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Parolin: ‘La paz es una prioridad clara e imperativa’
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Parolin: ‘La paz es una prioridad clara e imperativa’

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12 agosto, 2017

El secretario de Estado del Vaticano habla de los conflictos en varias regiones del mundo y de la necesidad y urgencia de buscar la paz en una entrevista con Corriere della Sera. 

(Zenit)– “En este momento histórico, en el que vemos un aumento de las tensiones y los conflictos en diversas partes del mundo, la paz es para Francisco y para mí personalmente una prioridad clara e imperativa”, son palabras del Cardenal Pietro Parolin, Secretario de Estado del Vaticano.

Mons. Pietro Parolin viajará a Moscú del 20 al 24 de agosto de 2017, con el objetivo de encontrarse con Vladimir Putin, presidente de Rusia, y el patriarca Kirill, de la Iglesia Ortodoxa de Rusia.

El Cardenal Mons. Parolin dialogará con el presidente Putin prioritariamente sobre la búsqueda del “diálogo”, la “paz” y el “bien común”, así lo ha expresado el prelado en el diario italiano Corriere della Sera.

Las situaciones actuales en Oriente Medio y Siria, o en Ucrania y los conflictos en varias otras regiones del mundo “están sujetas a una constante atención y preocupación de la Santa Sede”. Por lo tanto, “la necesidad y la urgencia de buscar la paz y cómo lo hacen sin duda será uno de los temas principales de las conversaciones”, asegura el Cardenal Parolin.

“La Iglesia no cesa de recordar a todos los legisladores del planeta que no pongan los intereses nacionales, o al menos particulares, por delante del bien común -no la ley de la fuerza, sino la fuerza de la ley- al desarrollo de todos el hombre y de todos los hombres, a la armonía y la cooperación entre las naciones. Y el método es siempre el diálogo”, indica el Cardenal Pietro Parolin.

Es posible que el Papa Francisco visite pronto Rusia, el Card. Parolin señala: “El propósito de mi visita va más allá de la preparación de una posible visita del Santo Padre Francisco a Rusia. Espero, sin embargo, que, con la ayuda de Dios, para ofrecer alguna contribución en esta dirección”.

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4 COMMENTS ON THIS POST To “Parolin: ‘La paz es una prioridad clara e imperativa’”

  1. Chus dice:

    ¿ La paz es la guerra sr. Parolin?
    Roma no deja de recordar a todos los legisladores que ELLA PONE en todo el mundo (Así ha sido SIEMPRE) que no le hagan NI CASO, luego a victimizarse imperialmente …
    ¿ Donde esta esa “búsqueda de la Paz” cuando ustedes mantienen a un Setién, apoyando a asesinos nacionalistas de ETA , durante 20 años? ¿ A los asesinos del IRA también los apoyaban así?

  2. Chus dice:

    ¿Buscan ustedes la paz, cual ZP, cuando mantienen obispos nacionalistas en Lérida que se burlan de la justicia “española” ( que se deja obedientemente ” burlar” ) haciendo caso omiso de las sentencias de la burlada justicia “española” (también de las vaticanas) en el caso de las obras de arte saqueadas durante la guerra civil del monasterio de Sijena en Aragón y hoy en manos de la ortodoxa y católica generalidad catalana, guardiana de la recta doctrina antigay?
    ¿ Es esto para calentar el Prusés, sr Parolin?

  3. Echenique dice:

    Interesantísimo artículo que nos presenta una realidad muy distinta de la que parece.
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    TERZA GUERRA MONDIALE/ Patto anti-Trump tra Washington e Nord Corea L’opzione militare, ha dichiarato Trump, è pronta. La giornata di ieri ha visto nuove minacce di Kim Jong-un, mentre Tokyo schiera i missili. Siamo a un passo dalla guerra? ANDREW SPANNAUS 12 AGOSTO 2017 – AGG. 12 AGOSTO 2017, 14.38 INT. ANDREW SPANNAUS
    La portaerei americana G. Bush (LaPresse)La portaerei americana G. Bush (LaPresse)

    TERZA GUERRA MONDIALE. L’opzione militare, ha dichiarato Trump, è pronta. La giornata di ieri ha visto nuove minacce di Kim Jong-un (“cancelleremo gli Usa”) alle quali ha prontamente risposto a tono il presidente americano, mentre la Russia ha rafforzato le sue difese aeree nelle regioni orientali e il Giappone ha schierato missili intercettori. Dietro le quinte, l’amministrazione americana è tuttavia ancora impegnata nello scongiurare il ricorso alle armi. Per Andrew Spannaus, giornalista e analista americano, la Nord Corea non attaccherà Guam, limitandosi ad una ennesima azione “dimostrativa”. La crisi nordcoreana tuttavia, oltre a segnare una parziale vittoria del fronte anti-Trump a Washington, avrà conseguenze politiche anche per la leadership del presidente.

    Kim Jong-un ha minacciato Guam: entro Ferragosto intende colpire un punto a 30-40 km dall’isola. Se non lo fa, perde la faccia. Qual è la sua previsione?

    Kim non attaccherà gli Stati Uniti: sarebbe un atto di guerra che decreta la fine stessa della Nord Corea. A Pyongyang lo sanno. Il dittatore sta probabilmente preparando l’ennesima azione dimostrativa, che sarà più vicina al limite dell’accettabile di quelle che l’hanno preceduta.

    Perché si è arrivati a questo?

    La settimana scorsa sono state varate nuove sanzioni che colpiscono non solo la Russia, prima destinataria del provvedimento, ma anche l’Iran e la Nord Corea. Le sanzioni sono state imposte a Trump, che rimane contrario e lo ha messo per iscritto in un “signing statement” in cui dice che la legge viola i suoi poteri costituzionali. Siamo in questa situazione perché nel Congresso c’è chi vuole aumentare le tensioni su più fronti, dalla Russia alla Nord Corea.

    Di chi è la regia di questa operazione?

    In prima fila c’è il senatore Lindsey Graham, falco della South Carolina che insieme a John McCain persegue lo scopo dichiarato di fermare l’apertura di Trump alla Russia. Lo stesso era accaduto sulla Siria. Graham pochi mesi fa è andato da Trump per chiedergli se voleva essere il presidente ricordato per avere permesso alla Nord Corea di minacciare gli Stati Uniti con l’atomica. E’ molto facile influenzare Trump su questo punto.

    La posizione americana in queste ore è ambivalente: va dall’ipotesi di un attacco preventivo alla volontà di percorrere la via diplomatica.

    Certamente. Il segretario di Stato Tillerson ha usato parole molto più caute e ha detto che la soluzione è solo diplomatica. Se il presidente dovesse decidere di attaccare i militari sarebbero pronti a seguirlo, anche se nell’establishment militare molto pensano che sarebbe una follia, perché si tratterebbe di una guerra preventiva contro chi non ha nessun interesse a muovere guerra agli Usa.

    Lei personalmente che cosa pensa?

    A mio avviso l’unica strada è quella diplomatica. In questo il ruolo della Cina è fondamentale. Anche Trump ne è consapevole, ma fa l’errore di credere che le minacce di questo tipo mettano più pressione a Pechino. Il meccanismo non è così lineare.

    La Cina però ha detto sì alle sanzioni. Ha davvero mollato Kim?

    Già da alcuni mesi la Cina ha fatto molti passi per allontanarsi dal suo tradizionale ruolo protettivo verso la Nord Corea, non ultimo il blocco delle importazioni di carbone. Rispetto al passato, Pechino è più disponibile a lavorare per una mediazione, a condizione che non ci sia un conflitto militare ma si cerchi una soluzione diplomatica. Da questo punto di vista, più Kim Jong-un esagera, più mette in difficoltà la Cina.

    A Washington si continua a concepire la Nato in chiave antirussa, condizionando in questo modo anche Mosca. Questa politica non favorisce indirettamente le mire della Cina nelle vecchie repubbliche ex sovietiche?

    Il problema risiede nel fatto che buona parte dell’establishment americano rimane antirusso. E’ vero, ci sono interessi diversi e contrastanti di Cina e Russia nell’Asia centrale. Tuttavia penso che dal punto di vista strategico lo scontro tra Stati Uniti e Russia tenda attualmente a compattare la linea anti-americana di Mosca e Pechino.

    Con Trump alla casa Bianca gli Stati Uniti hanno un fronte interno, quello costituito dal vecchio establishment. I vertici militari politicamente con chi stanno?

    Il mondo militare negli ultimi anni è stato più restio a seguire la politica aggressiva tendenzialmente neoconservatrice. Tuttavia l’imprevedibilità di Trump e la sua mancanza di rispetto istituzionale per certi meccanismi dell’apparato gli fa molto male nel rapporto con le istituzioni militari e di intelligence. Questi errori stanno rendendo nuovamente più coeso il fronte istituzionale, pronto a seguire più i militari che sono in politica come Mattis e McMaster (rispettivamente segretario della difesa e consigliere per la sicurezza nazionale, ndr) che non il presidente. I militari eseguiranno gli ordini, ma quanto detto incrementa la crisi di fiducia verso Trump e il suo monopolio dell’iniziativa politica potrebbe risultarne indebolito.

    La crisi nordcoreana porterà al riarmo del Giappone e ad una sua maggiore importanza nel Pacifico?

    Sì. Dentro le istituzioni americane c’è chi lavora per migliorare i rapporti tra Giappone e Cina, ma si va inevitabilmente in questa direzione.

    (Federico Ferraù)

  4. natanael dice:

    Parolín, como otros muchos en la Iglesia, parecen pelagianos con este tema de la paz. Santa María , en Fátima, lo volvió a repetir: no es posible la paz sin la conversión de los individuos y las naciones y las guerras son castigos de Dios por los pecados de la humanidad y las Naciones. Anunció y se cumplió desgraciadamente la realidad de una gran guerra, la Segunda Mundial. Y , sin entrar en grandes lucubraciones, parece claro que, comparado con la vida moral de los años 40 del siglo veinte, nuestro mundo actual no ha avanzado sino que está mucho peor. ¿Rezar por la paz? ¿No debería más bien rezarse por la conversión y hacer penitiencia tal y como se pidió en Fátima? Las peticiones , un tanto infantiles y simplistas que a veces se hacen en que todo lo debe poner Dios y nosotros seguir con nuestros pecados y maldades no son oídos. Dios colaborando con hijos mal criados ¿sera posible? Ya lo dijo muy bien el Señor por Isaias (cfr, cap 58 y 59) o en Job (36,11-12) “si hacen caso y le obedecen… si no escuchan, irán a la tumba…” y Cristo lo avisa solemnemente “si no hacéis penitencia todos perecereis igualmente” Trabajar por la paz está muy bien pero puede que en vano trabajen los albañiles porque no está el Señor en medio.