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Extraordinaria participación en la Vigilia de Adoración por Alfie Evans

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Vicente Montesinos

 

 

FOTOGRAFÍA REMITIDA POR UNO DE LOS SEGUIDORES DE ADORACIÓN Y LIBERACIÓN

 

 

FOTOGRAFÍA REMITIDA POR UNO DE LOS SEGUIDORES DE ADORACIÓN Y LIBERACIÓN

 

 

La Vigilia de Adoración celebrada entre las 22.00 horas de ayer (hora peninsular española) y las 8:00 horas de esta mañana, promovida por Adoración y Liberación, ha sido un verdadero éxito de participación, devoción y unión ante el Santísimo Sacramento en comunión de oraciones por el pequeño Alfie Evans y su familia.

Además de los primeros organizadores, que se ubicaron en diversos lugares de España para asegurar la continua vela ante el Santísimo; han sido centenares de testimonios los que nos han llegado, tanto en los blogs, como en el correo electrónico, las redes sociales y las listas de distribución de WhatsApp de Adoración y Liberación; de las personas que se han ido uniendo en diversas de las horas de vela desde todos los rincones del planeta, en esta causa común.

Adoradores seguidores de nuestro portal de España, Francia, Italia, Reino Unido, Polonia, Hungría y Eslovaquia, entre otros rincones de Europa.

Masivo seguimiento y participación en EEUU y Canadá; y como no, en nuestra querida Hispanoamérica: México, Colombia, Argentina, Ecuador, El Salvador, Venezuela, Honduras, Chile, Costa Rica, Puerto Rico, Panamá, Honduras y Cuba, entre otros.

Y hasta testimonios de unión a la Vigilia desde Tanzania, Siria, Surafrica, China e India.

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Gracias a los buenos hermanos, tan cercanos,  que habéis ayudado a promover esta vigilia (esos núcleos navarros y valencianos; con especial mención a Carlos, de Pamplona, por sus desvelos)

Gracias a todos los hermanos adoradores, y seguidores de Adoración y Liberación, que nos habéis demostrado vuestro carisma adorador, y vuestro compromiso por la causa de Alfie, acompañándonos, como siempre.

Y gracias a ti, Señor, por dejarnos, humildemente, trabajar, con torpeza, pero amor, en tu Viña.

¡Por Alfie y su familia, seguimos rezando!

¡Y porque hasta el cielo no paramos, que Dios os bendiga!

 

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20 comentarios en “Extraordinaria participación en la Vigilia de Adoración por Alfie Evans
  1. Si todos estamos salvados, especialmente los ateos, no nos hace falta ningún papa que nos diga mentiras, herejías, como la de que no hay infierno o que las almas que mueren en pecado grave se aniquilan, de las que no se ha retractado. Ese niño se merecía la Verdad, no las mentiras de la misericor, que nos llevan al infierno. Los ateos no suelen tener muchos hijos. Seguro que la madre y esposa debe de ser una santa.

  2. NIÑO ADORABLE,QUE LUCHAS
    PORQUE TE DEJEN VIVIR.
    Y CON TENUE SONREIR
    EN TU DORMITAR,ESCUCHAS…
    ÁNGEL SIN ALAS,GORDITO
    COMO LOS PUTTI DE ROMA:
    LA VIDA,EN TU CARA ASOMA,
    CON AFÁN FUERTE Y BENDITO.
    TE HA SECUESTRADO EL SISTEMA
    DE LOS DERECHOS HUMANOS.
    Y UNOS MÉDICOS PAGANOS
    CON HIPOCRÁTICO LEMA.
    QUE,CUAL PERRO DE HORTELANO,
    NI COMEN,NI COMER DEJAN.
    Y POR LO TANTO NO CEJAN
    EN ESPOSARTE LA MANO…
    NO ESTÁS SOLO,ÁNGEL DEL CIELO.
    PUES QUE CORRER POR EL MUNDO
    UN MOVIMIENTO PROFUNDO
    QUE MUESTRA POR TI SU CELO.
    Y QUE DENUCIA,A DESHORA,
    A ESTA HORRENDA SOCIEDAD
    QUE NO TE TIENE PIEDAD
    Y QUE,NI GRITA,NI LLORA.
    TIENES PADRES DECIDIDOS
    A ECHAR,POR TU CAUSA,EL RESTO.
    Y QUE LUCHAN CON ARRESTO
    SIN DARSE AÚN POR VENCIDOS…
    TIENES A DIOS,QUE AL HACERTE,
    -VALIÉNDOSE BIEN DE ELLOS-
    PUSO TU ALMA COMO SELLO
    DE SU PERPETUO QUERERTE…
    ¡VIVE! ,ENTRE TANTOS ABROJOS,
    A DESPECHO DE TIRANOS.
    ¡TE ESPERAN TANTOS HERMANOS!
    ¡REFLEJAS VIDA EN TUS OJOS!

  3. Buon compleanno, papa Benedetto!
    Salvato in: Blog scritto da Aldo Maria Valli
    Oggi, 16 aprile, Joseph Aloisius Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI, compie novantuno anni e per festeggiarlo voglio ricordare quanto disse nell’omelia della messa del giovedì santo 2012. Scelgo questa omelia, fra i moltissimi testi possibili, perché mi sembra che lì Benedetto XVI, sottolineando alcune parole-chiave al centro della rinnovazione delle promesse sacerdotali, toccò due punti di particolare attualità, alla luce della situazione che la Chiesa sta vivendo in questo nostro tempo.

    Il primo punto riguarda il munus docendi dei pastori, la responsabilità di insegnare. A questo proposito il papa spiegò che i sacerdoti, a tutti i livelli, sono «amministratori dei misteri di Dio» (1Cor 4,1) e che il ministero dell’insegnamento, il munus docendi appunto, è proprio una parte importante di tale amministrazione.

    In quanto amministratore, il pastore, a maggior ragione se si tratta del pastore supremo, non deve mai proporre teorie personali, perché suo dovere è piuttosto quello di essere al servizio della fede: «Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16). Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori… Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso. Il Curato d’Ars non era un dotto, un intellettuale, lo sappiamo. Ma con il suo annuncio ha toccato i cuori della gente, perché egli stesso era stato toccato nel cuore».

    Il secondo punto è lo zelo per le anime, l’animarum zelus, «un’espressione fuori moda che oggi quasi non viene più usata». Infatti «in alcuni ambienti, la parola anima è considerata addirittura una parola proibita, perché – si dice – esprimerebbe un dualismo tra corpo e anima, dividendo a torto l’uomo. Certamente l’uomo è un’unità, destinata con corpo e anima all’eternità. Ma questo non può significare che non abbiamo più un’anima, un principio costitutivo che garantisce l’unità dell’uomo nella sua vita e al di là della sua morte terrena. E come sacerdoti naturalmente ci preoccupiamo dell’uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche – degli affamati, dei malati, dei senza-tetto. Tuttavia noi non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l’assenza di verità e di amore».

    In un momento come l’attuale, segnato da quella che il professor Roberto Pertici ha definito la «destrutturazione della figura canonica del pontefice romano» (processo all’interno del quale il munus docendi appare spesso legato non all’amministrazione dei misteri di Dio, bensì all’esigenza di annunciare convinzioni personali), e una visione prevalentemente orizzontale della Chiesa sta mettendo in secondo piano l’animarum zelus fondato sull’amore per la verità, ritengo che le parole di Benedetto XVI siano quanto mai pertinenti.

    Aggiungo un ricordo. Risale a dieci anni fa, 16 aprile 2008, quando Joseph Ratzinger visse il suo ottantunesimo compleanno negli Stati Uniti. Era infatti in corso il suo viaggio apostolico oltreoceano e nella serata di quel giorno il papa, durante l’incontro con i vescovi nel santuario nazionale dell’Immacolata Concezione a Washington, pronunciò un discorso epocale, incentrato sull’idea che la fede cattolica non può essere ridotta a esperienza sentimentale e fatto privato, ma deve incidere sulla realtà del mondo. Il che richiede, spiegò, che i pastori rispondano al dovere di garantire ai credenti una formazione morale che rifletta «l’autentico insegnamento del Vangelo della vita».

    Ambito privilegiato è la famiglia ed «è vostro compito – disse ai vescovi – proclamare con forza gli argomenti di fede e ragione che parlano dell’istituto del matrimonio, compreso come impegno per la vita fra un uomo e una donna, aperto alla trasmissione della vita».

    In quell’occasione Benedetto XVI parlò anche dell’abuso sessuale sui minori. Lo definì uno fra i «segni contrari al Vangelo della vita» e non nascose la «profonda vergogna» per il comportamento aberrante di alcuni uomini di Chiesa e la pessima gestione del problema. Fermo e coraggioso nel difendere la famiglia fondata sul matrimonio indissolubile fra uomo e donna, lo fu altrettanto nel riconoscere gli errori della Chiesa di fronte al fenomeno degli abusi. E come via d’uscita indicò un deciso processo di purificazione: «In verità, una concentrazione più chiara sull’imitazione di Cristo nella santità di vita è ciò che abbisogna, se vogliamo andare avanti. Dobbiamo riscoprire la gioia di vivere un’esistenza incentrata su Cristo, coltivando le virtù ed immergendoci nella preghiera».

    Qualcuno definì quel discorso la magna charta della guida pastorale della Chiesa. In effetti le parole del papa (ero presente come inviato) colpirono per il coraggio dell’autocritica, l’onestà dell’analisi, la proposta di conversione, la lucidità nell’indicare la via della prevenzione, la totale estraneità a ogni tentativo di accampare scuse o giustificazioni.

    È soltanto uno fra i molti ricordi che conservo. E mi fa piacere condividerlo oggi.

    Buon compleanno, papa Benedetto!

    Aldo Maria Valli

  4. Marco Tosatti se consuela, como tantos, pero sólo en parte, pues también recrimina.
    È sicuramente positivo che sia il Pontefice che l’Accademia per la Vita parlino di questo drammatico problema. Dopo la richiesta di aiuto di Toma Evans, diretta al Pontefice, il silenzio sarebbe stata una risposta pessima. Stilum Curiae ne è molto contento. E allo stesso tempo è contento con un lieve sottofondo di disagio. Capiamo che è prudente non eccitare tutti coloro che si oppongono a lasciar partire Alfie, e che la Gran Bretagna è sufficientemente antipapista per farsi rizzare i peli sul collo di fronte a un intervento vaticano più duro. Ma che cosa vuol dire “dialogo e collaborazione”, quando i genitori chiedono semplicemente di esercitare il loro diritto primordiale, cioè quello di portare, sotto la loro responsabilità, il loro figlio a cercare nuove cure? E perché sottolineare “comprensibilmente sconvolti”? Saranno anche sconvolti, ma sono molto lucidi nel voler lottare fino in fondo per salvare la loro creatura. Non lo fanno perché il dolore li ha mandati fuori di testa. È – lo ripetiamo – il loro diritto. In questo non c’entra la religione, o la difesa dei principi non negoziabili, o chissà che altro: è un diritto primordiale, in ogni società. Ecco, forse una parolina per ricordarlo da parte di chi sopra non ci sarebbe stata male. Non si tratta di mediare fra parenti resi folli dal dolore e saggi medici; ma rimediare – forse a errori – ed evitare che si compia un sopruso capitale.

  5. Tampoco el obispo ha acompañado nada, hasta el punto que Thomas le ha escrito una carta que lo deja en evidencia.
    LA BATTAGLIA DI ALFIE
    Thomas al Vescovo: “Sono tuo figlio, ecco il mio dolore”
    ATTUALITÀ15-04-2018
    Pubblichiamo la lettera integrale che Thomas Evans, il papà di Alfie ha scritto all’Arcivescovo di Liverpool, Malcolm Patrick McMahon. Una lettera in cui Thomas rinnova la supplica alla Chiesa cattolica di mostrare la sua paternità e perciò il suo aiuto concreto nella battaglia di Alfie per la vita. E’ una lettera piena di dolore di un figlio che, pur non ricevendo sostegno, non smette di domandare.

    Thomas
    Pubblichiamo la lettera integrale che Thomas Evans, il papà di Alfie ha scritto all’Arcivescovo di Liverpool, Malcolm Patrick McMahon. Una lettera in cui Thomas rinnova la supplica alla Chiesa cattolica di mostrare la sua paternità e perciò il suo aiuto concreto nella battaglia di Alfie per la vita. E’ una lettera piena di dolore di un figlio che, pur non ricevendo sostegno, non smette di domandare.

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    Sua Eccellenza,

    mi chiamo Thomas Evans e sono il papà di Alfie. Mi sono sentito davvero molto triste nel leggere le dichiarazioni dell’Arcidiocesi, circa la situazione di mio figlio Alfie.

    Il mio più grande dolore deriva dal fatto di non essere stato riconosciuto come un figlio della Santa Madre Chiesa: sono cattolico, sono stato battezzato e cresimato e guardo a Lei come mio pastore e al Santo Padre come vicario di Gesù Cristo sulla terra.

    Questo è il motivo per cui ho bussato alla porta della Chiesa per chiedere aiuto nella battaglia per salvare mio figlio dall’eutanasia!

    Alfie è battezzato come me, come Lei, Sua Eccellenza. Vorrei che le preghiere per lui e per noi fossero indirizzate all’unico vero Dio.

    Sono consapevole che la morte di mio figlio è una possibilità reale e forse non è molto lontana. So che il Paradiso lo sta aspettando poiché non riesco a immaginare quale tipo di peccati possa aver commesso quell’anima innocente, inchiodata al suo letto come a una croce.

    Ma sono anche consapevole che la sua vita è preziosa davanti agli occhi di Dio e che Alfie stesso ha una missione da compiere.

    Forse la sua missione è mostrare al mondo intero la crudeltà che sta dietro le parole del giudice. Il giudice ha infatti dichiarato che la vita di Alfie è “futile”, sostenendo così la stessa posizione dell’ospedale che vuole che mio figlio muoia per soffocamento.

    Non sono un dottore, ma posso vedere che mio figlio è vivo e vedo anche che non viene curato. Per mesi ho chiesto all’ospedale e sto ancora chiedendo loro di permetterci di trasferire il nostro bambino, il figlio mio e di Kate, il figlio di Dio, all’ospedale del Papa che ha promesso di prendersi cura di lui, finché Nostro Signore lo permetterà e fino a quando Alfie avrà completato il suo viaggio.

    Perché non ci lasciano spostare nostro figlio da quell’ospedale?

    Lei, Sua Eccellenza, si posto questa domanda?

    Non vogliamo imporci a lui e non vogliamo accanimento terapeutico per nostro figlio, ma vorremmo almeno che la sua malattia fosse diagnosticata e vorremmo che ricevesse il miglior trattamento possibile.

    E non crediamo che l’ospedale Alder Hey sia in grado di garantire questo: hanno mostrato a noi e al mondo intero che non sono in grado di farlo e semplicemente non vogliono farlo.

    Loro dichiarano di voler sostituire i trattamenti medici con le cure palliative. Ma in realtà hanno già distribuito cure palliative per mesi e ora sono le stesse cure palliative che vogliono interrompere, insieme alla ventilazione meccanica, per sedarlo e lasciarlo morire per asfissia.

    Mi sembra che non sia né giusto, né cristiano.

    Secondo me questa è eutanasia e noi non vogliamo che si lasci morire nostro figlio in questo modo. Inoltre: ciò potrebbe costituire un ulteriore precedente, oltre al caso già verificatosi di Charlie Gard, che sarà utilizzato per impedire ai genitori di prendersi cura dei propri bambini malati. Bambini ormai considerati come un peso dallo Stato perché sono malati perciò inutili, improduttivi e costosi.

    Quindi, la prego, Eccellenza, accetti la mia richiesta di aiuto e porti la mia voce al Santo Padre, affinché si faccia tutto il possibile per aiutare me e Kate, la mamma di Alfie, a portare nostro figlio fuori dalla Gran Bretagna per essere curato fino alla fine naturale della sua esistenza terrena.

    Invoco la Sua benedizione e, io e Kate, porgiamo i dovuti rispetti.

    Thoams Evans

  6. Lo que ha sucedido es todo un ejemplo de corrección, por parte de laicos, a la misericorditis, que puede y deber ser corregida de todos y cada uno de sus macro errores, por llamarlos de alguna manera, por los cardenales, tan timoratos en general, por miedo a no se sabe qué. Más miedo tienen más se envalentona el misericordítico.

  7. Paglia y Francisco se han visto obligados a rectificar, gracias a oraciones y movilizaciones, pero queda un regusto amargo, muy amargo, pues se ha visto en qué dirección va la misericorditis si no la corregimos. Ya no dicen, afortunadamente, que estemos ante encarnizamiento terapéutico sino ante la atención primordial de necesidades vitales, como alimentación, hidratación y respiración. Parece ser que en la rectificación ha tenido un papel relevante la secretaría de Estado. http://www.lanuovabq.it/it/il-vaticano-si-muove-ma-a-liverpool-e-uno-scandalo

  8. Qué grande es el Señor, sólo Dios puede lo que a través de vosotros está realizando… Gracias Vicente y todo el grupo que habéis hecho posible esta movilización, con unos pocos justos se salva la ciudad. Dios salve a Alfie y a la humanidad. ¡Un abrazo!

  9. Muchísimas gracias, Vicente, por el seguimiento que ha tenido la Vigilia, gracias a tu enorme blog.
    Que Dios te lo pague. Quien iba a pensar que lo que empezó como una iniciativa de siete personas, a caballo entre Pamplona y Valencia, iba a llegar, gracias a tu blog, a todo el mundo.
    !Hasta el cielo no paramos!

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