Los padres de Charlie Gard anuncian su muerte: ‘Nuestro precioso bebé se ha ido’

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El bebé de once meses Charlie Gard ha fallecido a pocas semanas de cumplir su primer año. Así lo han confirmado sus padres, Connie Yates y Chris Gard, al diario Daily Mail: ‘’Nuestro precioso bebé se ha ido. Estamos muy orgullosos de ti, Charlie’’.

El pequeño, cuya historia ha conmocionado al mundo, sufría una rara enfermedad genética que le ha hecho pasar la mayor parte de su vida en el hospital. Sus progenitores han protagonizado una amarga batalla legal para intentar salvar su vida, que poco a poco se iba apagando, y han peleado hasta donde los tribunales les han permitido.

Este jueves, el Tribunal Superior de Londres les negaba la oportunidad de llevar a su bebé a casa para morir con su familia. En su lugar, fue llevado a un hospicio donde se le ha retirado la respiración artificial.

El caso de Charlie ha dado la vuelta al mundo y ha procurado que importantes mandatarios como el Papa o el presidente de EEUU, Donald Trump, le brindaran su apoyo. Pero también la gente de a pie se ha levantado para respaldar a los padres del pequeño. La conocida como ‘Legión Charlie’ comenzó una campaña que ha recaudado 1.35 millones de libras para costear su tratamiento.

Chris Gard y Connie Yates lucharon durante meses para poder trasladar a su hijo a Estados Unidos a fin de someterlo a un tratamiento experimental, contra el parecer del hospital londinense Great Ormond Street, que trataba al bebé.

En el momento que la justicia les permitió explorar la posibilidad de recibir tratamientos alternativos, y tras las visitas de especialistas de distintos países, ya era demasiado tarde.

El pasado lunes, Gard y Yates anunciaron que abandonaban el pulso con la justicia para llevar a Charlie a EEUU al considerar que la salud del bebé se había deteriorado hasta llegar a “un punto de no retorno” y solicitaron al juez poder llevarlo al hogar familiar antes de que el bebé muriera.

Finalmente, la pareja aceptó la alternativa sugerida por el hospital Great Ormond Street, que consideraba esa opción inviable por motivos prácticos, y el niño fue trasladado a otro centro especializado en cuidados paliativos, no identificado, donde se le ha desconectado de los aparatos que le mantenían con vida.

Descanse En Paz Charlie Gard

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Comentarios
12 comentarios en “Los padres de Charlie Gard anuncian su muerte: ‘Nuestro precioso bebé se ha ido’
  1. Querido Charlie, ahora estás ya contemplando el rostro del Señor de la misericordia… Estoy triste por ti y por tus padres, pero ahora tienes el poder de interceder por ellos y por nosotros en el cielo.

    Dios bendiga a tus valerosos padres querido bebé.

    Adiós Charlie!

  2. Il giudice Francis

    Salvato in: Blog scritto da Aldo Maria Valli
    ̶ Benvenuto, giudice Francis.

    ̶ Grazie, Signore.

    ̶ Lei sa dove si trova?

    ̶ Beh, ecco, a dire il vero… Mi sembra un tribunale…

    ̶ In termini terreni, in effetti, è qualcosa di simile. Diciamo che qui noi valutiamo, giudichiamo. Mi capisce, giudice Francis?

    ̶ Credo di sì, Signore. Anche se mi sento un po’ confuso.

    ̶ È comprensibile. Dopo tutto lei è morto pochi istanti fa, ed ora eccola qui, davanti a noi. Per il giudizio. Tutti, a dire il vero, si sentono alquanto confusi in queste circostanze.

    ̶ Sì, io… ecco, io… non pensavo, non immaginavo…

    ̶ Che cosa, giudice Francis?

    ̶ Non immaginavo, beh, sì, insomma, che ci fosse veramente, questa cosa… questa cosa del giudizio. Laggiù, sulla terra, si diceva che fossero concetti al quanto superati, inconcepibili, se mi è concesso…

    ̶ Quindi lei è sorpreso, giudice Francis?

    ̶ Sì, decisamente…

    ̶ Eppure lei è un giudice, per tutta la vita non ha fatto che valutare i comportamenti dei suoi simili. Non dovrebbe stupirsi di trovarsi qui, in una situazione come questa.

    ̶ Beh, ecco, Signore, non è tanto la situazione, quanto che… insomma… laggiù si diceva: o lassù non c’è niente oppure, se qualcuno c’è, non può che essere buono, comprensivo. Se posso essere sincero, Signore, al giudizio, a questo tipo di giudizio, proprio non pensavo.

    ̶ Capisco. Ma ora veniamo a noi. Mi permetta, prima di tutto, una verifica di ordine, diciamo così, un po’ burocratico.

    ̶ Prego.

    ̶ Nome, professione, nazionalità ed età, per favore.

    ̶ Nicholas Francis, magistrato, suddito di sua maestà britannica, novantanove anni e due mesi.

    ̶ Bene. Giudice Francis. Non starò a ripercorrere in dettaglio l’intera sua vita, che è stata lunga, a quanto vedo. Mi limito a osservare che per tutti lei è sempre stato un giudice alquanto oculato, un professionista preparato ma soprattutto uomo giusto, si direbbe.

    ̶ Grazie, Signore.

    ̶ D’altra parte, se queste non fossero state le sue peculiarità lei certamente non avrebbe potuto far parte della Suprema Corte britannica, tribunale alquanto prestigioso.

    ̶ Già, già…

    ̶ Dunque, giudice Francis, andrò dritto al punto. «Child best interest». Che cosa le dicono questa parole?

    ̶ …

    ̶ Nulla?

    ̶ Così, di primo acchito, nulla di particolare, Signore.

    ̶ Le darò un aiuto. È una formula. Il criterio a cui si attenne la Suprema Corte a proposito di un caso che fece scalpore.

    ̶ Non credo di ricordare, signore.

    ̶ In effetti in termini terreni stiamo parlando di molti anni fa. Per aiutarla le darò un nome: Charlie Gard. Le dice niente, giudice Francis?

    ̶ Ah sì, certo, ora ricordo: il caso Charlie Gard. Alquanto complesso, e doloroso, devo dire.

    ̶ Infatti. Ma io non lo chiamerei «un caso». Charlie era un bambino, una persona. Correva l’anno 2017 e lei, giudice Francis, si trovò a dover esprimere un giudizio su questo bimbo affetto da una rarissima malattia encefalica.

    ̶ Sì, è così.

    ̶ E quale fu il suo giudizio?

    ̶ Sia pure a malincuore, dovetti concludere che per il piccolo Charlie non c’era speranza. Nessuna cura avrebbe potuto salvarlo. Andare avanti con le terapie avrebbe soltanto aumentato la sua sofferenza. Per questo parlammo di «child best interest», ovvero il miglior interesse per il bambino.

    ̶ E di qui, giudice Francis, la vostra decisione di decretare la sospensione delle cure, dico bene?

    ̶ Sì, è così, Signore. Il diritto alla vita non può essere imposto a un essere vivente al prezzo di unitili sofferenze. Anche se l’essere vivente in questione ha solo dieci mesi. Si tratterebbe di accanimento terapeutico.

    ̶ Tuttavia, giudice Francis, mi risulta che i genitori di Charlie, Chris e Connie, avessero individuato una possibilità: una cura sperimentale negli Stati Uniti, e avevano anche raccolto il denaro necessario per il viaggio.

    ̶ Sì, confermo. Ma ritenni quella possibilità del tutto illusoria.

    ̶ Giudice Francis, posso farle una domanda?

    ̶ Certo, Signore.

    ̶ Lei vide Charlie?

    ̶ Sì, lo vidi, Signore. Mi recai al Great Ormond Hospital di Londra e fu proprio lì che ne constatai le condizioni cliniche irrecuperabili.

    ̶ Irrecuperabili, dice lei.

    ̶ Certo, irrecuperabili. Alla luce della scienza medica dell’epoca, s’intende. Parliamo di più di trent’anni fa, se non ricordo male.

    ̶ E i genitori che cosa le dissero?

    ̶ Beh, ecco, loro… loro non volevano arrendersi, Signore. Nonostante il verdetto dei medici, coltivavano la speranza di salvare il bambino con quella cura negli Stati Uniti.

    ̶ Dunque una speranza c’era…

    ̶ C’era solo per i genitori, ma non per i medici, purtroppo.

    ̶ Eppure, giudice Francis, risulta che anche altre persone coltivassero qualche speranza. Un ospedale di Roma, per esempio, si disse disponibile ad accogliere Charlie.

    ̶ Sì, è così, ma a Londra furono constatate le condizioni cliniche irrecuperabili ed io mi basai su quella valutazione.

    ̶ La scienza prima di tutto, non è vero?

    ̶ La scienza e le leggi. Che cos’altro?

    ̶ Mai sentito parlare di miracoli, per esempio?

    ̶ Andiamo, Signore, con tutto il rispetto. Laggiù… ecco… noi… io non credevo ai miracoli, e di certo non potevo fondare le mie valutazioni su speranze immotivate.

    ̶ Ma il bambino, giudice Francis, non le apparteneva: non era sua la vita del piccolo Charlie. Potrei dire che era mia, ma ora non voglio entrare in polemica. Una cosa è certa: i genitori avevano il diritto di coltivare la speranza. O no?

    ̶ Vede, Signore, noi non dovevamo occuparci del diritto di coltivare la speranza, ma delle condizioni oggettive del bambino, e su quelle ci basammo. Per esercitare la nostra giurisdizione abbiamo… avevamo bisogno di dati certi.

    ̶ Dunque, secondo lei è naturale che un tribunale statale, come la Suprema Corte, decida la sorte di una vita. Ed è naturale che il parere di tale organismo abbia la precedenza sulla volontà dei genitori.

    ̶ Vede, Signore, i genitori possono agire in modo irrazionale. Per questo ci siamo noi, noi giudici: è una questione di oggettività, di logica, direi.

    ̶ Di logica, dice lei. E l’amore? Perché non ha lasciato spazio all’amore dei genitori?

    ̶ Amore? Ma tutto sarebbe stato inutile!

    ̶ Giudice Francis, lasci che le spieghi. Io qui accolgo molte persone, moltissime, ogni santo giorno, se mi passa la battuta. E sapesse quanti racconti mi fanno. Se lei potesse ascoltarli, si renderebbe conto di un fatto incontestabile: ciò che muove il mondo non è la scienza. E non sono nemmeno i codici escogitati dall’uomo. Certo, questi strumenti sono importanti. Ma il vero motore di tutto quanto è l’amore, è la dedizione che nasce dall’amore, è lo spirito di sacrificio motivato dall’amore. Ecco che cosa permette alle persone di andare avanti, di superare ostacoli apparentemente insuperabili. Ha mai considerato le cose da questo punto di vista?

    ̶ Non so, non saprei… Non era questo il mio compito…

    ̶ Ora, giudice Francis, risponda a questa domanda: perché non ha autorizzato la cura sperimentale negli Stati Uniti? Perché, a causa della sua opposizione, ha lasciato trascorrere tempo prezioso, impedendo di fatto ai genitori di Charlie di coltivare un’ultima speranza?

    ̶ L’ho già detto, Signore: perché tutto sarebbe stato inutile! In questi casi parliamo… parlavamo di accanimento terapeutico.

    ̶ E non ha mai pensato che lei si opponeva all’accanimento terapeutico in nome di un altro accanimento, che potremmo chiamare accanimento giudiziario?

    ̶ No, non l’ho mai pensato.

    ̶ Ora sia sincero, giudice Francis. Guardi dentro se stesso. Che cosa voleva, veramente? Forse lei voleva essere Me?

    ̶ Ma io… ecco, io…

    ̶ Ci pensi. Dall’alto del suo scranno poteva decidere i destini delle persone. E nel caso del piccolo Charlie pensò davvero di avere in mano la sua vita. Per questo non si aprì alla speranza alimentata dall’amore. Pensò di essere Dio!

    ̶ Signore, io… io…

    ̶ Giudice Francis, vedo che una lacrima sta spuntando dai suoi occhi. Qui succede spesso. Ed è già qualcosa. Ma Io devo giudicare. E siccome lei è un giudice le chiedo un aiuto: lei come si giudicherebbe? E come chiamerebbe il suo peccato?

    ̶ Non lo so Signore, non me lo chieda. Sono troppo confuso.

    ̶ Bene, l’aiuterò. Pretesa di onnipotenza. Ecco il nome del suo peccato. Lei pensava di essere onnipotente. Non è così? Riteneva di essere al di sopra di tutti e di tutto, perfino dell’amore. Peccato comune, devo dire, ma non per questo meno grave.

    ̶ Dunque, per me è la condanna?

    ̶ Vede, giudice Francis, se Io qui valutassi esclusivamente in base alla logica terrena, quella che lei teneva in così grande considerazione, sarebbe inevitabile applicare nei cuoi confronti una pena pesante. Ma la mia valutazione non è ancora terminata.

    ̶ Non credo di capire…

    ̶ Voglio dire che con il suo atteggiamento lei ha negato un posto all’amore, ma anche alla speranza, che con l’amore ha strettamente a che fare. E non lasciare spazio alla speranza, giudice Francis, è un peccato ancora più grave.

    ̶ Ma io… il mio dovere era…

    ̶ Lo so, lo so, il suo dovere era giudicare in base ai codici e alla scienza.

    ̶ Esatto, Signore.

    ̶ Ma credo di averle spiegato a sufficienza che c’è dell’altro, c’è ben altro. Mi segue?

    ̶ Le confesso che faccio fatica, Signore.

    ̶ Posso capirla. Ma ora, giudice Francis, guardi, guardi qui. Venga, venga. Dalla mia posizione può dare un’occhiata giù, sulla terra. Ecco, così. Li vede quei due anziani genitori? Li vede bene?

    ̶ Sì Signore.

    ̶ Lo sa chi sono?

    ̶ No Signore, non lo so.

    ̶ Sono Chris Gard e Connie Yates, i genitori di Charlie.

    ̶ Oh!

    ̶ Sono cambiati, non è vero? Dopo tanti anni. Comunque, sa che cosa stanno facendo?

    ̶ No.

    ̶ Li guardi bene.

    ̶ Mi sembrano… mi sembrano, ecco… in raccoglimento.

    ̶ Stanno pregando, giudice Francis. E sa per chi?

    ̶ Per il loro Charlie, immagino.

    ̶ Certamente. Ma non solo per lui. Stanno pregando anche per tutte le persone, come medici e magistrati, che non consentirono loro di coltivare la speranza. Stanno pregando anche per lei, giudice Francis.

    ̶ Per me?

    ̶ Certo! Ed è proprio grazie alle loro preghiere che lei, giudice Francis, ora avrà la possibilità di riflettere sulla forza dell’amore.

    ̶ Signore, non so che dire. Mi sento così confuso… Grazie…

    ̶ Non deve ringraziare Me, ma loro: Chris e Connie. E anche Charlie.

    ̶ Charlie?

    ̶ Sì! Anche Charlie, da quando è arrivato qui, non ha fatto che pregare per lei, oltre che per tanti altri, s’intende. E le preghiere di un bambino, glielo posso assicurare, sono potentissime.

    ̶ È incredibile!

    ̶ Incredibile! Ecco la parola che volevo sentirle pronunciare. Forse incomincia a capire.

    ̶ Signore, in realtà non capisco. Le ripeto che mi sento tanto confuso…

    ̶ Comprensibile. Ma lasci che le ponga un’ultima domanda: quando di fatto impedì ai coniugi Gard di coltivare la speranza, come si sentì?

    ̶ Come mi sentii?

    ̶ Sì, dentro il suo cuore. Che cosa avvertì?

    ̶ Pensai di aver fatto il mio dovere.

    ̶ Giudice Francis, non le ho chiesto di dirmi che cosa pensò. Voglio sapere che cosa avvertì nel profondo del suo cuore. Perché anche i giudici della Suprema Corte, in fondo, hanno un cuore, o sbaglio?

    ̶ Beh, ecco… Io mi sentii… come dire? Triste. Ecco, sì: direi così: provai tristezza.

    ̶ Perché?

    ̶ Per quel bambino, per i suoi genitori, per quel dolore.

    ̶ E basta?

    ̶ E poi, forse.. anche… anche per me.

    ̶ Anche per lei, giudice Francis?

    ̶ Sì.

    ̶ E perché?

    ̶ Perché fu come se… come se…

    ̶ Avanti, giudice Francis, non abbia paura.

    ̶ Fu come se avesse vinto la morte. Come se la morte avesse avuto la meglio sulla vita.

    ̶ Giudice Francis, la ringrazio. Ora può accomodarsi.

    ̶ E… e il giudizio, Signore?

    ̶ Oh, per quello c’è tempo. Ne abbiamo tanto, qui. Intanto le consiglio di meditare. Gli argomenti non mancano, mi sembra.

    ̶ Certo, Signore. Grazie, Signore.

    ̶ Non c’è di che. Avanti un altro!

    Aldo Maria Valli

  3. Pequeño y querido Charlie: Te has ido hacia la eternidad con el alma blanca, sin manchártela con las cosas de este mundo. Te has ido sin conocer la debilidad y la pequeñez del ser humano. Naciste enfermo, pero Dios te ha amado tanto que te regala el cielo. No tendrás que luchar contra el mal. Mueres inocente y limpio. Junto a Dios, ya serás eternamente feliz y un día, tus padres , que han dado al mundo entero un ejemplo de amor y de servicio a la vida, se reunirán contigo para siempre. Adios Charlie y gracias.

  4. Precioso comentario Mari a R. .
    Con Dios está sin duda, como con Dios estaba. Nos deja muchas testimonios y semillas valiosas.
    Tal vez se trate del martir mas joven de la historia.

  5. A Dio piccolo Charlie: il nuovo Stato eugenetico ha deciso che è legale uccidere un disabile
    di Ermes Dovico
    28-07-2017 AA+A++

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    Sta già contemplando la gloria di Dio e prega per noi dall’alto dei cieli il nostro angelo Charlie Gard, che ha combattuto per più di undici mesi su questa terra prima che un’umanità spietata gli staccasse la ventilazione, perché convinta che la sua vita da disabile non fosse degna di essere vissuta. Morto per mancanza di ossigeno, soffocato nel lettino di un hospice lontano da casa, perché quell’umanità spietata ci ha raccontato per mesi che fosse giusto così, andarsene “con dignità” e “nel suo miglior interesse”. Morto di venerdì come un piccolo Gesù, condannato da un gruppo di dirigenti e medici di ospedale che hanno tradito la loro vocazione e da giudici che si credono padreterni.

    Il nostro angelo Charlie è stato accolto nel Regno di Dio dalla Madre celeste e adesso starà pregando con lei per il conforto di mamma Connie e papà Chris, che se lo sono visti strappare via da uno Stato ormai totalitario di cui solo gli stolti non si rendono conto, e per la conversione di quei cuori induriti che lo hanno ucciso. Ha già realizzato tutto il male che gli è stato fatto in questi undici mesi, ha già perdonato i suoi carnefici e con i santi prega perché non si perdano e perché quello che è stato fatto a lui non venga fatto più a nessun altro bambino. A nessun altro essere umano.

    “Il nostro meraviglioso piccolo se n’è andato. Siamo fieri di te”, hanno comunicato i genitori nel tardo pomeriggio di ieri. A Connie e Chris non è stato concesso nemmeno il tempo richiesto per poter salutare il figlio: avevano domandato alcuni giorni da trascorrere con Charlie in pace, per quanto possibile in una situazione del genere. Si è invece svolta nel giro di poche ore tutta la procedura di morte con il distacco della ventilazione, se consideriamo che l’ordine per il definitivo trasferimento all’hospice è stato pubblicato giovedì pomeriggio e la comunicazione della morte del bimbo è arrivata ieri. Né sul tempo né sul luogo dell’addio al figlio è stata soddisfatta la volontà dei genitori, che avevano chiesto di poterlo portare a casa.

    Come abbiamo raccontato, anche quest’ultimo desiderio è stato contrastato in modo ostinato e con pretesti oltre la soglia del ridicolo dal Gosh, puntualmente appoggiato dal giudice Nicholas Francis.
    Avrebbe festeggiato il suo primo compleanno il 4 agosto. Ma la cultura eugenetica di cui è intriso il potere che oggi governa il Regno Unito e l’Occidente non ha voluto aspettare quella data, forse perché ogni giorno in più di vita ne svelava le menzogne su tutti i fronti (antropologici, comunicativi, giuridici, medici, morali), perché Charlie era diventato un simbolo troppo scomodo, capace di suscitare una commovente mobilitazione di popolo, sempre più consapevole degli orrori che vengono commessi sull’umanità più fragile.

    Un piccolo gregge, sì, ma che è riuscito a ritardare l’esecuzione della condanna a morte, coinvolgendo personalità politiche e religiose, dal presidente Trump a papa Francesco. Un piccolo gregge per il quale Charlie è un simbolo scolpito nei cuori, perché è chiaro che la deriva è in atto e va fermata.
    È stato stabilito per sentenza in un Paese del nostro continente, con l’avallo della sedicente Corte europea dei diritti dell’uomo, che è legale togliere una cura di base a un malato grave. È legale uccidere un bambino disabile.

    È stato stabilito per sentenza, ma il caso di Charlie ha reso evidente come questa pratica sia già diffusa da tempo nel Regno Unito e solo la ribellione dei genitori ha consentito di portare alla luce questo sistema aberrante. Che questo sistema sia ormai considerato normale dal potere lo conferma la sentenza del 24 luglio a firma di Francis (vedi il punto 18 dove il giudice cerca di confutare l’idea che il bimbo sia stato prigioniero del servizio sanitario britannico, come invece è di fatto avvenuto). A maggior ragione, dopo questa vicenda nessun malato può sentirsi al sicuro. Siamo arrivati all’assurdo di dover adire dei tribunali per decidere sul diritto alla vita di un essere umano. E non solo: questi tribunali – per l’esattezza quattro, uno dopo l’altro – hanno deciso che fosse lecito uccidere. Mascherando il tutto con i termini “qualità della vita”, “miglior interesse”, “dignità nel morire”.
    Ripercorriamo in sintesi le tappe di questa assurda vicenda.

    LE TAPPE PRINCIPALI
    Dopo otto settimane di vita, Charlie viene ricoverato perché colpito da sindrome di deplezione del DNA mitocondriale, una patologia rarissima che toglie energia ai muscoli e ad alcuni organi. A novembre il comitato etico del Great Ormond Street Hospital decide di non eseguire la tracheostomia (che si pratica nella prospettiva di una ventilazione di lungo periodo) perché giudica la sua “qualità di vita” troppo bassa. I genitori, nel frattempo, iniziano a prendere autonomamente contatti con esperti di patologie mitocondriali, come il neurologo Michio Hirano che si dice disponibile a tentare un trattamento sperimentale su Charlie. Il team medico del Gosh conosceva già Hirano, ma non si era premurato di prospettare questa possibilità alla famiglia. Solo dopo le continue sollecitazioni di Connie e Chris, il Gosh avvia le pratiche per il trattamento sperimentale; ma a gennaio blocca tutto, perché una nuova risonanza magnetica mostrerebbe una situazione peggiorata. Dagli Stati Uniti il dottor Hirano spiega che è giusto tentare comunque, perché la terapia a base di deossinucleotidi può far migliorare Charlie. Intanto, i genitori avviano una raccolta fondi, che arriverà a raccogliere oltre 1,3 milioni di sterline da più di 83 mila donatori. Ma il Gosh non ne vuole sapere, insiste che “il miglior interesse” per Charlie è il distacco della ventilazione. Nasce una battaglia legale tra l’ospedale e i genitori.

    3 marzo 2017. Il giudice Nicholas Francis inizia ad analizzare il caso all’Alta Corte di Londra. Viene creato un conflitto inesistente tra gli interessi di Charlie e quelli dei genitori, perché si assume che il miglior interesse del bimbo sia morire, mentre Connie e Chris vogliono dargli una chance e tentare il trattamento sperimentale. Per rappresentare gli interessi di Charlie nel procedimento, a discapito della famiglia, viene così nominato un tutore (il cui nome rimane riservato). Legale del tutore è Victoria Butler-Cole, presidente di Compassion in Dying, un’organizzazione che si batte per l’eutanasia: il tutore, per inciso, dovrebbe essere “indipendente”.
    11 aprile. Vince la linea del Gosh e del tutore, che chiedono insieme il distacco della ventilazione, secondo un copione che si ripeterà in tutte le successive udienze. Il giudice Francis stabilisce che è legale e nel miglior interesse di Charlie staccare il supporto vitale e proseguire con le sole cure palliative.
    25 maggio. Dopo il ricorso presentato dai genitori, tre giudici della Corte d’Appello confermano all’unanimità la sentenza di primo grado.
    8 giugno. La Corte Suprema, presieduta da Brenda Hale, non concede nemmeno un’udienza completa per la revisione del processo, avallando le prime due sentenze.
    27 giugno. La Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel frattempo aveva ricevuto il ricorso dei genitori di Charlie, lo rigetta dichiarandolo “inammissibile”.
    7 luglio. Dopo la mobilitazione internazionale (italiana in particolare) e dopo i messaggi di sostegno di papa Francesco, del presidente Trump e di altre personalità, l’ospedale pediatrico Bambin Gesù invia al Gosh un protocollo di cura sperimentale firmato da sette esperti di patologie mitocondriali, tra cui lo statunitense Michio Hirano e l’italiano Enrico Silvio Bertini. Il Gosh, su pressante richiesta dei genitori, chiede al giudice Francis di rianalizzare il caso alla luce delle nuove evidenze riportate nel protocollo.
    17-18 luglio. Hirano e Bertini a Londra per visitare Charlie.
    24 luglio. Si è perso troppo tempo per tentare il trattamento e i genitori ritirano la loro richiesta. Il giudice Francis conferma la sentenza dell’11 aprile.
    25-27 luglio. I genitori chiedono come ultimo desiderio di poter portare Charlie a casa, per trascorrere alcuni giorni insieme (il loro avvocato Grant Armstrong parla di circa una settimana). Il Gosh si oppone sia riguardo al luogo che al tempo richiesto dalla famiglia: il giudice Francis asseconda per l’ennesima volta la linea dell’ospedale.

    QUALITÀ DELLA VITA
    Questo dramma mostra a quali aberrazioni portano le leggi contro la vita e la famiglia. L’uccisione di Charlie è stata decretata in nome della “qualità della vita”, l’eufemismo contemporaneo corrispondente all’idea delle “vite indegne di essere vissute”, coniata tempo addietro dai cultori dell’eugenetica di origine specialmente anglosassone e che trovò una delle sue massime applicazioni nel T4, il programma di eutanasia nazista. Apriamo gli occhi.

  6. Ya estás en el Cielo,querido Charlie. Intercede por nosotros y por éste mundo cobarde y avaro que te ha dejado morir. Descansa en paz,corazón.

  7. Echenique, perdona, pero no entiendo por qué nos pones textos en italiano que no comprendemos. En fin…
    Pequeño Charlie marchó y cuando llegó ante la Presencia de Dios le dijo: » Oh, Papá grande, yo soy pequeño y no sé muy bien qué ha pasado, pero habían dos caritas llenas de amor que me cuidaron allá abajo. Cuídate Tú que eres tan grande y poderoso de ellos, hasta que puedan venir aquí, con nosotros.» Y Papá Dios le sonrió y asintió, cogiéndolo en brazos. En sus brazos poderosos. Amén.

  8. Charlie fue asesinado quitándole el respirador, porque un juez dijo que su vida no merecía ser vivida porque estaba enfermo.

    El Resumen de la sentencia es: Condena a muerte porque es enfermo incurable. Nada de esperar a la muerte natural. Su vida es indigna porque necesita un respirador, y un tubo con alimentación e hidratación.

    Desde hoy todo incapacitado tiene la guillotina en el cuello. La Oscura eutanasia ha logrado imponerse aún sobre un bebé. Que quedará para los viejos???

    Recemos mucho por esta sociedad donde los gobiernos y poderosos han elegido e imponen la cultura de la muerte.
    Donde el aborto, la eutanasia y las aberraciones que sustituyen a las familias normales, son la ley y la prioridad de hombres sin Dios, que juegan a ser dioses.

    Que nuestra Señora de Fátima interceda por la conversión de este mundo, para que la oscuridad se corra frente a la luz que nació en Belén.

    El pequeño Charlie por acción del mal fue asesinado, pero no pueden asesinar su alma, y él también rogará por nosotros desde el Cielo junto a Dios nuestro Señor.

  9. Al pequeño Charlie le han aplicado la eutanasia. Así de sencillo, así de miserable, con aprobación de tanto órgano eclesial. La eutanasia va entrando en la Iglesia y no sólo gracias a Paglia. Así es la nueva y caduca iglesia de la misericorditis. Lo copio de un artículo en la Bússola Quotidiana, de Riccardo Cascioli.
    Vescovi inglesi, Avvenire, D’Agostino, Paglia: Charlie ci fa scoprire la via cattolica all’eutanasia
    di Renzo Puccetti e Riccardo Cascioli
    30-07-2017 AA+A++
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    Il caso Charlie ha fatto emergere con chiarezza che oggi domina anche nel mondo cattolico una cultura favorevole all’eutanasia. Se il professor D’Agostino ridefinisce il concetto di accanimento terapeutico ed eutanasia, monsignor Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, chiede solo di evitare conflitti. E mentre il cardinale Nichols ringrazia i medici che hanno ucciso Charlie, Avvenire scandalizza i lettori negando l’evidenza di quanto accaduto. A breve aspettiamoci che venga condannata la battaglia sostenuta per tentare di salvare Eluana Englaro.

    – D’AGOSTINO CHOC SU RAI UNO: CHARLIE DOVEVA MORIRE
    di Renzo Puccetti
    Incredibili dichiarazioni a Rai Uno del professor Francesco D’Agostino, già presidente del Comitato Nazionale di Bioetica e presidente dei Giuristi Cattolici. In base alla sua definizione di accanimento terapeutico e di eutanasia bisognerebbe sospendere qualsiasi supporto vitale ed eliminare una parte consistente della popolazione. Una garanzia per la Pontificia Accademia per la Vita, di cui è stato nominato membro ordinario.

    – AVVENIRE, PAGLIA, VESCOVI INGLESI: NON C’È PIU’ VITA
    di Riccardo Cascioli
    Clamorosa inversione a U di Avvenire, secondo cui Charlie è «stato ucciso da un male inesorabile», ma anche monsignor Paglia e il cardinale inglese Nichols si schierano dalla parte dei medici. L’importante è il dialogo ed evitare conflitti. A breve ci diranno che la battaglia per salvare Eluana Englaro era tutta sbagliata.

  10. COMPLETAMENTE DE ACUERDO CON LO QUE DICE AMIGO DE LA FE. QUE DIOS NOS COJA CONFESADOS A TODOS Y BENDIGA A LAS PERSONAS BUENAS. QUE REGALO TAN GRANDE ES SER CRISTIANO. LEER OPINIONES COMO ESTA, ME HACE SENTIR QUE NO TODO ESTA PERDIDO EN ESTE PERDIDO MUNDO.

  11. Feliz cumpleaños, tesoro. No te olvidaremos ni tampoco todo lo que nos enseñaste. Hoy estás celebrando tu primer cumpleaños con los ángeles.

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