monseñor José Rodríguez Carballo quien llegue al término de su quinquenio de secretario de la Congregación para los Religiosos.

    – El 9 de julio del 2018 llegará a su término el segundo quinquenio del cardenal Angelio Amato, prefecto de la Congregación para la Causa de los Santos, que en esa fecha tendrá 80 años de edad.

    – El 10 de julio del 2018 cumplirá 75 años el arzobispo Joseph Augustine Di Noia, secretario adjunto de la Congregación para la Doctrina de la Fe, confirmado en este rol el 21 de setiembre del 2013 «hasta que cumpla los 75 años de edad».

    – El 3 de agosto del 2018 terminará su quinquenio como limosnero de Su Santidad el arzobispo Konrad Krajewski.

    – El 21 de setiembre del 2018 terminará su quinquenio como secretario general del Sínodo de los Obispos el cardenal Lorenzo Baldisseri, ya ahora con 77 años de edad, otro predilecto del papa Francisco.

    – El 12 de octubre del 2018 será el turno del arzobispo brasileño Ilson de Jesus Montanari, al término de su primer quinquenio como secretario de la Congregación para los Obispos, querido en este rol crucial por el papa Francisco en persona, como su referente directo.

    *

    Teóricamente todos ellos deberían ser dados de baja uno después del otro, según la praxis aplicada por primera vez con el cardenal Müller. ¿Pero en la práctica qué hará Francisco? Las apuestas están abiertas.

  10. Tras la reciente apertura de un nuevo monasterio de Iesu Communio en Valencia, monseñor Cañizares se apunta otro tanto: un nuevo instituto religioso brasileño acaba de enviar una comunidad de 4 hermanos a la capital valenciana.

  11. Hay que ser comprensivos en plena canícula a mediodía en la Pza de San Pedro. El propio Francisco les dice bravísimos a los concurrentes.
    Si acaso destacar que cuando Francisco lee, decae el interés de sus palabras en gran manera respecto a cuando improvisa y expone realmente los sentimientos que lleva dentro.
    También notable que el Angelus se recite dialogado en LATÍN como último resquicio del lenguaje eclesial de la Religión Católica, que parece se les ha olvidado a los «santos reformadores» de eliminar por vituperable antigualla, siendo lógico y natural en concentraciones de tantas nacionalidades con lenguas tan diversas pero que concurren en unos mismos sentimientos espirituales y en una misma FE expresada en lenguaje común que lo fue el latín, antaño recitado por todos desde Roma hasta los confines del mundo en que los Sacramentos se impartían en latín, fuera China, Japón, Australia o Suráfrica en los tiempos de conversión que ya predicara el Bautista precursor y que ahora ya no es necesaria ni aconsejable porque los mandamases así lo han decretado.
    ¡Cuantas señales de reconocimiento común se han ido al garete por imposición de los dispersadores modernistas!
    Y aunque no sea tema del momento resulta estremecedor el escrito sobre el cardenal Meismer que nos aporta Echenique. Tiene más enjundia significativa que un simple episodio, aunque uno pone en duda que Marx alguna vez haya sido papista en contraposición o más declaradamente que los otros obispos interconfesionales teutones.

  12. Si espanta a los católicos, más fácil le será imponer esa religión mundial donde todo cabe. La Fe católica se enfría y no habrá resistencia a la unión con los protestantes, a la «santa memoria «.

  13. La plaza está prácticamente vacía. El estado de ánimo del Papa Francisco irá desmejorando cada vez más. Llegará el día en que su narcisismo le hará insoportable su permanencia en el cargo. Lo pondrá de manifiesto en su cara y con su talante. Hacer todo el daño que está haciendo a la Iglesia de nuestro Señor Jesucristo no le resultará gratis.

  14. Analizando las sombras, deduzco que el sol está bastante alto. Es decir, proximo a las 12. Tambien observo que la ventana del apartamento papal, aunque no hay nadie, está abierta, loque estimo indica la proxima aparición del Papa.

  15. Creo que el Papa tiene pensado renunciar a lo largo de 2018. Creo que ha dado señales de eso a lo largo de estos años. Lo que no tengo tan claro, es si eso va a depender de si las cosas van yendo como el quiere o no.

  16. Los enemigos de la Iglesia que jalean al Papa no solo no llenarán la Plaza de San Pedro, lo peor es que no soltarán ni un euro para las arcas de la Iglesia como hacemos los católicos, constantemente. Primero se desanima el bolsillo que el entusiasmo. Yo hablo con muchos anti católicos que prefieren que el dinero de la X de la declaración de la renta lo administre Rajoy que la Conferencia Episcopal, y eso que presumen de ser de izquierdas. No sé lo que pensarán los peronistas, pero de esos aquí no habrá muchos.

  17. En cambio hay un aumento de ventas de todos los libros de Benedicto XVI. Hasta el diario «El País» se ha hecho eco del dato.

  18. Muy esclarecedor el vídeo que Angel ha compartido.

    En cualquier caso, el papa jesuita no variará su hoja de ruta ni en el caso de que la plaza de San Pedro estuviese vacía: su pontificado -virtualmente amortizado- tiene un único fin.

    (Johnny-Gin)

  19. Se ven entre la multitud muchos turistas vestidos de guiri y con las bolsas de las tiendas de lujo. Ni responden a las oraciones, ni se santiguan, ni se inmutan: sólo miran y tiran de móvil.

  20. Va espantando a todos los católicos y no acerca a ningún protestante, musulmán o ateo, pues el mensaje que les llega es que Dios los quiere tal cual, sin necesidad de conversión, lo contrario de aquello para lo que Dios vino a la tierra en Jesucristo.
    Meisner, l’amico di Ratzinger che portava fiori a Gesù
    di Marco Tosatti
    10-07-2017 AA+A++

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    “Un gigante”: così un alto prelato della Curia romana descrive Joachim Meisner, il cardinale tedesco scomparso pochi giorni orsono, all’improvviso. Si è addormentato mentre leggeva il breviario, e la morte lo ha sorpreso nel sonno. “Era un uomo buono e forte – ci ha detto a caldo un suo amico, un porporato di Curia. – Il Signore l’ha preso in uno dei momenti più belli per un buon prete”. Meisner è stato uno dei punti di riferimento della Chiesa cattolica tedesca degli ultimi decenni del secolo scorso. Un “vecchio orso saggio” lo descrive con affetto un suo amico; quando c’era qualche problema, qualche punto difficile da dirimere, si ricorreva al suo consiglio.

    La sua storia è quella di un combattente, fedele a Roma e alla Chiesa. Nato il giorno di Natale del 1933 a Wroclaw – allora Breslau – nella Bassa Slesia, visse con sua madre e i suoi fratelli il dramma di milioni di altri profughi tedeschi cacciati dalle loro case verso Ovest. Suo padre era scomparso, caduto sul fronte russo.

    Meisner è stato un punto di riferimento prezioso per la Santa Sede e il Papa in un’epoca che sembra ormai lontanissima, ma era solo ieri. Quando Berlino, la Germania e l’Europa erano divisi da un muro, Il Muro. Nel 1980 venne nominato vescovo di Berlino, città formalmente a maggioranza protestante, in realtà quasi totalmente scristianizzata e con una presenza cattolica minoritaria. Meisner risiedeva nella parte orientale della città divisa. Era realmente l’uomo di Giovanni Paolo II in quella parte del mondo. E chi lo conosce ricorda il suo disappunto nei confronti di molti cattolici tedeschi occidentali. L’esperienza di persecuzione, e di mancanza di libertà che vivevano quotidianamente i fedeli di Roma a Est lo rendeva poco tollerante verso la spinta di secolarizzazione che vedeva nella Chiesa al di là del Muro; e che sono ormai ben evidenti nella Chiesa tedesca attuale.

    Non è un mistero per nessuno che la Chiesa di Germania vive da sempre un complesso anti-romano. Joachim Meisner era una delle tre “M” che costituivano per Roma un punto di riferimento solido. Gli altri due era Müller e Marx, che allora era su una linea decisamente meno creativa di adesso.

    Meisner mi viene descritto come una persona molto poco flessibile da un punto di vista teologico, e per altro di sentimenti religiosi delicati e profondi. C’è chi si ricorda di averlo visto portare dei fiori colti in una passeggiata al tabernacolo.

    Oltre alla fiducia incondizionata di Giovanni Paolo II, che si fidava ciecamente di lui, godeva di un’amicizia di lunghissima data con Ratzinger. Che chiamava “Joseph”; e continuava a farlo, in privato, anche dopo l’elezione al soglio pontificio nel 2005.

    Joachim Meisner era una delle pochissime persone che Joseph Ratzinger, anche da cardinale, invitava a pranzo. Ratzinger non è mai stato una persona socialmente molto attiva in Curia, in particolare dopo la morte della sorella maggiore, religiosa, che viveva con lui. I suoi amici, da cardinale, si contano veramente sulle punte delle dita, e forse neanche di due mani. Quando si concedeva un’uscita straordinaria andava a mangiare in un ristorantino vicino al Vaticano frequentato dalle guardie svizzere perché preparava piatti in stile Europa centrale. Meisner era uno dei pochi con cui gli capitava di dividere il desco.

    Certamente il suo ruolo è stato importante sotto il regno di Giovanni Paolo II. Ma è stato decisivo nel convincere Joseph Ratzinger ad accettare l’elezione a Papa. E a lavorare affinché questa ipotesi si realizzasse. Meisner ha raccontato qualche dettaglio in un libro. “Adesso mi prenderai per matto, ma per responsabilità verso la Chiesa devo dirti che devi diventare Papa!” disse Meisner a Joseph Ratzinger nel 2005. “Ebbi abbastanza presto la sensazione che Josef Ratzinger sarebbe stato eletto ma la mia preoccupazione più grande era se avrebbe accettato. ‘Se vieni eletto devi dire di sì’”.

    Ratzinger era combattuto: “La sua risposta fu: ‘Non farmi questo’”. Ratzinger fu eletto, e nella Sala Ducale, vicino alla Cappella Sistina, nella prima foto, vediamo il Pontefice e accanto a lui, alla sua destra, a un metro di distanza, da solo, Meisner. Meisner fu estremamente attivo nel combattere il gruppo di Sank Gallen, quei cardinali – fra di loro Martini, Danneels, Murphy o’Connor, Silvestrini e altri – che si riunivano nella cittadina svizzera. La Sankt Gallen Mafia, come l’ha descritta il card. Danneels, cercava di impedire l’elezione di Ratzinger, e portò avanti Bergoglio. Paul Badde ricorda che il cardinale Meisner, di cui era amico, la sera dell’elezione gli disse: “Oggi ho combattuto come mai prima nella mia vita”.

    Proprio grazie a questa amicizia, dopo che Ratzinger fu eletto Papa, gli consigliò – più di una volta, secondo alcune fonti – di cambiare il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Lo raccontò egli stesso. Meisner raccontò anche la reazione del pontefice: “Mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: ascoltami bene, Bertone resta. Basta! Basta! Basta!’ Dopo questo episodio non ho più affrontato l’argomento». Meisner commentò poi in questi termini la circostanza: «Questo alla fine è tipico dei Ratzinger: sono persone fedeli. Atteggiamento che non rende sempre facile la loro vita».

    Meisner quando seppe della rinuncia di Benedetto XVI fu contrario; poi dicono che abbia cambiato idea quando lo vide di persona, e si rese conto del suo stato di debolezza.

    Il cardinale era molto devoto della Madonna, e aveva un’opinione positiva sui frutti spirituali del fenomeno Medjugorje. Quando Benedetto XVI istituì la commissione, guidata dal cardinale Ruini, per formulare un parere su Medjugorje, Meisner gli consigliò di usare prudenza: “Joseph, quello è il confessionale del mondo” raccontano che gli disse.

    Poi venne la stagione di Jorge Mario Bergoglio, e i Dubia. Se consideriamo la storia di fedeltà alla Chiesa e al Pontefice di Joachim Meisner, la sua preoccupazione per l’Amoris Laetitia deve essere stata davvero grande. Le ultime notizie su Meisner ci vengono dal card. Müller, che lo aveva sentito per telefono a Bad Fussing, dove l’anziano porporato era in vacanza. Müller al telefono gli aveva dato la notizia della sua non riconferma. Meisner si sarebbe mostrato «profondamente colpito» dal licenziamento. «Questo fatto lo ha personalmente colpito e ferito e lo considerava un danno per la Chiesa». Queste le parole di Müller. Poco più tardi, leggendo il breviario, Meisner se ne è andato. Avrebbe compiuto 84 anni il prossimo Natale.

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